Quando ero un’opera d’arte

Descrizione

Ho sempre fallito i miei suicidi”. Così inizia il romanzo. ” Per essere esatti ho sempre fallito tutto: la mia vita così come i miei suicidi”. Il personaggio che fa questo triste bilancio è sul ciglio di un burrone e sta per lanciarsi nel vuoto, quando arriva un uomo, un artista, che propone di salvargli la vita, anzi di trasformarla in una vita felice, la vita di una persona ammirata da tutti, un’opera d’arte vivente. Così il giovane disperato e l’artista eccentrico fanno un patto. L’artista, avido di scandali e notorietà, propone al giovane disperato, avido di esistere e di essere ammirato, di trasformarlo in un’opera d’arte. Il giovane accetta. In fondo, non ha nulla da perdere, se non la libertà. Diventerà lo schiavo dell’artista che potrà esibirlo in tutti i musei del mondo come sua opera d’arte.

Ci sono esseri che, di spalle, promettono un segreto. La loro nuca, i loro fianchi, le loro scapole hanno una tale presenza che ci riempiono di apprensione. Quando si girano assistiamo a un colpo di scena, con tutti i relativi rischi: rischio di esserne entusiasti, rischio di rimanerne delusi. La donna volse verso di me un viso che mi abbagliò, di un bianco miracoloso, un bianco strappato al pericolo del rosa o del beige, un bianco fragile e insostenibile, un bianco che non era solo un colore ma una consistenza dolce, morbida, aerea, farinosa”.

Questo un assaggio della prosa di Schmitt.
Se aggiungiamo una trama imprevedibile e bizzarra che indubbiamente coinvolge ed incuriosisce, arriviamo ad un otto pieno, nonostante il finale opaco.
Tazio vuole farla finita; la sua vita è davvero insignificante.
Si sente un fallito soprattutto in confronto ai suoi bellissimi fratelli, i gemelli Firelli di cui tutti parlano, le nuove star del cinema e della televisione.
Quando, però, sta per suicidarsi lanciandosi in un burrone, interviene Zeus-Peter Lama, un artista eccentrico e folle, che lo convince a non buttarsi facendogli una proposta: diventare un’opera d’arte.
Tazio accetta di buon grado. Ritiene di non aver nulla di importante da perdere, e l’idea di uscire finalmente dall’anonimato lo esalta.
Si sottopone così ad una serie di interventi chirurgici che stravolgono il suo aspetto, rendendolo in verità scomodo e mostruoso, e il successo arriva immediato. Perché oggi l’arte è anche sorpresa, stranezza, novità, a prescindere dal valore concreto di un’opera.
Adam Bis, questo il nuovo nome di Tazio, diventa un mero oggetto nelle mani di Zeus, materia prima plasmata e poi esibita, un fenomeno da baraccone ammirato solo perché legato al nome dell’artista del momento.
Provvidenziale sarà l’incontro con un anziano pittore, Hannibal.
Hannibal è povero in canna, praticamente sconosciuto ed è anche diventato cieco, eppure continua a dipingere, perché questa è la sua vita, perché l’arte per lui è vocazione.
Ad aiutarlo è la figlia Fiona, di cui Adam Bis si innamora…

Recensione di Marika Piscitelli