Tabù

Sebastian von Eschbung è cresciuto schiacciato da un dolore terribile e inspiegabile, con il quale fatica a venire a patti: il suicidio del padre quando lui era solo un bambino. Ora, da adulto, cerca di esorcizzare i fantasmi del passato attraverso l’arte. Con le fotografie che scatta e le installazioni video, tenta di dimostrare che la realtà e la verità sono due cose diverse, cerca di spiegare che cosa sono la bellezza, il sesso, la solitudine infinita dell’essere umano. Ma poi accade qualcosa di terribile, la scomparsa di una ragazza, che Sebastian conosce, dietro la quale si sospetta l’omicidio. Manca il corpo, ma Sebastian viene accusato di averla uccisa. La sua difesa viene assunta da un anziano avvocato, che aiutando il giovane artista cerca di aiutare anche se stesso…

Sebastian Eschburg è il protagonista di “Tabù” di Ferdinand von Schirach. La sua storia scorre veloce attraverso le pagine di un romanzo promettente nelle premesse, in parte deludente nell’epilogo.

Il piccolo Sebastian ha un rapporto privilegiato con il padre, che lo conduce a caccia, ove sperimenta un’avventura di sangue che lo respinge e lo attrae al tempo stesso; “Sebastian sapeva che i suoi genitori non si amavano più”; adora la sua casa sul lago, alla quale connette affetti e amicizie; purtroppo è testimone oculare di un suicidio sconvolgente (“Gli disse che il padre aveva avuto un incidente, gli era partito un colpo mentre puliva il fucile”) che  mina per sempre la sua vita (“Il medico grasso parlò di allucinazioni visive”). Confinato in collegio, assiste alla nuova relazione della madre, dalla quale si allontana (“Doveva andare a cavallo, disse, non poteva farne a meno”), mentre rimane profondamente turbato dalla vendita della casa di famiglia (“Suo padre gli aveva assicurato che la casa ci sarebbe sempre stata”).

Gli anni passano e Sebastian diventa un fotografo di nudi di successo, ma incontra numerose difficoltà relazionali che gli impediscono di mantenere rapporti stabili (“Ma Eschburg non aveva velleità artistiche, per mezzo della fotografia desiderava solo creare un altro mondo, caldo e accogliente”). Quando viene incolpato di un omicidio atroce – tutti gli indizi sembrano indicare che lui sia l’assassino della ragazza scomparsa – dimostra totale indifferenza per l’accusa che gli viene rivolta (“È accusato di omicidio volontario aggravato, ha rilasciato una confessione, è rinchiuso nell’istituto di custodia cautelare e i giornali scrivono articoli orrendi su di lui. ma sembra che tutto questo non gli faccia né caldo né freddo”) e rilascia una confessione che gli viene estorta dalla polizia con la violenza.

S’interessa di lui uno strambo avvocato, Konrad Biegler, molto risoluto a dimostrare l’innocenza del suo assistito. La dimostrazione verrà prodotta nell’aula del tribunale e lascerà tutti (proprio tutti, anche il lettore) interdetti (“Ma perché tutta questa messa in scena? …Non tollerava più nulla tra sé e il quadro. Tiziano dipingeva con il suo stesso corpo”)…

Il romanzo è interessante ed efficace nel visualizzare anche sul piano stilistico i colori (“Allorché la luce dei colori verde, rosso e blu si mescola in eguale misura ci appare bianca – La teoria dei colori secondo Helmholtz”) di una vicenda drammatica; la trama si propone di mettere in discussione la superficialità delle accuse costruite con metodi sommari e rudimentali (la cronaca italiana abbonda di casi anche recenti), che pretendono di spacciare apparenze come verità. Se lo scopo è pregevole, al lettore rimane tuttavia un senso d’insoddisfazione che può essere equiparato alla delusione del giocatore che – disponendo di buone carte – scopre di aver perso soltanto per un bluff…

Recensione di Bruno Elpis