Rinascimento privato

Descrizione

In queste pagine si racconta la vicenda di Isabella d’Este, divenuta marchesa di Mantova dopo il matrimonio con Francesco Gonzaga; non di una semplice per quanto raffinata biografia si tratta, però, quanto di un vero e proprio romanzo: sia per la presenza di alcuni personaggi totalmente inventati – come Robert de la Pole, corrispondente del re d’inghilterra e innamorato platonico di Isabella -, sia soprattutto per la qualità della scrittura, che sembra avvolgere in una sorta di abbagliante pulviscolo ogni figura e ogni fatto storico. Protagonista assoluta è lei, Isabella, che ormai alla soglia dei sessant’anni rievoca la propria vita da quando, sposa sedicenne, giunse a Mantova e in un periodo tra i più tumultuosi e fulgidi della nostra storia, a cavallo tra Quattro e Cinquecento, resse le fila del piccolo stato costruendo attorno a sé una corte di ineguagliato splendore.

Autore: Bellonci Maria

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Serena Vissani

 

Recensione

Il romanzo ha vinto il Premio Strega e costituisce un’originale riproposizione del romanzo storico, nella forma dell’autobiografia di Isabelle D’Este, mecenate e gran donna di Stato di inizio cinquecento.

Ripercorrendo tutte le tappe della propria vita, dall’infanzia ferrarese al matrimonio con Francesco Gonzaga, dal sacco di Roma agli ultimi anni di vita, si rinnova il rapporto di genere tra storia e invenzione, ricreando verosimilmente il linguaggio e la psicologia di una donna di rara intelligenza.

Gradualmente, i grandi personaggi dell’epoca, politici, religiosi e letterati, cavalcano la scena, contribuendo a dimostrare l’influenza di Isabella, degna discendente di Maria d’Enghien. I sentimenti femminili, non estranei alla sua persona, collimano con la coscienza del ruolo politico che le compete: conflitto che si incarna nella vicenda totalmente inventata, unica in tutto il romanzo, con l’ecclesiastico Robert de la Pole. Un rapporto epistolare al quale Isabella contribuirà soltanto con la lettura delle lettere che il suo “innamorato” le invia da tutte le parti d’Europa, creando fedeli spaccati sulla storia, cultura, religione dell’epoca: la marchesa nonostante un velato interesse per questo misterioso personaggio che non vedrà mai se non da lontano, non cederà a nessun comportamento che possa rivelarsi compromettente, fornendo ai suoi nemici un’arma da usare contro il suo potere nella corte di Mantova.

Il confronto tra storia e invenzione sfiora la reciproca intromissione durante il sacco di Roma, quando Isabella crede di vedere in una piazza de la Pole, ma l’interferenza viene scongiurata evitando il contatto tra i due.

Recensione di Serena Vissani