Porno Bloc

Autore: Mazzoni Lorenzo

Editore:

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Giungla di cemento. Bucarest. Magnificamente orrenda. Fetida e decomposta”.

Ecco lo sfondo ideale per perdersi, per perdere di vista se stessi. Boris si è perso di vista molto tempo fa, a Brasov. Poi come un vampiro ha continuato a vagare per le strade di una città del dopo: post Ceausescu, post rivoluzione, post globalizzazione. Macerie di parole, resti di cemento, pezzi di carne ancora caldi.

Ciò che rimane di una città sventrata dalla storia è negli occhi della gente che ancora la consuma, mai sazia, assuefatta alla putrefazione che ormai impregna anche l’aria.

Solo Boris sembra rendersene conto: i suoi occhi sono saturi di merda. E’ arrabbiato Boris, incapace di sottrarsi al suo destino di vampiro assoldato dalla politica, imprigionato in un sistema di conti ancora aperti, già cadavere in una “società in decomposizione” e ormai in attesa di essere sopraffatta “da altre civiltà decomposte”.

Zoia è solo un altro pezzo del puzzle, uno dei tanti, un corpo da possedere senza metterci il cuore. Perché il cuore in certe cose non ci deve entrare, non più. Quando afferra la sua testa e spinge il sesso nella sua bocca, o quando la monta con violenza assecondando un desiderio inespresso, per Boris non c’è niente di più che un atto necessario. Ben venga l’orgasmo in tutto questo. In fondo Zoia è solo il fine e si sa che il fine giustifica i mezzi. Quelli della politica in questo caso, e Zoia colma di alcol e antidepressivi quel prezzo lo conosce bene.

Svastiche, slogan nostalgici, bandiere sporche di sangue, teste rasate. Tutto si ripete: cambiano i volti, ma le dinamiche sono sempre le stesse. “Altri e nuovi allocchi, più numerosi, rimbecilliti dal ripetersi che il Nulla è grande, che il Nulla sconfiggerà la miseria, che il Nulla darà alle persone rette il pane e la ricchezza… quanta mediocrità, dappertutto”.

Siamo a Bucarest, ma potremmo essere ovunque.

Le foto di Marco Belli e le parole di Lorenzo Mazzoni scaraventano il lettore per strada, lo lasciano lì, moribondo, dopo averlo travolto con immagini senza filtri e parole spietate: l’accostamento di fotografia e testo è un intreccio ben riuscito, febbrile.

Il lettore si muove dapprima impaurito, inesperto, tra le vie di una Bucarest che non immaginava, non così. Poi ne diventa parte, segue il protagonista nel buio di androni occupati dalla miseria, dentro locali notturni frequentati da un’umanità vinta, su per le scale di edifici – i bloc rumeni – svuotati come prostitute consumate, per poi perdere i sensi nelle stanze claustrofobiche del sesso necessario.

In questo “Porno Bloc”, alla seconda ristampa, c’è il coraggio di chi la realtà delle cose la sa guardare in faccia e ci si butta dentro senza sconti, senza schermi, senza pregiudizi.

C’è il lavoro di autori impegnati sul campo. Un libro da guardare e da leggere, da penetrare, da lasciare che accada, persi in una città in cui “non è consentito rimanere immobili” e dove “i minuti si rincorrono l’un l’altro”.

Recensione di Lucilla Parisi

 

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