Una canzone che ti strappa il cuore

Descrizione

Nella Dublino chiusa e retrograda del 1907, una giovanissima attrice ha intrecciato una relazione con un uomo più anziano, il drammaturgo più importante del teatro dove la ragazza lavora. Ribelle, irriverente, bella, corteggiata da tutti, Molly Allgood proviene da una quartiere popolare, e sogna un futuro da star in America. Il suo amore, John Millington Synge, è un genio inquieto, ultimo discendente di quella che è stata una ricca famiglia di proprietari terrieri, un poeta dal linguaggio forte e dalle passioni tempestose. Ma la sua vita è ostacolata dalle convenzioni dell’età edoardiana e dalla madre austera e timorata di Dio con la quale vive. La relazione tra John e Molly, ostacolata dagli amici e dalla famiglia, è turbolenta, a volte crudele, spesso sofferta. Molti anni dopo, una donna anziana attraversa una Londra sconvolta dalla tempesta. Natale è alle porte. Mentre la donna vaga tra le macerie dei recenti bombardamenti, un vortice di neve di ricordi e desideri perduti sembra turbinarle intorno. Da una delle più grandi voci della narrativa irlandese contemporanea. Un indimenticabile romanzo sull’amore che sfida tutte le convenzioni, anche quelle religiose, una commovente storia di abbandoni e riconciliazioni, un omaggio all’arte stessa di narrare.

Autore: O’Connor Joseph

Editore: Guanda

Autore della recensione: Laura Barbieri

 

Recensione

Recitare è respirare: il corpo dà la vita. Una ragione piccola, ma non nulla, per continuare a esistere in questo mondo malvagio dove le ferite abbondano, e il corpo cede, e le speranze frustate dell’infanzia non sono mai lontane. E’ un atto di pietà, la cosa che lei fa tutte le sere. Respira per lui: gli concede di morire provvisoriamente...”

Un grande talento narrativo quello di Joseph O’Connor che, con il romanzo “Una canzone che ti strappa il cuore”, mette in scena una dolcissima e tormentata storia d’amore ambientata nella Dublino degli inizi del secolo scorso. I protagonisti sono due personaggi storici: Synge, pseudonimo di Edmund John Millington, il più grande drammaturgo irlandese del Novecento, e Maire O’Neill, nome d’arte dell’attrice Molly Allgood.

La storia fra i due è difficile: complicata dalla differenza di età, di estrazione sociale, di religione; eppure diventa una parte fondamentale delle loro vite, le completa, le rende appagate, le consola là dove diventa straziante dovere fare i conti anche con la malattia e la morte.
Il racconto si apre molti anni dopo la morte di Synge: Molly/Maire ormai vecchia è persa dietro i fantasmi dei ricordi, tristemente alla deriva in un mondo dove il prima e il dopo si sovrappongono, dove la presenza della persona amata si affaccia in ogni pensiero, in ogni atteggiamento e in ogni sguardo dato al mondo. La voce di Synge la rincorre ovunque, le “corregge ancora la grammatica”, la consiglia, la osserva da una fotografia appoggiata su di una mensola.
Il racconto procede condotto da un narratore esterno ed è attraverso le sue parole che noi rincorriamo l’amore tra “la donna fatata e il “vagabondo”, tra passato e presente, tra sogno e realtà, tra verità e illusione.

Anche se, come avverte l’autore, gran parte degli avvenimenti di questo libro sono inventati e gli stessi personaggi hanno subito profonde distorsioni rispetto alla verità storica, il romanzo di O’Connor riesce a farci gustare il sapore di un’epoca culturale estremamente vivace anche se contraddittoria. Non possiamo non avvertire lo stridere di una vita letteraria spregiudicata e innovativa con il perdurare di convezioni sociali obsolete e irritanti a cui lo stesso Synge, scrittore dal linguaggio forte, capace di opere di grande impatto, fondatore, insieme a Yeats e a Lady Augusta Gregory, dell’Abbey Theatre di Dublino, si piega senza porsi domande e senza rendersi conto, spesso, della loro crudeltà.

Sento i richiami delle rondini di mare. Che suono meraviglioso. Vieni con me sulla scogliera, che restiamo a guardarle per un’ora? Non diremo niente. Fa’ che sia il mare tutti i nostri discorsi. Solo i gabbiani e le barche dei pescatori che escono, e i palamiti che si sgretolano nella scia. Caro, io bacio questo foglio. Portalo alle tue labbra. Ho quasi paura di mandartelo. Non so perché. Sta sorgendo il sole.

la tua Fatina
E’ commovente scoprire a poco a poco la storia di un amore così profondo e delicato ma nello stesso tempo capace di slanci di passione e di tenerezze infantili. Ed è, ancora, con profonda partecipazione che ci accostiamo alla figura di Molly, quasi a volerla proteggere, come si farebbe con una cara nonna. Soffriamo con lei quando la sua solitudine diventa assoluta ma anche, permettetemi, sotto sotto non possiamo non provare una sorta di ‘invidia’: perdere un amore, il vero amore, è una tragedia; vivere senza trovare una persona da amare in modo così completo, forse, è ancora più sconfortante.
Recensione di Laura Barbieri