Suonando pezzi di vetro

Descrizione

Il diario del ritorno sul palco di un giovane musicista dopo un periodo di lontananza dai riflettori. Un diario sincero e fragile, scandito a ritmo di musica, di poche settimane destinate a segnare l’esistenza del protagonista. Poche settimane vissute fra la quotidianità di un lavoro qualunque, le serate in sala prove o in tour con i compagni di una vita e la ricerca di una stabilità emotiva. Costantemente in bilico fra le inquietudini di un passato in eterno ritorno e l’esigenza di un nuovo equilibrio e nuovi lampi di serenità. Un romanzo crudo e diretto, figlio del caos di questi anni senza identità.

Autore: Bonfanti Roberto

Editore: Edizioni Del Faro

Autore della recensione: Simona Comi

 

Recensione

Roberto Bonfanti, scrittore che esordisce nel 2007, si muove da anni nell’ambiente della musica indipendente e, non a caso, pubblica per l’etichetta librografica Neverlab (con il supporto e la collaborazione di Edizioni Del Faro), il romanzo/diario Suonando pezzi di vetro.

Il protagonista della storia, dopo diversi anni di pausa, decide assieme a Marcello, Fabrizio e Riccardo di ricominciare a portare in giro per l’Italia una vecchia passione: la musica.

Seguiamo il ragazzo, attraverso le tappe della tournée del piccolo gruppo, da Milano a Roma, da Bologna a Pisa, da Genova a Pescara che diventano poi le tappe della sua vita e del suo cambiamento.

Mentre lui è alle prove “o in giro per l’Italia a giocare a fare la rockstar” le vite delle donne che gli ruotano intorno proseguono verso la loro predestinata meta, escludendolo definitivamente.

Oltre alle vicende del gruppo, quelle amorose del protagonista decidono e condizionano i suoi stati d’animo, trapelano dalle sue canzoni e solleticano vecchi ricordi; vede i suoi compagni d’avventura, ognuno differente dall’altro, come delle persone che, se non altro, sono realizzate per se stesse.

A differenza loro, il nostro chitarrista è bloccato da pensieri confusi e da mille domande, dal ricordo di un amore di gioventù, da un amore negato e uno tradito, quando un banale incidente riesce infine a fargli prendere una decisione risolutrice per la sua esistenza.

“A quel punto – e solo a quel punto – ho capito cosa dovevo fare. A quel punto – e solo a quel punto – ho capito che era tempo di raccogliere le fiches e alzarmi dal tavolo da gioco. O forse di puntarle tutte in un’ultima mano senza pensieri”.

I capitoli recano per titolo una data, come se si trattasse di un diario. Lo stile dell’autore e il linguaggio dei dialoghi è molto semplice e colloquiale. Una lettura che per chi ha sognato/sogna un futuro su un palco e con in braccio uno strumento, può costituire una piacevole e veloce opportunità di confronto.

Recensione di Simona Comi