Stoner

Descrizione

“William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarant’anni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l’amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l’autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto ‘Stoner’ tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti.

Autore: Williams John

Editore: Fazi

Autore della recensione:

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]La vita di William Stoner è anonima e incolore e si consuma stancamente, senza avventure né colpi di scena. La trama è facilmente intuibile, il finale è svelato con franchezza nella prima pagina, come a voler avvertire che non ci saranno sorprese. Lo stesso Stoner è un uomo mediocre, arrendevole, incapace di dominare gli eventi. Eppure vi assicuro che questo libro è un esempio di grande, grandissima letteratura.

Stoner va esplorato, discusso e riletto. Perché ti lascia la sensazione che ogni parola sia quella giusta, che ogni frase sprigioni una straordinaria intensità.

La prosa di John Williams è chiara, pulita ed elegante. Mai una forzatura, un’indecisione. E i personaggi sono vivi, profondamente umani, e l’autore li descrive con discrezione, è un narratore attento e compassionevole che non giudica e non commenta.

Vi farà arrabbiare e riflettere, commuovendovi e lasciandovi un senso di amarezza e tanti interrogativi. Perché nessuno conosce veramente la vita di un altro…

Nato nel 1891, in una fattoria vicino a Booneville, William Stoner arrivò a Columbia con un completo di panno nero pagato con i risparmi di sua madre e un vecchio cappotto pesante appartenuto a suo padre.

Iscriversi all’università non era stata propriamente una sua scelta, però fu l’unica strada che percorse, diventando poi ricercatore e insegnando fino alla morte.

Alla Columbia conobbe i suoi amici, Masters e Finch, ma non li seguì quando decisero di arruolarsi. «Non si sentiva in colpa per la sua decisione, e quando l’arruolamento divenne generale, fece domanda per l’esonero senza particolare rimorso. Ma era cosciente degli sguardi che gli lanciavano i suoi colleghi più anziani e della sottile irriverenza che si nascondeva dietro l’atteggiamento apparentemente immutato dei suoi colleghi».

Fu risoluto e coraggioso, però, quando chiese di conoscere Edith Bostwick, che sarebbe diventata sua moglie.

Edith è un personaggio straordinario, la sua storia è un libro nel libro.

«Il suo apprendistato morale, sia a scuola che a casa, era stato censorio nei modi e coercitivo negli intenti e quasi interamente mancante riguardo il sesso».

Un matrimonio che si rivela drammatico sin dall’angosciante luna di miele, che passa con rapidità dall’indifferenza all’insofferenza.

«Stette a guardarla per un pezzo. Provava un senso di remota pietà, amicizia riluttante e rispettosa consuetudine. Ma anche una tristezza dolente perché sapeva che quello spettacolo non avrebbe più suscitato in lui l’agonia del desiderio e che quella presenza non l’avrebbe più commosso come un tempo. Poi la tristezza si affievolì e la coprì gentilmente. Spense la luce e si coricò accanto a lei».

Quando finalmente scopre e vive la passione, donando anche a noi delle pagine incancellabili dalla memoria e dal cuore, Stoner non è in grado di difenderla, e si accontenta del rifugio dei ricordi…

«Oltre il torpore, l’indifferenza, la rimozione, quell’amore era ancora lì, solido e intenso».

Pubblicato per la prima volta nel 1965, Stoner è stato ristampato dalla New York Review of Books nel 2003. Per noi è il regalo di Fazi Editore.

Recensione di Marika Piscitelli

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]In English:

The life of William Stoner is anonymous and colourless, passing by in a tired manner without adventure or earth shattering events. The plot is predictable with the end given away on the first page almost as if to tell the reader that there won’t be any surprises. Even Stoner himself is a mediocre man, weak and incapable of controlling events. And yet I can assure you that this book is a work of great literature.

Stoner should be explored, discussed and re-read because you get the feeling that every word is just right, every sentence unleashes great intensity. John Williams’ prose is clear, clean and elegant, never forced or feeble. His characters are alive, profoundly human and the author describes them with discretion; he is a careful and compassionate narrator who neither passes comment nor comments. He will make you angry and reflective, move you and leave a sense of bitterness as well as many unanswered questions. Because no one ever really knows the life of others…

Born in 1891 on a farm near Booneville, William Stoner arrives at Columbia University in a black woollen suit paid for with his mother’s savings and an old heavy greatcoat that belonged to his father.

Enrolling at university wasn’t really his choice but it was the only path he took and he became a researcher and then teacher until his death. At Columbia he meets his friends Masters and Finch but he didn’t follow them when they decided to join the army. “He felt no guilt at his decision and when the general call up was announced he requested exemption with no particular feelings of remorse. But he was aware of the looks from his older colleagues and the subtle irreverence that was hidden behind the apparently unchanged attitudes of his colleagues.”

However he showed himself to be resolute and courageous when he asked to be introduced to Edith Boswick who was to become his wife. Edith is an extraordinary person and her story is like a novel within the novel. “Her moral upbringing, both at school and at home was censorious in its manner and coercive in its ways and almost completely lacking in matters regarding sex”. This is a marriage that would be filled with drama right from the honeymoon as it moves quickly from indifference to intolerance. “He looked at her for a while. He felt a distant sensation of pity, reluctant friendship and respectful normalcy. But also a painful sadness because he knew that she would no longer create in him the agony of desire and that her presence would not move him as it once did. Then the sadness weakened and he carefully covered it, switched off the light and curled up around her”.

When she finally discovers and experiences passion, giving the reader pages unforgettable in the mind and in the heart, Stoner is unable to defend her and makes do with his memories… “Apart from the torpor, indifference, removal, the love was still there, solid and intense”. First published in 1965, Stoner was re-printed in 2003 by the New York Review of Books. In Italy it is published by Fazi Editore.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]