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L'orologiaio di Brest di Maurizio de Giovanni
Esplorazioni letterarie

L’orologiaio di Brest di Maurizio de Giovanni

L'orologiaio di Brest di Maurizio de Giovanni, Feltrinelli, racconta l'incontro tra Vera Coen, giornalista alla ricerca della verità sulla morte del padre, e Andrea Malchiodi, professore segnato dal passato. Un noir storico e umano ambientato tra Italia e Francia.

L’orologiaio di Brest di Maurizio de Giovanni (Feltrinelli, 2025) segna un nuovo capitolo nella produzione dello scrittore napoletano, già noto per serie come quelle del Commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre e di Sara Morozzi. Con questo romanzo, De Giovanni si allontana dalle ambientazioni consuete e dal tono corale dei suoi cicli precedenti per proporre un’opera diversa, costruita su un doppio piano temporale e su un intreccio che unisce memoria privata e memoria storica. Pubblicato da Feltrinelli, L’orologiaio di Brest introduce una nuova protagonista femminile, la giornalista Vera Coen, e inaugura una nuova fase della narrativa dell’autore, che sceglie di affrontare temi politici e sociali con la struttura del noir.

Il romanzo parte da un episodio preciso. Il 13 maggio 1984, alle undici del mattino, un attentato in una cava nei pressi della cosiddetta “città dei papi” provoca la morte del magistrato Giovanni Contini e del suo autista, Marco Coen, agente di polizia e padre di Vera.

Quell’evento, che si inserisce nel clima degli ultimi anni di piombo, è il punto di origine di una vicenda che si sviluppa quarant’anni dopo, quando la protagonista decide di indagare sulle circostanze della morte del padre. Vera Coen, ormai quarantenne e affermata giornalista d’inchiesta, affronta una ricerca che stavolta è personale oltre che professionale. Il suo incontro con Andrea Malchiodi, professore universitario con una vita in crisi e un passato familiare irrisolto, fa emergere collegamenti inattesi. L’uomo sospetta che il padre, un ex marinaio di cui sa pochissimo, possa essere stato coinvolto nell’attentato del 1984.

La trama si sviluppa su due piani. Da un lato, l’indagine di Vera e Andrea nel presente, condotta con un approccio razionale ma spinto da motivazioni intime. Dall’altro, la ricostruzione di un periodo storico in cui ideali e violenza si intrecciavano, e in cui il confine tra colpa e giustificazione era fragile. L’autore ambienta il romanzo tra l’Italia e la Francia, in particolare nella città bretone di Brest, luogo simbolico e misterioso dove lavora un orologiaio leggendario, capace di riparare meccanismi che nessun altro riesce ad aggiustare. Questo artigiano, che quasi nessuno ha mai visto, diventa la chiave figurativa di un racconto che ruota attorno alla possibilità di “aggiustare” ciò che il tempo e la storia hanno spezzato.

Il libro si inserisce nel filone del noir civile e politico. De Giovanni sceglie di esplorare un periodo complesso della storia italiana. Mi riferisco a quello che va dalla fine degli anni Settanta all’inizio degli anni Ottanta, attraversato da terrorismo, compromessi di potere e verità taciute. L’autore costruisce una narrazione che mostra le conseguenze di quegli anni su chi è venuto dopo. Il romanzo affronta anche il tema del rapporto tra padri e figli, dell’eredità morale e della ricerca della verità. Vera e Andrea rappresentano due percorsi paralleli di conoscenza: lei cerca giustizia, lui tenta di comprendere la propria origine.

Dal punto di vista stilistico, L’orologiaio di Brest mantiene la chiarezza narrativa tipica di De Giovanni, alternando capitoli brevi, dialoghi diretti e descrizioni precise. Il ritmo è regolare e costruito in modo da tenere il lettore all’interno di una tensione costante. La complessità della struttura non deriva da artifici linguistici, ma dall’intreccio di storie e punti di vista. I personaggi vengono presentati progressivamente, e solo nel corso della lettura se ne comprendono i ruoli e i legami. Il tempo del racconto non segue un ordine lineare, ma si ricompone passo dopo passo, come un mosaico che acquisisce senso solo alla fine.

Nelle pagine del romanzo si ritrovano anche temi centrali nella produzione di De Giovanni. Tra questi la fragilità delle persone comuni, la tensione morale, la necessità di dare un nome al dolore. Pur cambiando ambientazione, lo scrittore conserva la sua attenzione per l’animo umano e per i sentimenti che spingono all’azione. Il tono resta sobrio, ma l’intreccio permette una forte partecipazione emotiva. I momenti di riflessione si alternano alle sequenze d’indagine, e il racconto si sviluppa con equilibrio tra introspezione e trama.

L’orologiaio di Brest è anche un romanzo sul tempo come elemento narrativo e tematico. Ogni personaggio vive in una dimensione temporale sospesa. Per Vera, il tempo si è fermato il giorno dell’attentato. Per Andrea, il passato è un insieme di lacune e sospetti.Infine, per l’orologiaio, il tempo è la materia con cui lavorare.

La precisione con cui De Giovanni intreccia gli eventi e la cura dei dettagli contribuiscono a creare una tensione narrativa che cresce capitolo dopo capitolo. Nonostante la densità dei temi trattati, la scrittura resta accessibile e fluida. L’autore sa coniugare complessità e chiarezza, e unisce la trama gialla all’indagine interiore.

Dopo i cicli dedicati a Napoli e ai suoi personaggi seriali, L’orologiaio di Brest è un’opera di passaggio. Inaugura un nuovo percorso, introduce una nuova protagonista femminile e stabilisce un dialogo tra storia e finzione.

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