Venere in metrò

Descrizione

Bea ha 38 anni, porta la taglia 38, vive nel centro di Milano, visita ogni giorno il sito The Blonde Salad per decidere come vestirsi, ha un marito in carriera, un amante che come status su Facebook scrive “innamorato”, un figlio che va alla scuola steineriana, due amiche di nome Ilaria e Soiaria, un iPhone, un iPod, un iPad e una psicanalista che in ogni seduta pronuncia soltanto queste parole: “Sono 300 euro”. Tutto impeccabile, sembrerebbe. Ma improvvisamente qualcosa si incrina. È una piccola crepa, destinata ad allargarsi come una ragnatela e a sgretolare ogni certezza di Bea: il licenziamento dall’agenzia di comunicazione dove lavora, un’impasse sentimentale inattesa, la carta di credito bloccata, suo figlio che lancia segnali di un disagio sempre più ineludibile. Culicchia dà vita a un personaggio in realtà profondamente tragico, risucchiato in una spirale di menzogne e forzature che mostra il volto più fasullo della borghesia d’inizio millennio, celebrandone i riti e al tempo stesso il declino. Ma ci rivela anche come, toccato il fondo della crisi, si possa ricominciare a vivere, spogli di tutto ma molto più ricchi di prima.

Autore: Culicchia Giuseppe

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Titti

 

Recensione

Il primo impatto apre al sorriso per la descrizione di una certa borghesia ricca e frivola che popola Milano. Il lettore viene immerso in riti ed abitudini vacue che sono, per i protagonisti di questo romanzo e per l’umanità che li attornia, importanti, indispensabili, addirittura vitali (apericene, sfilate, shopping).

Il romanzo continua con il racconto della caduta inesorabile della protagonista, Gaia, da un alto tenore di vita ad una situazione economicamente molto difficile nella quale, però, potrà riappropriarsi della propria vita e dell’affetto della figlia.

In un romanzo che vuole esser ironico e grottesco, ai personaggi non viene dato un profilo psicologico completo. Piuttosto essi sono descritti come maschere a cui è affidato il compito di rappresentare un particolare atteggiamento, comportamento o “vizio”. La descrizione delle loro azioni è sufficiente a denotare un vuoto che sembra difficilmente colmabile.

Il padre della protagonista è la voce fuori dal coro composto da questa umanità e già prima dello scoppio di Tangentopoli, aveva capito il malessere della società in cui stava vivendo. Di animo sensibile, non apprezzando e non essendo apprezzato dalla società in cui era immerso, si era tolto la vita nei giorni dela strage di via Palestro. Nel romanzo, egli vive nei pensieri di Gaia, che ricorda e capisce l’insegnamento del padre quando i suoi problemi economici diventano drammatici.

Il romanzo è divertente e ironico, fa riflettere senza supponenza.

Recensione di Titti