Ritorno a Planaval

Descrizione

In questo libro, scritto in un ampio arco di tempo che va dal 1993 al 2001, Stefano Del Bianco riflette tra le cose e i luoghi della sua realtà quotidiana. “Ritorno a Planaval” è in un certo senso il diario lirico, la registrazione dei movimenti anche minimi di uomo – il poeta stesso – che si osserva esistere.

Autore: Del Bianco Stefano

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Ilaria Spes

 

Recensione

Ritorno a Planaval di Stefano Dal Bianco è una sorta di diario raccontato in poesia e arricchito da brevi prose. Gli ambienti sono la città, il mare e il villaggio di Planaval, in Valgrisenche.

I temi: la natura, gli affetti, la memoria e, sempre e sopra a tutto, il dipanarsi della personalissima osservazione pensante del poeta.

Nella poesia introduttiva “I sensi”, il pesco fiorito nella città di Milano “non è l’idea della vita che vince il cemento ma solo un’aria di cemento, una vita di cemento nel pesco“, la vita del poeta. “La nostra vita, elusa sopra i tetti“.

E nella poesia “Colombino”, il poeta, si rivolge al colombo sul davanzale e  – con le parole terse del cielo che guarda – pensa e scrive “…mi distolgo…/ Non per non farti paura/o per amarti di più,/ma perché la mia vita è diversa/é per giustizia/che il nostro cuore si assomiglia/come un uomo e un animale/diversi e uniti sotto lo stesso sole“. Rilasciando così un sentire lirico in cui la comunanza e l’appartenenza vivono nel rispetto della consapevole diversità.

Non mancano personificazioni emozionali e prospettive inattese di viaggio, come nella prosa breve “Sul treno”

Sedersi al finestrino con le spalle alla testa del treno, così che invece di incontrare il paesaggio che arriva la vista si perda sul paesaggio che scompare, il nuovo arrivando di sorpresa, così violento e di già nauseante come un tradimento

E non manca il passaggio nel corridoio dei ricordi con “un’aria più serena e una luce più antica negli occhi” portata dalla stanza degli affetti.

E l’amore, che diviene “aria e il modo in cui le cose vi si immergono

E tutto  “è toccato dalla luce” e diviene  e si perde nella memoria:

la gioia sta nella memoria, la memoria nel pianto

Una raccolta scritta con stile libero e scevro di concessioni retoriche. Un percorso adatto a pionieri ed esploratori che amano posare lo sguardo per la prima volta e nutrire germogli di pensiero.

Recensione di Ilaria Spes