Con tutto il cuore che mi è rimasto

Marta è una bambina che vive in una famiglia numerosa: lo schiamazzo dei suoi fratelli e le grida continue della madre riempiono di una strana e dissonante musica lo scorrere dei suoi giorni. Ma la sua compagna costante è un forte senso di solitudine: troppo distante la madre, annichilita dallo spettro della povertà che riduce a fastidio il suo senso materno; troppo apatico il padre, una volta partigiano, ora prigioniero dell’intrattabile moglie. Eppure Marta trova nella scrittura e nella curiosità un motivo valido per cui vivere. Proprio quest’ultima la porterà a scoprire in soffitta una strana e vecchia scatola con foto di persone mai viste, ma che prendono vita nei suoi pensieri e si materializzano davanti ai suoi occhi: questo l’evento che cambierà la sua vita. Marta capirà, infatti, di essere una bambina speciale, con un dono: quello di saper ascoltare le anime di chi non c’è più. Ancora una volta però dovrà rendersi conto non c’è posto né per lei né per le sue straordinarie qualità e così, dopo la solitudine familiare, Marta dovrà sperimentare quella di un collegio. Nonostante tutto l’orrore e il dolore che i suoi occhi dovranno ancora sopportare Marta alla fine comprenderà e accetterà il suo dono, diventando donna e madre, riversando sui figli l’amore che nessuno ha mai saputo darle.

Autore: Nunziato Marina

Editore: Falzea Editore

Autore della recensione: Francesca Barile

 

Recensione

Una bambina  e una  giovane donna raccontano in prima persona la loro storia di vita e il loro Dono: la capacità di vedere oltre.

Bambina del dopoguerra, nata da un matrimonio senza amore e a sua volta poco amata dalla madre, una delle due protagoniste vive l’esperienza del collegio come ribelle, vittima di suore non caritatevoli.

La  storia della piccola si contrappone a quella di una giovane donna, immatura sposa di un uomo che la prende a suo piacimento e che lei non ama, perché ha contratto il matrimonio per sfuggire alla fame e al disamore della casa d’origine, condividendo questa sorte con molte altre donne di ogni tempo.

La bambina commette marachelle alla Gianburrasca, scrive candide letterine a Gesù Bambino e il suo rapporto originale con la divinità è narrato con levità e strappa qualche sorriso, magari dopo passaggi in cui il tono è cupo o tragico.

Nella narrazione la scrittrice segue il taglio tipico dei romanzi destrutturati, senza una cronologia lineare, poiché fonde il diario della piccola protagonista a quello della ragazza diventata troppo presto moglie e madre e  questo finisce spesso con lo spiazzare il lettore che fatica a seguire le due vicende parallele.

Chi è la bambina? Chi è la donna ripiegata su se stessa, vittima delle sue visioni? Quale relazione le accomuna?
Solo nell’epilogo la narratrice adulta scioglierà i dubbi che fin dalle prime pagine assalgono il lettore, anche se nell’incipit la piccola sembra dare già delle indicazioni.

A questo libro ci si può accostare con più chiavi di lettura: denuncia per un’infanzia violata, riflessione sulla condizione femminile, passando per il paranormale (soprattutto per chi crede in un contatto con entità che non sono più nella nostra dimensione umana, ma si trovano in una vita parallela).
Fa riflettere, ma non è adatto a tutti…

Recensione di Francesca Barile