Resistere non serve a niente

Molte inchieste ci hanno parlato della famosa “zona grigia” tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt’altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l’unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un’olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell’indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente).

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Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Il premio Strega – nella migliore delle ipotesi e ignorando le illazioni che lo vogliono, all’italiana, spartito tra le major – si configura sempre più come premio alla carriera piuttosto che come riconoscimento al libro più bello (uso semplicemente e volutamente questo termine banale: bello) del momento.

Il riconoscimento è dunque toccato, quest’anno, a Walter Siti, oltre che scrittore di romanzi, apprezzato critico e curatore delle opere complete di Pasolini.

In “Resistere non serve a niente”, Walter Siti compie un’opera meritoria: quella di criticare e smascherare i trucchi della finanza delle economie avanzate (“Siamo la vecchiaia del mondo, tutte le società in declino privilegiano la finanza“), l’economia dei derivati e delle speculazioni (“Ormai il mondo è piccolo come un pugno, il denaro ha sconfitto la geografia; in millesimi di secondo, nell’etere, si spostano capitali e si invertono fortune; un clic del mouse e sorgono palazzi di vetro in periferie desolate...”), le frequenti connessioni con la malavita organizzata (“Ma il grosso del riciclaggio avviene nelle grandi banche americane ed europee, a Zurigo come nel Delaware, molto più on che offshore“).

Tra finzione e realtà, l’escamotage narrativo che consente all’autore di trattare questi temi è il seguente: lo scrittore Walter incontra il finanziere Tommaso a una di quelle feste inutili che radunano maghi della finanza e presunti VIP.

Tommaso si dichiara disposto a comprare dai proprietari il mio appartamento e ad affittarmelo alle stesse condizioni di ora“.

Ho accettato perché alla fine tutto si è risolto in un patto: lui mi fa questo favore e io in cambio scriverò un libro sulla sua vita“.

Comincia così la narrazione biografica e lo scrittore si ritira: “Non mi sarei più ripresentato sul proscenio… avrei obbedito con ligia sobrietà alle regole del narratore onnisciente, integrando e inventando quando mi fossero mancate le informazioni“.

Tommaso ha un passato di bambino/adolescente obeso e bulimico (“trangugiava e inghiottiva fin che non era pieno da scoppiare...”) ed è figlio di un malavitoso che viene incarcerato come esecutore di un delitto di  mafia. Dimostra grandi abilità matematiche e statistiche (“Il fisico è da elefante, ma la materia grigia mi salverà“), così si laurea in economia e intraprende con successo la sua carriera tra hedge fund, speculazioni ribassiste e altri “trucchi del mestiere”: “… Tommaso è estasiato dal pirotecnico gioco di prestigio, far apparire soldi dal nulla semplicemente postando dei numeri; siamo davvero i nuovi alchimisti, i soli che si orientano nel pianeta in bollitura.Tutto in diretta, un videogame giocato sulla realtà“.

L’opera non è né un romanzo, né un saggio.  Se il suo intento è nobile, a parer mio il metodo utilizzato non risulta attraente: tra pagine intricate ed eccessive, affermazioni  totalizzanti (“A Milano ho imparato che opprimere è un piacere, essere primi un imperativo, e che il possesso è l’unica misura del valore“), incontri sessuali nei quali il corpo è pura merce di scambio o addirittura strumento di infamia intollerabile, il gergo stucchevole (“pushami, shortami, matchare, shiftare gli slot“) e gli slogan (“è il rimbalzo del gatto morto“) della finanza, la lettura risulta appesantita e faticosa. Peccato, forse si è sprecata un’occasione per divulgare.

Bruno Elpis