Poi, ho smesso

Descrizione

Quando “nel mezzo del cammin della propria vita ci si ritrova per una selva oscura ché la diritta via era smarrita” è un buon momento per capire cosa si vuole dal proprio futuro. Ed è in uno di questi momenti che la protagonista si ferma un istante a riflettere sulla propria vita, comincia a prendere consapevolezza di sé e cerca di svincolarsi dalle pressioni sociali ritrovando così i suoi desideri che pian piano comincia a perseguire. Vuole ritrovare la magia di un sogno che si tramuta in realtà e rimettere equilibrio nelle amicizie. Scopre il potere del no, e di quanto a volte possa essere una parolina positiva. Così nel suo cambiamento ritrova il suo essere e l’amore.

Alla soglia della fatidica boa degli “anta” quasi tutti tendono a fare un bilancio della propria vita, ma non sempre il resoconto è positivo. E’ quanto accade alla protagonista di “Poi, ho smesso“, che, pur essendo una donna apparentemente appagata con un matrimonio lungo tre lustri contratto con il fidanzato conosciuto a sedici anni, il lavoro avviato in uno studio legale e le agevolazioni della figlia unica di famiglia borghese (figlia di figli unici) si accorge in realtà di aver sbagliato quasi tutto.

Il racconto, tratteggiato con pennellate sicure e azzeccate descrizioni (da rilevare l’amore autentico che l’autrice, veneta, nutre per la Puglia, di cui si decantano colori e sapori con sincera partecipazione), copre un arco temporale di un anno, quello che precede il quarantesimo compleanno di Sofia.

La scrittrice verga con piglio sicuro i vari capitoli suddivisi in mesi, ciascuno dei quali segna un tassello nella progressiva rinascita spirituale della Green, forte di una ottima padronanza del testo scritto. Memorabili e adeguati gli aggettivi attribuiti a ciascun personaggio affacciatosi nella vita della protagonista, a ciascun luogo frequentato da lei, ai suoi stati d’animo.

Il lettore è guidato passo passo dalla protagonista nel suo cammino e impara a conoscerne le amicizie, le relazioni, i sentimenti più reconditi.

Forse è da rimproverare alla Green un’eccessiva tendenza al manicheismo più spicciolo: il marito è delineato marcatamente al negativo, sembra un uomo totalmente privo di pregi, mentre altri personaggi incontrati sono al contrario fondamentalmente e quasi esclusivamente positivi.

Vicenda di vita, manuale sull’autoconsapevolezza, seduta di psicanalisi, “Poi, ho smesso” è questo e tanto altro, unito a una rara piacevolezza e abilità di composizione. Una buona e scorrevole lettura consigliata a chi condivide con l’autrice età e bisogno di rendicontare la propria esistenza, ma anche a chi è lontano da quella soglia perché giovane o di età non verdissima.

Recensione di Francesca Barile