Thomas Jay

Descrizione

Thomas Jay è uno scrittore di culto. Dal chiuso di una cella racconta la sua incredibile storia ad Ailie, una studentessa che sta scrivendo una tesi sulla sua opera. Dopo un’infanzia povera ma fantasiosa, accanto a una nonna rivoluzionaria e una zia amorevole, Thomas Jay viene spedito in America. A dodici anni entra per la prima volta in riformatorio; trova il modo di scappare e si rifugia nella lavanderia di Max. Maestro silenzioso e discreto, Max accende nel ragazzo l’amore per la letteratura ma soprattutto lo incoraggia a scrivere. Anche il critico Samuel Atkinson crede in lui e fa pubblicare il suo romanzo “In the Dim, in the Light”, destinato a diventare una pietra miliare della narrativa contemporanea. Carattere inquieto e ribelle, Thomas Jay passa l’intera giovinezza fuggendo da un riformatorio all’altro per approdare al carcere, quello vero, e all’ergastolo. Intanto i suoi romanzi, eccezionali allegorie della vita, incantano il mondo. «Chi lo incontra firma un contratto con l’eternità», dice il professor Hatkinson ad Ailie per metterla in guardia dal suo scrittore preferito. Ma Ailie si è innamorata di Thomas Jay prima ancora di conoscerlo e vuole raccogliere i suoi ricordi e l’ultimo, estremo desiderio d’amore. Un romanzo commovente che parla di libri. E soprattutto del potere delle parole, dell’anima di chi le ha scritte e di chi le legge.

Autore: Libutti Alessandra

Editore: Fazi

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

L’ingegnosa campagna pubblicitaria messa a punto da Fazi Editore ha creato molto scompiglio. C’è stato chi ha scagliato strali al veleno e chi ha gridato al tradimento.

Personalmente, quando ho scelto di leggere Thomas Jay non sapevo nulla delle notizie diffuse sul web né tantomeno immaginavo di poter avere a che fare con la vera storia di un fantomatico scrittore condannato all’ergastolo. Ho deciso di leggerlo semplicemente perché la trama mi sembrava interessante e la copertina mi ha intrigato.

Ebbene, la conseguenza del mio scarso interesse per il gossip letterario (e non solo) è stata positiva. Ho avuto modo di leggere il testo senza alcun condizionamento, e scevro da condizionamenti è dunque il mio giudizio: Thomas Jay è un bel libro.

Dopo uno sfortunato esordio, il romanzo di Alessandra Libutti è stato rivalutato e (giustamente) salvato dall’oblio, conquistando il ragguardevole traguardo della finale al Premio Calvino.

Le prime pagine sono eccellenti. Thomas Jay ci racconta le giornate spensierate dell’infanzia e le sfortunate vicende che lo conducono dritto in riformatorio, fino all’incontro con quel personaggio straordinario che è Max. Sarà proprio il colto e sensibile proprietario della lavanderia a trasformare un ragazzo impaurito e ribelle nell’autore del capolavoro In the Dim, in the Light.

Quando ho visto (perché mi è sembrato davvero di vederlo) Thomas Jay davanti alla bellissima libreria di Max, mentre leggeva rapito i titoli dei libri e li memorizzava nella silenziosa attesa di poterne avere prima o poi uno tra le mani, mi son detta: a questo romanzo assegnerò senz’altro cinque stelline.

La forma epistolare crea un’atmosfera di intimità e calore, le parole sono sempre scelte con cura e incasellate senza sforzo, lo stile è leggero e rigoroso al tempo stesso.

Nella seconda parte il registro cambia, e Ailie, la studentessa a cui sono destinate le lettere che compongono la prima parte del libro, diventa co-protagonista.

La variazione non mi è dispiaciuta, anzi l’ho trovata piacevole, solo che il miele comincia a contaminare i dialoghi, e la storia delle ripetute fughe e dei sentimenti che vi stanno alla base a tratti si fa pesante. In più Samuel Atkinson, il secondo maestro che Thomas Jay incontra sul proprio cammino, appare poco convincente. Peccato.

Resta comunque innegabile la gradevolezza della lettura e l’originalità dell’idea. Consigliato.

Recensione di Marika Piscitelli