Tutta la bellezza deve morire

Descrizione

Estate 1996. Un’ estate torrida e senza vento. Un gruppo di amici tra i 17 e i 20 anni si gode la bellezza della Costiera Amalfitana. Ci sono Pier, che ha una passione insolita per la poesia di Rimbaud, il suo migliore amico Dario, figlio di un vecchio aristocratico napoletano che preferisce lavorare in un pub anziché godersi i lussi di famiglia. E ci sono Luca, Liv, Silvia e Alessia. Sono tutti inquieti, nonostante un mare perennemente calmo e una luce bollente che riscalda le giornate. Per rompere la routine ci sono poche cose: saltare dal tetto di un palazzo ad un altro, oppure tuffarsi in mare posti sempre più alti e imprevedibile. Finché un giorno, Francesca, la ragazza di Pier, scompare. In quegli stessi luoghi arriva un uomo dalla Francia. Si chiama Ezra, ed è uno scultore. Arriva lì seguendo il diario di sua figlia, morta in un incidente d’auto. L’uomo sta ritornando nelle città in cui lei ha vissuto. Vuole portarsi a casa da quei luoghi dei frammenti di terra, che poi userà per una scultura-memoriale. Quei ragazzi sono un mistero che Ezra non riesce in nessun modo a penetrare. Neanche quando intuisce che stanno progettando di suicidarsi non appena sarà finito agosto.

Autore: Pingitore Luigi

Editore: Hacca

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

E’ bellissimo guardare il tremolio dell’aria sopra la costa e pensare che tra un attimo arriverà finalmente un po’ di vento e starà bene. E in fondo tutta la vita non si riduce che ad istanti così”.

Istanti che su quella costa capita di vivere a chi la costiera,quella che corre risalendo da Vietri a Positanto, passando da Erchie, Cetara, Minori l’ha vissuta davvero, fino a perderci il fiato.

E Pier, Dario, Liv, Luca, Silvia quel mare lo vivono ogni giorno di un’estate che è distanza dal mondo, che è paralisi della vita, ma esaltazione delle emozioni, eco di pensieri che non riescono ad emergere.

Sono adolescenti persi nel mistero di un’esistenza immobile arenata in “un punto estremo del mondo”, alla soglia di un mare in cui tuffarsi e perdersi per non sentire quel troppo rumore intorno, alla ricerca di un senso, di una risposta a giorni scanditi da un tempo senza pareti.

Le domande del diciannovenne Pier si portano dentro la disperazione del silenzio, quello che avvolge la scomparsa della sua ragazza Francesca, quello che accompagna il cammino della madre alla tomba di suo padre, quello che si alza tra lui ed il mondo che non è Loro.

Arthur Rimbaud, con i suoi versi che sono l’annuncio della fine, fa da sottofondo poetico a giornate che non sanno dove andare, che si compongono al momento, che a fatica stanno in equilibrio sul filo teso dell’orizzonte.

La vita dei giovani fragili e perduti di queste pagine si intreccia con quella del più che trentenne Rudy, disilluso e distante, orfano della Bellezza degli anni andati e non vissuti; con Alessia, creatura di un altro mondo, quello  fuori dalla costiera, di passaggio in quella follia di giorni lanciati nel vuoto; con Ezra, sulle tracce di una figlia persa da anni e ritrovata nei segni di un luogo che “non era solo immagine”.

Luigi Pingitore ha scritto un romanzo che è poesia pura ed in cui ho amato perdermi. E’ uno di quei libri che, se glielo permetti, ti entrano dentro e fanno anche un po’ male.

I luoghi descritti nel suo romanzo esistono davvero anche se, in certi momenti, sembrano non avere nulla di fisico. Sono il meglio della costiera amalfitana, immagini che rimangono attaccate alla memoria e si fanno ricordi intensi e nostalgia pura per chi ha avuto – come me – la fortuna di viverli.

La scrittura di Pingitore è straordinaria, imperfetta nella sua perfezione, è altrove, come il “Paradiso” di Vargas Llosa.

Un libro consigliato a chi ama perdersi.

Recensione di Lucilla Parisi