Storia del nuovo cognome

Storia del nuovo cognome è il seguito dell’amica geniale, pubblicato nel 2011. L’amica geniale racconta l’infanzia e l’adolescenza di due ragazze napoletane, Lila e Lenù, seguite nelle intense peripezie della loro amicizia, in un quartiere povero e feroce negli anni del passaggio a un benessere conquistato con ogni mezzo. Al cuore del romanzo c’è il rapporto tra le due amiche, un rapporto di affetto, di gelosia, di competizione, di emulazione, di rifiuto e di attrazione vertiginosa. Ritroviamo le due protagoniste e la loro straordinaria amicizia nelle nuove prove che la vita mette loro davanti. Lila si sposa a soli diciassette anni con un giovane del quartiere arricchitosi con commerci e traffici non sempre limpidi, e diventa la signora Carracci in una nuova esistenza dove agio e violenza, frustrazione e potere si mischiano. Lenù continua invece a studiare, suscitando l’ammirazione e l’invidia dell’amica. È una gara a chi delle due riuscirà a uscire dal quartiere che le imprigiona, a liberarsi da un ambiente che entrambe odiano. Ameranno anche lo stesso uomo.

Autore: Ferrante Elena

Editore: edizioni e/o

Autore della recensione: Arianna

 

Recensione

Storia del nuovo cognome è la seconda parte della storia di Elena e Lila, il secondo capitolo di un romanzo che, seppur diviso in quattro parti, è un’unica, grande, narrazione.

Elena Ferrante getta in un istante, di nuovo, il lettore fra i tavoli e il rumore del matrimonio di Lila, ormai signora Carracci; la storia riparte dove si era interrotta e riprende anche lo sconcerto di Elena Greco – voce narrante e amica eterna di Raffaella Cerullo – per lo smacco fatto alla sposa: un gesto piccolo, come regalare un paio di scarpe, diventa sinonimo feroce dell’umiliazione cui le donne narrate dall’autrice sono costantemente costrette, della violenza addomesticata dalla normalità delle mazzate, delle logiche di potere e camorra che infettano ogni parola del libro, anche la più distante dal rione in cui si muovono Lenù e Lila, in cui crescono e si perdono senza mai separarsi davvero.

In questo libro le due ragazze si trasformano come succede solo da adolescenti, cambiando tutto in preda alla scoperta dell’esistenza, dei sentimenti e di se stessi.

Lila cancella ogni rigurgito di indipendenza rinchiudendosi fra le mura linde della sua nuova casa e quelle luride di una salumeria, Elena studia ossessivamente, prende il diploma sempre più impegnata a togliersi di dosso la maledizione della miseria e dell’ignoranza, scappa dai confini disgraziati del rione, nasconde il dialetto come si fa con un oggetto sporco, tesse relazioni con chiunque sia capace di aprirle la mente o, almeno, di svuotargliela dalle vite dei personaggi che riempiono questo libro, tragiche e infelici in mille modi diversi.

Eppure, nessuna delle due riesce del tutto nel suo intento.

Le fatiche di Lenù – che la Ferrante fa sentire a chi legge come se le frasi fossero un intreccio di ferro e piombo – però, non bastano mai: Lila la rimpicciolisce sempre, talvolta intenzionalmente, talvolta spiazzandola con la sua dolcezza; l’amica geniale (sempre che quest’espressione sia riferita a Lila) la tira a terra nella polvere, vanificando ogni suo sforzo e rimettendo in prospettiva ogni successo. Ma, allo stesso tempo, i passi avanti dell’amica sembrano essere l’unica vera felicità di Lila, la sua unica possibilità di riscatto attraverso la vita di un altro.

Elena Ferrante riesce in un’impresa che pare difficilissima: man mano che impariamo a conoscere le due protagoniste trasforma la cattiveria di un personaggio letterario incredibile – Lila – in energia e in disperazione, addirittura in bontà. Lila non smette mai di aiutare Elena, ma non smette mai neanche di ferirla: incantevole la parentesi della vacanza a Citara; fra le righe, fra una passeggiata sulla spiaggia e i profumi della Campania, la Ferrante racconta il dolore di Elena per essere arrivata ancora una volta seconda, per aver perso, o almeno così sembra, l’amore di Nino Sarratore.

Non c’è distanza dalla storia, la si vive insieme ai suoi personaggi; si finisce dentro a vicende come la surreale distruzione del cartellone pubblicitario nel negozio di scarpe, come lo smarginamento che ogni tanto sconvolge Lila, non lo si comprende ma lo si intuisce e questo basta per sapere che siamo di fronte a un libro che ha una forza spaventosa.

Con “Storia del nuovo cognome” Elena Ferrante riesce a spalancare gli occhi a chi legge, permettendogli di vedere le centinaia di sfumature di un sentimento che, in questo libro, è complesso come lo scheletro di una cattedrale: l’amicizia fra due donne.

di Arianna