Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto

Descrizione

Pilar ritrova a Madrid l’amico d’infanzia. Insieme a lui, che ha girato il mondo facendo esperienza di tutte le religioni, compie un viaggio di sei giorni durante il quale la donna ritrova se stessa attraverso una riflessione mistico-iniziatica. I due si recheranno a Lourdes, dove cementeranno il loro amore alla luce di una fede che esalta i valori della missione nel mondo.

Resterò seduto qui, al tuo fianco, finché rimarrai di fronte a questo fiume. E se te ne andrai a dormire, io dormirò davanti alla casa dove vivi. E se tu partirai, io seguirò i tuoi passi. Fino a quando mi dirai: ‘Và via’. Solo allora me ne andrò. Ma ti amerò per il resto della vita”

Quando la vita ti ha deluso in molte, troppe occasioni, è facile smettere di credere.

Credere che ci sia un Dio, che l’amore possa arrivare da un momento all’altro, che le cose possano cambiare. Così  trascorri le tue giornate accettandole passivamente e seguendone lo sviluppo più ovvio senza sforzarti di migliorarle, perché  sei convinto del fatto che, se rinunci a sognare, eviterai di soffrire…

Questo è  capitato a Pilar, una ragazza nata e cresciuta a Soria (nei pressi di Saragozza), che conduce ormai un’esistenza tristemente vuota, piatta e rassegnata.

Poi, un giorno come tanti, Pilar riceve la lettera di un vecchio amico che la invita ad una conferenza a Madrid, ed inaspettatamente inizia per lei una nuova vita. L’amico che le ha scritto è, infatti, la persona di cui è sempre stata segretamente innamorata e da cui scopre finalmente, dopo undici anni, di essere corrisposta…

Mille volte ho provato il desiderio di prendergli la mano e altrettante volte sono rimasta immobile, senza far nulla

Non poteva esistere un amore del genere, se non nelle favole. Perché, nella vita reale, è necessario che l’amore sia possibile. Anche se non c’è un riscontro immediato, l’amore riesce a sopravvivere solo quando esiste la speranza, sia pur lontana, che conquisteremo la persona amata. Il resto è fantasia

Durante il lungo periodo di assenza, però, l’amico di Pilar è entrato in seminario ed ha anche scoperto di poter compiere veri e propri miracoli. La sua missione ora è di diffondere il messaggio della Grande Madre, volto femminile di Dio.

Pilar è  molto fiera di lui e della strada costellata di rinunce che ha coraggiosamente intrapreso nel nome di Dio. E non ha alcuna intenzione di ostacolarlo, pur sapendo che questo impedirà loro di stare insieme e le ruberà di nuovo e per sempre la felicità magicamente riconquistata.

Che le mie lacrime scorrano lontano, perché il mio amore non sappia mai che un giorno ho pianto per lui

… Ma cosa significa veramente “offrire a Dio la propria anima”? Cos’è che Dio veramente ci chiede e si aspetta da noi?

Tutti i giorni, con il sole Dio ci concede un momento in cui è possibile cambiare ciò che ci rende infelici. Tutti i giorni fingiamo di non percepire questo momento, ci diciamo che non esiste, che l’oggi è uguale a ieri e identico al domani. Ma chi presta attenzione al proprio giorno, scopre l’istante magico: un istante che può nascondersi nel momento in cui, la mattina, infiliamo la chiave nella toppa, nell’istante di silenzio subito dopo la cena, nelle mille e una cosa che ci sembrano uguali. Questo momento esiste: un momento in cui tutta la forza delle stelle ci pervade e ci consente di fare miracoli. A volte la felicità è una benedizione, ma generalmente è una conquista. L’istante magico del giorno ci aiuta a cambiare, ci spinge ad andare in cerca dei nostri sogni

A volte siamo preda di una sensazione di tristezza che non riusciamo a controllare (..). Intuiamo che l’istante magico di quel giorno è passato e noi non abbiamo fatto niente. La vita nasconde la propria magia e la propria arte. Dobbiamo ascoltare il bambino che eravamo un tempo e che ancora esiste in noi. Questo bimbo è in grado di capire gli istanti magici. Noi sappiamo come soffocarne il pianto, ma non possiamo farne tacere la voce”

Recensione di Marika Piscitelli