Vergogna

A suo avviso, per essere un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, ha risolto il problema del sesso piuttosto bene”. È la prima frase di “Vergogna”, e chi la pronuncia, il professor David Lurie, quel problema non l’ha risolto affatto. Non a caso, una sera Lurie invita a casa sua una studentessa e la seduce. Costretto a lasciare la professione, Lurie si rifugia da sua figlia, in campagna. Qui potrebbe trovare la pace, e invece trova altra violenza, quella che tre sconosciuti esercitano sulla ragazza. Lurie vorrebbe denunciarli, ma sua figlia si oppone, sostenendo che il pericolo con cui i bianchi convivono è il prezzo da pagare per avere diritto alla terra.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]David Lurie, professore universitario di cinquantadue anni, non intende cambiare. Quello che è diventato e la vita che si è scelto non pretendono di essere un esempio di virtù. Non è l’ipocrisia che rende il mondo migliore, né il pentimento può cambiare i fatti, a meno che non ci si arrenda all’idea che ogni errore possa essere cancellato con un colpo di spugna. Gli errori si pagano e David lo sa bene. 

La passione per una giovane studentessa gli costerà il posto di lavoro ed il prestigio di una cattedra alla Cape Town University. Il professore Lurie non cerca comprensione né condivisione. Di fronte alla commissione che lo giudica David non abiura e non implora, affrontando, con lucida consapevolezza, la condanna all’esilio dal microcosmo perbenista e conservatore dell’Ateneo, dove lo scandalo – e non la causa dello scandalo – non può essere perdonato se non al prezzo di una confessione pubblica con “lacrime di contrizione”.

Per David non rimane che cercare nella casa di campagna della figlia Lucy, diventata donna senza di lui, il luogo di espiazione delle proprie colpe.
Nel mondo di Lucy ci si sporca le mani di sangue e terra, perché i campi da coltivare non danno tregua alla fatica e la natura non fa sconti alla modernità.
David si trova ad affrontare una figlia di cui non comprende nulla, come la scelta di condannarsi ad una vita di solitudine in una terra in cui il ricordo dell’apartheid e l’odio da essa generatosi sono ancora vivi nelle coscienze della gente di colore, che non nasconde un atteggiamento di costante diffidenza nei confronti dei bianchi.
La distanza emotiva di David gli impedisce di penetrare i silenzi di Lucy che non pretende comprensione ma solo rispetto per le proprie scelte, anche quando – dopo aver subito uno stupro da parte di alcuno predoni – la ragazza si ostinerà a vivere in quel luogo.

La riscoperta di un rapporto filiale complesso ma necessario fornirà al professore Lurie l’occasione per una rivisitazione ancora possibile delle proprie scelte di vita, senza tuttavia alcuna pretesa di redenzione. E’ sempre chiara in David la convinzione che non ci viene chiesto di giudicare e condannare l’altro, ma solo di capirlo senza necessariamente la presunzione di salvarlo.

Straniero in questo mondo che respira,/spirito errante da un altro mondo scagliato;/cosa dall’oscura fantasia, che si creò per scelta pericoli già scampati per caso. Era capace/ a volte di rinunciare al suo per l’altrui bene, / non per pietà, non perché sentisse l’obbligo, / ma per una strana perversione del pensiero, /che lo spronava con segreto orgoglio/a fare ciò che pochi o nessun farebbe; / e questo stesso impulso, nell’ora della tentazione/analogamente istigava l’animo suo al delitto“.

Recensione di Lucilla Parisi

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  • Terre al crepuscolo

    Legate dal comune tema della riflessione sul potere, le due novelle di Terre al crepuscolo (‘Progetto Vietnam’ e ‘La storia di Jacobus Coetzee’) procedono nel solco della tradizione di ‘Cuore di tenebra’ di Conrad ed esplorano il concetto di ossessione sottolineandone lo stretto legame con la colonizzazione, sia essa del 1760 o del 1970.

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