Yuri e il mistero delle scarpe blu

Descrizione

Per fare bene il mestiere di malato bisogna essere sani! È questa la paradossale conclusione a cui giunge la narratrice di questa complessa storia di malattia. Il mestiere di malato richiede infatti “mente lucida, nervi saldi, grande pazienza”. Quel “mondo dei sani”, che è stato il suo fino a poco tempo prima, diventa ora un territorio nuovo, estraneo, da scoprire, da esplorare. Nulla è più indicativo di questo sconvolgimento relazionale del rapporto con le badanti, e a ragione la narratrice dedica ad esso molte pagine. “Badante” non è una professione né un mestiere; non è in genere neanche una scelta, un progetto di vita. Si tratta di donne costrette ad abbandonare casa e affetti per necessità economica; donne per le quali l’assistito rappresenta più che una persona un’opportunità economica. Denuncia con intenzionale consapevolezza le difficoltà in cui incorre quotidianamente l’ammalato cronico: nella relazione con il sistema sanitario e l’apparato medico, con l’assistenza privata, con il mondo esterno e nella gestione delle vita quotidiana. La malattia diventa veicolo di indagine e di crescita interiore.

Autore: Magro Elvira

Editore: Book Salad

Autore della recensione:

 

Recensione

Il titolo del libro potrebbe trarre un attimo in inganno un lettore disattento, poiché evoca mondi fantastici propri dell’immaginario infantile con un vago sapore di thriller story.

Si tratta invece del racconto autobiografico scritto da Elvira Magro, docente di lingua tedesca nelle scuole superiori, donna di rara sensibilità e cultura (come si evince dal livello e dalle citazioni del suo scritto), entrata nel tortuoso labirinto della malattia oncologica.

Con lucida determinazione e un pizzico di ironia, l’autrice descrive la sua metaforica discesa all’inferno e ritorno partendo dai primi sintomi fino all’attuale e miracoloso miglioramento della patologia. Non mancano pagine dolorosissime, come quelle che parlano del “soggiorno” della scrittrice nel reparto dei lungodegenti, tra pazienti anziane allettate da tempo, abbandonate a se stesse da infermieri poco coscienziosi, e quelle relative alla progressiva perdita di autonomia da parte dell’autrice, percorso a ritroso che la porta alla doverosa necessità di ricorrere alle cure di una cosiddetta “badante”. Lunghi capitoli sono dedicati alle varie lavoratrici che si sono avvicendate a casa di Elvira: la relazione con la degente è spesso riuscita difficile forse un po’ per scarso spirito di adattamento della committente ma molto per il legame falsato che lega datrice di lavoro e lavoratrice. L’assistenza a un ammalato, da sempre demandata alla famiglia o a chi vuole occuparsi del non sano richiede una buona dose di amore e dedizione che chi è costretto per mera questione economica a svolgere tale funzione troppe volte non può dare, soprattutto se ha a che fare con un malato assolutamente non autosufficiente e quindi sicuramente esigente.

Yuri, delicato nome russo, è il nomignolo che Elvira da’ al suo inquilino moroso che si è insediato dentro e che però l’ha costretta a un riesame della sua esistenza. Le scarpe blu del titolo, misteriosamente scomparse, simboleggiano la “vita di prima”, il desiderio di shopping e di sfoggiare proprio dell’essere femminile e maschile.

Un libro che fa pensare a una seduta di psicoanalisi che l’autrice effettua lasciando alla parola scritta libero sfogo, ma anche una testimonianza di come affrontare la brutta bestia che spesso assale lasciando basiti e inermi chi ne è colpito e i familiari. Il mondo della sanità e ciò che ruota intorno ad esso è un altro oggetto della disamina asciutta e precisa della scrittrice Magro.

Definitivamente, anche se per alcuni aspetti le descrizioni possono sembrare “forti” per animi particolarmente sensibili, è un testo da leggere per riflettere su molti aspetti dell’esistenza e per imparare a riformularsi.

Recensione di Francesca Barile