L’Italia e la Carta di Parigi

L’Italia e la Carta di Parigi della Csce per una nuova Europa

Antonio Armellini ripercorre la genesi della Carta di Parigi in un volume edito dall’Università di Trento. Armellini è stato ambasciatore alla Csce (Conference on Security and Cooperation in Europe), in Algeria e India

La prima parte di questo volume riguarda il negoziato che ha condotto alla Carta di Parigi per una nuova Europa e descrive con rigore, dovizia di particolari e spirito critico quanto avvenuto tra luglio e novembre 1990. La seconda parte contiene contributi sul contenuto della Carta scritti da alcuni dei diplomatici e accademici coinvolti nel negoziato e si conclude con una selezione di documenti inediti che aiutano il lettore a comprendere meglio quanto avvenuto. Con la Carta di Parigi, la CSCE aveva inteso rivisitare lo schema concettuale e pattizio dell’Atto Finale di Helsinki – che aveva rappresentato la pietra angolare della stabilità europea e prefigurato la via dei cambiamenti possibili – riaffermandone la validità nella nuova realtà che la crisi dell’URSS e la fine annunciata della guerra fredda andavano delineando. Quello che prima si era fatto in tre anni, lo si fece in sei mesi: la contrapposizione tradizionale fra i blocchi lasciò il campo all’iniziativa occidentale, con un ruolo propositivo efficace dell’ancora giovane cooperazione politica europea.

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Dopo la caduta del Muro di Berlino, si è posto il problema di tracciare un insieme di regole capaci di governare la trasformazione ed evitare ripercussioni negative. Un’impresa proibitiva, secondo quanto sostiene il libro dell’ambasciatore Antonio Armellini, intitolato L’Italia e la Carta di Parigi della Csce per una nuova Europa e pubblicato dall’Università di Trento. Tuttavia il negoziato sul «dopo guerra fredda» svoltosi a Vienna dal luglio al novembre 1990 rappresenta un paradigma anche per il complesso periodo storico attuale: la diplomazia è e deve rimanere sempre l’unico strumento a disposizione della comunità internazionale per garantire la stabilità e risolvere le controversie. Dopo il crollo del muro i mutamenti furono repentini e veloci: esplose la voglia di libertà, troppo a lungo soffocata. Oggi i cambiamenti sono altrettanto rapidi, ma in senso negativo: di fronte alla guerra in Ucraina sarebbe necessario lo stesso impegno collettivo per decretare la superiorità del dialogo sull’aggressione e ricostituire la sicurezza europea.

L’Atto Finale di Helsinki del 1975 fu un capolavoro della diplomazia: aprì spiragli inopinati nella contrapposizione tra i due blocchi; la Carta di Parigi – quindici anni dopo – tentò di ripercorrere gli schemi del processo di Helsinki e produsse l’adozione di un documento che proponeva la transizione verso una democrazia condivisa, resa poi impossibile dal rapido frantumarsi del mondo socialista. In questo solco Armellini sostiene che «gli strumenti posti in essere allora — la “macchina” e anche lo spirito — potrebbero tuttavia trovare una rinnovata attualità quando, inevitabilmente, si dovrà decidere se e su cosa negoziare, individuando il punto di caduta tra Paesi non più divisi in blocchi ideologicamente incompatibili ma fortemente contrapposti».

Oltre a dare utili indicazioni per il momento attuale, L’Italia e la Carta di Parigi della Csce per una nuova Europa (con l’introduzione di Giuseppe Nesi, la postfazione di Ettore Greco e un’analisi dettagliata della Carta di Parigi curata da Stefano Baldi, Fabio Cristiani, Pier Benedetto Francese, Natalino Ronzitti e Paolo Trichilo) è una sorta di «manuale» di diplomazia multilaterale che racconta con efficacia i segreti e le asperità di un negoziato complesso e distinto da momenti topici, come quando fu annunciata il 3 ottobre 1990 l’unificazione tedesca. Cosa succede alla delegazione di un Paese quando quel Paese scompare? Armellini ricorda che l’ambasciatore della Germania Ovest Detlev Graf zu Rantzau «applicò alla lettera» le istruzioni ricevute e, con una «dose di durezza prussiana», evitò di salutare e congedarsi dal collega della Ddr, affermando che rappresentanti di una nazione che aveva cessato di esistere avevano anch’essi cessato di esistere. I diplomatici e gli ufficiali di rango tedesco orientali, poi epurati perché ritenuti compromessi con il partito comunista, sparirono «come d’incanto».

L’Italia e la Carta di Parigi della Csce per una nuova Europa di Antonio Armellini (introduzione di Giuseppe Nesi, postfazione di Ettore Greco, contributi di Stefano Baldi, Fabio Cristiani, Pier Benedetto Francese, Natalino Ronzitti e Paolo Trichilo) è edito dall’Università di Trento (Editoriale Scientifica, pp. XII, 316, euro 20, versione digitale scaricabile dall’Archivio Iris dell’Ateneo). Antonio Armellini è stato ambasciatore alla Csce (Conference on Security and Cooperation in Europe), in Algeria e India.