Tsugumi

Descrizione

È la storia di due ragazze, Maria (che narra in prima persona) e Tsugumi. A diciannove anni Maria lascia il piccolo paese sul mare per trasferirsi a Tokyo e iscriversi all’università. Anni dopo, decide di tornare al paese per le vacanze, dove ritrova Tsugumi, l’eroina del romanzo, bellissima e dispotica ragazza. Tutti tentano di essere indulgenti con lei, sperando di renderle migliore la vita che le resta. Infatti le è stata diagnosticata dalla nascita una malattia incurabile. Terminate le vacanze, Maria sta per tornare a Tokyo ma le condizioni di Tsugumi peggiorano e pare non ci sia più niente da fare. All’ultimo momento Tsugumi si salva, sentendosi vicina alla morte però aveva scritto a Maria una lettera-testamento e con questa si chiude il romanzo.

Autore: Yoshimoto Banana

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

“… Tsugumi sono io. Con il brutto carattere che mi ritrovo, non poteva essere altrimenti. Il periodo in cui l’ho scritto è stato molto divertente”. Dal Post Scriptum di Banana Yoshimoto.

“Tsugumi” è un romanzo sull’adolescenza, una finestra spalancata su un’importante parentesi di vita.

A raccontare di un’estate indimenticabile è Maria, ma il personaggio chiave, quello che coinvolge, incuriosisce ed affascina è Tsugumi.

Le due ragazze sono molto diverse: Maria appare tranquilla, posata, discreta, obbediente; Tsugumi, invece, è irriverente, incontenibile, rissosa.

… Ma spesso la forza è una conquista dolorosa, così come la ribellione può essere una necessità.

Mentre Maria si è iscritta all’università di Tōkyō ed ha potuto scegliere come vivere la propria vita, Tsugumi non ha mai lasciato Izu a causa di una salute cagionevole che l’ha condizionata in tutto.

Passeggiate, amori, notti insonni, un mare che sembra parlare e interessanti particolari del mondo orientale fanno da sfondo ad un racconto originale, malinconico e divertente.

Corremmo a vedere: Pochi stava ringhiando a un volpino di Pomerania legato ai piedi di una statua bianca posta all’ingresso di un piccolo parco che da lì si estendeva verso l’interno della pineta.

All’inizio doveva aver agitato la coda soltanto per giocare, ma l’altro, vedendosi saltare addosso un cane grande e grosso come quello, si era messo sulle difensive e, tra acuti guaiti, l’aveva azzannato. Pochi fece un balzo all’indietro e iniziò a fare sul serio.

In un batter d’occhio tra i due scoppiò la guerra.

«Dobbiamo fermarli!» non feci a tempo a dire, che la voce di Tsugumi si sovrappose alla mia: «Vai, uccidilo!». In quell’istante si capì perfettamente la differenza tra i nostri due caratteri.

Proprio non riuscii a stare lì a guardare, così da sola corsi vicino ai due e con tutta la forza che avevo presi Pochi tra le mie braccia. Nel frattempo il volpino mi morsicò il piede”.

Recensione di Marika Piscitelli