Santa degli impossibili

«Ho sempre pensato che a Milano sto bene, che è un posto da combattenti, da apolidi, una legione straniera. Che non saprei dove altro vivere. Ho fatto tutto qui: università, figli, matrimonio, lavoro. Milano mi somiglia. Parla poco, non ha tempo, sembra che non si affezioni a nessuno, ma non è così. Milano è come me, va di fretta e cerca di fare tutto meglio che può, nonostante se stessa.» Mila è stata una bambina amata e luminosa, una ragazza solitaria: oggi è la moglie di Paolo e la madre di Maddi e dei gemelli, una donna che ha perso il filo del suo destino. Un giorno cede a un impulso segreto, e si ritrova in ospedale. Qui incontra Annamaria, un’insegnante laica che, come le suore, ha fatto voto di povertà, castità e obbedienza. Tramite lei Mila torna in contatto con una figura straordinaria della sua infanzia, santa Rita, la santa degli impossibili, che ha attraversato i secoli con la forza della sua testimonianza: quella di una donna che – a nome di tutte le donne – riuscì a volare oltre ogni ostacolo grazie alla potenza magica di una passione inestinguibile. Attraverso un racconto asciutto e raccolto, Daria Bignardi dà vita a un personaggio inquieto, pieno di contraddizioni, segnato da un bisogno di trascendenza inespresso eppure capace di cogliere l’amore del mondo che silenziosamente ci può salvare.

Autore: Bignardi Daria

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Perché è così difficile essere felici?
In modo succinto e implicito tenta di rispondere a questo rebus forse insolubile Daria Bignardi, appellandosi alla “Santa degli impossibili”.

Perché Mila – almeno teoricamente – avrebbe tutte le carte in regola per vivere serena: un buon lavoro (certo, non è più al Corriere, ma ha trovato una soluzione che le consente di fronteggiare meglio la vita familiare), tre figli che la occupano in lungo e in largo, qualche attività socialmente utile… Eppure… eppure… Cos’è quella propensione al suicidio che nella sua vita emerge in modo carsico?

Forse è riduttivo imputare tutto all’ormai insoddisfacente rapporto coniugale con Paolo (“Anno dopo anno tra noi si sono accumulati rancori e delusioni. Io mi ricordo ogni cosa”), forse è l’assenza di una dimensione spirituale (“Solo Gesù e tua madre possono amarti così.” “E io li ho persi entrambi. Però ci sono dei momenti in cui.. sento l’amore del mondo”), forse è un generico disagio esistenziale che in una città come Milano erompe facilmente (“Ogni tanto, almeno di domenica, ho bisogno di respirare, se no mi sembra di stare in prigione”)… forse…

Forse, la nostra vita ha davvero bisogno di un miracolo (“Sai che santa Rita prima di diventare monaca aveva un marito che si chiamava Paolo e due gemelli come te?”). O di qualcosa d’impossibile. Forse… “Nessuno può proteggerti da te stesso, nemmeno chi ti ama”.

Bruno Elpis