Racconti di demoni russi

Tra possessioni, sortilegi e forze impure, incubi, ossessioni, violenze e follie, la letteratura russa più di altre sembra aver subito il fascino fatale del maligno, e questa raccolta di Racconti di demoni russi ne è un’oscura testimonianza.

Autore: Tarabbia Andrea

Editore: Il Saggiatore

Autore della recensione: Gabriele Lanzi

 

Recensione

Racconti di demoni russi

Andrea Tarabbia cura questa raccolta, una sorta di antologia che raccoglie i contributi della letteratura russa (si potrebbe tranquillamente scrivere quella con la “L” maiuscola) a proposito del tema del diavolo, così come è stato raccontato e descritto, anche con riferimento alla cultura e alla tradizione popolare.

Questi Racconti di demoni russi sono suddivisi in due sezioni: la prima, “Demoni immaginari”, rappresenta una raccolta di scritti sul soprannaturale in cui queste creature sono viste come “spiritelli, demonietti innocui, dispettosi e perfino buffi”, considerato chein ambito ortodosso, non sempre la possessione demoniaca è vista come una maledizione”. Qui, tra le scelte di Tarabbia, è possibile trovare celeberrimi autori tra cui Gogol’ con il racconto intitolato “Il Vij“, termine che si rifà al folklore popolare e che designa il cosiddetto capo degli gnomi, Bulgakov con il famoso episodio tratto dal “Maestro e Margherita” e la descrizione del gran ballo di Satana e delle pittoresche creature che lo popolano, e anche Puskin con uno stralcio tratto da “Scena del Faust” che riporta un dialogo stimolante tra Faust stesso e Mefistofele.

La seconda sezione invece, denominata “Demoni reali”, intende approfondire quel territorio dell’instabilità mentale che raccoglie storie di ossessioni, storture dell’animo, violenza e follia”. Tra gli autori da ricordare sicuramente Dostoevskij, con un capitolo tratto dal capolavoro I fratelli Karamazov” narrante l’episodio dell’incubo a occhi aperti di Ivan Karamazov e del suo incontro vis à vis con il diavolo, dal quale scaturiscono implicazioni di fede e filosofiche. Senza quindi dimenticare Čechov con il racconto “Il monaco nero“, che parla della follia visionaria di un illustre professore affetto da episodi di schizofrenia.

Oltre a questi, è possibile individuare tanti altri autori che nel panorama della letteratura russa – pur non risultando particolarmente conosciuti in Italia (anche per carenze di traduzioni in lingua) – rappresentano comunque testimonianze di grande valore. A titolo esemplificativo vale la pena citare Leskov con la sua “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk” , una torbida storia d’amore tra due amanti contornata da follia omicida, o ancora Garšin con il racconto “Il fiore rosso“, che descrive i patologici meccanismi mentali di un malato internato in un manicomio; ma anche Marina Cvetaeva ne “Il diavolo”, con la sua prosa brillante e ironica in cui un maligno tutt’altro che spaventoso si confonde nei giocosi ricordi d’infanzia di una bambina diventata adulta.