Questa notte mi ha aperto gli occhi

William ha poco più di vent’anni e le frustrazioni di tanti giovani: odia il suo lavoro (commesso in un negozio di dischi), la città in cui vive (Londra), e la ragazza con cui sta è molto restia a concedersi. Candido e complicato come il giovane Holden, gran tiratardi nel capire le cose del mondo, ha solo un paio di amici e divide la casa con una tipa che non incontra mai e che comunica con lui attraverso bigliettini. Il suo unico conforto è fare musica. In realtà il suo vero talento sembra essere un altro: perdere gli autobus, dire la cosa sbagliata al momento sbagliato e, soprattutto, trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una sera, infatti, assiste involontariamente a un delitto. La caccia agli assassini lo porterà a una sorprendente scoperta!

Autore: Coe Jonathan

Editore: Polillo

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

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Volete sapere perché odio tanto la musica di Andrew Lloyd Webber? Forse per la stessa ragione per cui odio Londra: perché è mediocre eppure tutti ci si fiondano come se fosse l’unica esperienza che ha qualche valore al mondo”.

E proprio uno spettacolo di Andrew Lloyd Webber chiede di vedere a teatro la bella Madeline.

William riesce a recuperare due biglietti, pagandoli un occhio, ma la serata non sarà un granché, come spesso succede.

Strano rapporto, quello con Madeline… Lui la desidera, la considera la “sua ragazza”, eppure le effusioni tra i due scarseggiano, lasciando il nostro protagonista puntualmente deluso e frustrato…

Al diavolo, pensai, e infilai il braccio sotto quello di Madeline. Come al solito, non fece resistenza, ma nemmeno mi incoraggiò. Si limitò a lasciare che il mio braccio restasse dove l’avevo messo e io non ebbi il coraggio di prenderle la mano. Erano mesi, ormai, che uscivamo insieme”.

Altro amore, altra frustrazione: la musica.

Il libro di Coe è disseminato di accordi, perché William scrive canzoni e suona con gli Alaska Factory. Anche in questo campo, purtroppo, le cose non vanno come dovrebbero… Risulta umiliante persino entrare nella sala registrazione a buon mercato dove uno scorbutico e losco individuo tratta il gruppo sempre in malo modo.

Questa è solo la base su cui si snoda l’intreccio: nella notte cui si riferisce il titolo del romanzo e che viene descritta nell’introduzione, succede  praticamente di tutto. C’è persino di mezzo un cadavere…

“Interessante”… ma non è tra le migliori opere di Coe.

Recensione di Marika Piscitelli

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  • Donna per caso

    Per Maria non c’è nulla di certo. La sua vita è una sequenza di episodi accidentali. L’amicizia di chi la circonda non la smuove, e non la smuovono neppure le reiterate offerte di matrimonio da parte di Ronny, innamorato devoto. Le piace vivere dentro i confini che certamente sente come il suo mondo ma che altrettanto sicuramente sa non essere prodotto di una “sua” precisa volontà. Si laurea, si sposa, ha un figlio e continua a non capire come di quegli eventi si possa dire “la mia vita”. Esiste un grimaldello capace di far saltare l’apparente freddezza esistenziale di Maria? O tutto è destinato a finire com’è cominciato, vale a dire “per caso”? “Donna per caso” è il primo romanzo di Jonathan Coe.

  • Expo 58

    L’Exposition Universelle et Internationale de Bruxelles del 1958 è il primo evento del genere dopo la Seconda guerra mondiale. La tensione politica tra la Nato e i paesi del blocco sovietico è al suo culmine. In piena Guerra fredda, dietro la facciata di una manifestazione che si propone di avvicinare i popoli della Terra, fervono operazioni d’intelligence in cui le grandi potenze si spiano a vicenda. Incaricato di sovrintendere alla gestione del pub Britannia nel padiglione inglese è un giovane copywriter del Central Office of Information di Londra, Thomas Foley, che si trova così catapultato al centro di un mondo d’intrighi internazionali di cui diventa un’inconsapevole pedina.

  • L’amore non guasta

    Magliette appallottolate, calzini sparsi dappertutto, letto sfatto, resti di cibo pietrificati sul tavolo, luce fioca, ragnatele agli angoli del soffitto, Jonathan Coe ci ha abituati alla contemplazione nitida e cruda di questi scorci, di queste squarci di vita incompiuta per studenti universitari. Si direbbe che per lui il momento in cui si decide il destino di un individuo non sono i primi tre o dieci anni, come suggerisce la psicoanalisi, ma quella sconfinata adolescenza e quel perpetuo fuoricorso che cominciano subito dopo aver lasciato il liceo me la famiglia; quel vegetare nel calore debole ma protettivo di un’università di provincia seguendo la trafila delle sessioni, degli esami, della laurea, di una tesi di dottorato sempre da scrivere e mai scritta. Il protagonista di questa storia si chiama Robin. Si è laureato a Cambridge ma da oltre quattro anni sta preparando il dottorato a Coventry, cittadina rasa al suolo due volte, prima delle bombe tedesche poi dall’ultra liberismo della signora Thatcher che, in queste giornate del 1986, sta dando manforte al suo amico Reagan nel bombardare la Libia. Un clima di imminente catastrofe planetaria riverbera nella vita di Robin, nel male oscuro che lo abita e che lui abita: allude a quella misteriosa tesi di dottorato di cui nessuno ha visto un rigo e ulcera il ricordo di un amore lontano e mai dichiarato che totortura come in primo giorno. In questo secondo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1987, Jonathan Coe tesse i primi fili di quell’immensa tela che sarà “l2 famiglia Wishaw”.

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