Se consideri le colpe

«L’eccezionale romanzo di Andrea Bajani – eccentrico e appassionato, spiazzante e destabilizzante, torna di continuo a visitarmi, lasciandomi ogni volta leggermente scosso, ma anche consapevole dell’importanza cruciale dei romanzi nel gettare maggiore chiarezza sulla nostra esistenza. Davvero straordinario» – Richard Ford

Se consideri le colpe di Andrea Bajani

Lorenzo riceve una brutta notizia: la mamma Lula è morta. A Bucarest, dove si era trasferita per impiantare la sua attività con il socio Anselmi. In Italia Lula ha lasciato il figlio e il marito Emilio.

Per partecipare alle esequie (“Mi ha chiesto se volevo vederti l’ultima volta, prima di metterti il coperchio e calarti sotto terra”) Lorenzo vola a Bucarest (“È solo dopo la prima doccia che si è arrivati”), ove lo attendono il factotum Christian (“Credo sia successo anche a te, la prima volta che sei arrivata qui. Che c’era un uomo, appena oltre la zona franca del recupero bagagli, che ti aspettava col tuo nome scritto sopra un foglio bianco”) e la giovane Monica, che faranno da guide al suo soggiorno rumeno (“Christian mi ha portato a vedere il palazzo di Ceausescu”).

È l’occasione per rivedere la propria vita: il progressivo abbandono da parte della madre, figlia eccentrica, creativa – ha ideato e brevettato una macchina dimagrante (“Quando l’uovo ha smesso di centrifugare e tu hai premuto il tasto di spegnimento, il coperchio si è alzato”) – e ribelle di una famiglia benestante (“Eri la figlia scapestrata di una famiglia coi lustrini, i tuoi genitori dicevano ridendo agli amici che eri uscita con un difetto di fabbricazione”), le attese  vane dei suoi ritorni (“Eppure il tuo ritorno noi lo aspettavamo sempre, tu lo rimandavi di continuo”), le telefonate della domenica che via via si diradano, il rapporto con il padre putativo (“Come dal nulla era diventato mio padre, così dal nulla aveva smesso di esserlo”).

È l’occasione per rivedere le ultime fasi della vita della madre: la sua deriva progressiva, l’abbandono del socio-amante, l’alcolismo e il decadimento fisico, un estremo tentativo di amare il figlio (“È là il terreno, indicando la riva opposta oltre il Danubio… tu ci eri andata soltanto per fare quella fotografia, il cartello piantato con sopra scritto il mio nome”), la cerimonia funebre (“Se consideri le colpe, Signore, Signore chi potrà sussistere”).

È l’occasione per conoscere la realtà di un paese che ancora reca le ferite della dittatura (“Le guide dicevano Dittatore sanguinario megalomane… dicevano Terrore, e più aumentava il quoziente di atrocità più i turisti caricavano le macchine, puntavano e fotografavano”), che stenta ad affrancarsi dal passato (“Si vergognano di andarne fieri”) e decollare, che diviene terra di conquista di avventurieri europei, che si identifica in una capitale anonima (“La tua stanza dall’altra parte della strada e intorno la brace delle luci di Bucarest. C’è un’ora del mattino in cui le luci si spengono tutte insieme”) e metafisica (“La luce della tua finestra, invece, è rimasta accesa anche se non ce n’era più bisogno”).

Infine è l’occasione per una piccola vendetta personale: rifiutare di cedere ad Anselmi la quota della società ereditata dalla madre.

Se consideri le colpe è un romanzo originale per costruzione, stile, profondità. Conquista, inquieta, immalinconisce il lettore, inducendolo a penetrare un rapporto difficile tra madre e figlio, un rapporto tanto viscerale quanto straniante.

Bruno Elpis

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