Un attimo, un mattino

È un lunedì mattina come tanti, sul treno che porta i pendolari da Brighton a Londra. Nei vagoni, visi assonnati, preoccupati, speranzosi. Qualcuno finisce di truccarsi, qualcuno legge, c’è chi chiacchiera e chi ascolta musica dall’iPod pensando alla giornata che lo aspetta. Per Karen e suo marito è una giornata felice: stanno andando a firmare per il mutuo della nuova casa, che accoglierà loro e i due figli. Lou, dal sedile accanto, li osserva e la loro evidente complicità la mette di buon umore, anche se prova un pizzico di invidia per quell’amore sereno e totale che a lei sembra negato. Anna, invece, qualche carrozza più in là, sogna di acquistare la giacca di cui ha visto la foto sulla rivista che sta sfogliando, e piega l’angolo della pagina per ricordarsene. È tutto normale, è tutto tranquillo… ma poi qualcosa, di colpo, rimescola le carte della vita e quel mattino come tanti diventa il punto di svolta, l’inizio di una settimana drammatica. Legate da una tragica casualità, le tre donne affronteranno insieme i giorni seguenti e troveranno nella loro amicizia la forza per superare il dolore. Insieme scopriranno che, se davvero basta un attimo perché tutto vada in frantumi, la vita non si ferma e ci chiede di tenere il passo…

Un fatto drammatico, inaspettato, e la vita di molte persone cambia improvvisamente. Il dolore deve essere affrontato, condiviso, accettato, metabolizzato.

E’ tutto qui il libro di Sarah Rayner, ma è anche molto altro. Un modo garbato, mai approssimativo, assolutamente non pesante e scontato, di rendere i diversi punti di vista; l’importanza delle relazioni nel dolore; le riflessioni che l’affrontare la morte porta con sè, sovvertendo i valori della vita che fino ad allora sono sembrati irrinunciabili; il bisogno di sapersi perdonare; la capacità di accettazione di ciascuno di noi, anche della propria diversità.

E la fine non è uno sprofondare nel dolore oscuro e negativo, ma un rinascere da quel dolore, accettandolo e facendo derivare da esso una rete di relazioni che non credevamo possibili.

L’autrice inglese rende bene, con un prosa chiara e asciutta, la complessità di un microcosmo di donne di fronte al dolore e alle incomprensioni della vita, senza mai perdere di vista la forza individuale di ciascuna di esse o quella che scaturisce dai loro rapporti. Sarà proprio la forza a permettere loro di ritrovare un equilibrio e di prendere coscienza delle vere priorità.

Recensione di Giuliana Pugno