i-LIBRI · DAL 2010
L'uccello che girava le viti del mondo
Recensioni

L’uccello che girava le viti del mondo di Haruki Murakami

Nonostante l'inizio coinvolgente e l'atmosfera surreale tipica di Murakami, L'uccello che girava le viti del mondo delude per la trama dispersiva e la mancanza di coerenza narrativa. Tanti personaggi e simboli affascinanti, ma senza un disegno chiaro. Alla fine resta solo un senso di confusione e incompiutezza.

Prolisso, noioso. Descrizioni troppo dettagliate, personaggi che appaiono e scompaiono senza un perché, episodi slegati, una storia che non è storia.

La fantasia dell’autore è mirabile: il problema è che l’opera sembra mancare di un piano, di un progetto definito. E così finisce: nessun colpo di scena, nessun chiarimento. Lascia un senso di inutilità.

Peccato… I primi capitoli mi avevano letteralmente rapita.

Haruki è geniale, questo è certo. Riesce a creare un’atmosfera inverosimile, in bilico tra sogno e realtà, e vi intreccia sia interessanti particolari della tradizione giapponese che valide considerazioni intimistiche.

La sua colpa è proprio quella di tradire l’orizzonte d’attesa costruito con tanta sapienza. Almeno il mio orizzonte d’attesa.

L’uccello che girava le viti del mondo” di Haruki Murakami non supera la sufficienza.

Una vaga idea della trama:

Tokyo. Okada Toru è stufo del suo lavoro (che non lo entusiasma né lo gratifica), lascia tutto ed inizia una nuova vita da “casalingo”.

Poi un giorno il suo gatto scompare, e lui  riceve una stramba telefonata anonima.

È così che cominciano le stranezze indecifrabili, tra cui un’altra scomparsa, quella di sua moglie Kumiko.

Allo stesso tempo, si susseguono con straordinaria rapidità una serie di incontri bizzarri: tra tutti, quello con le sorelle Kanō Creta e Kanō Malta, e quello con Kasahara May, ragazzina molto acuta.

Inquietante Wataya Noboru, cognato di Okada Toru, politico stimatissimo e uomo feroce. Ha a che fare con l’improvvisa sparizione di Kumiko?

Una misteriosa villa abbandonata, un pozzo che diventa rifugio e rivelazione, l’uccello gira-viti che non fa più sentire il suo verso, una voglia che spunta sulla faccia…

Tanti elementi da considerare e la curiosità cresce…

Quando uno si abitua in quel modo, senza mai ottenere quello che desidera, a poco a poco finisce col non capire neanche più bene quello che vuole. (…) È vero, fino a ora può darsi che sia andata così. Ma adesso tu non sei più una bambina. Hai il diritto di vivere come vuoi. Se vuoi avere un gatto, devi costruirti una vita in cui puoi avere un gatto

Seguendo con gli occhi una dopo l’altra le persone che mi passavano davanti, potevo fare il vuoto nella mia testa, come se tirassi via l’aria da una bottiglia, me ne resi conto solo dopo averlo sperimentato in pratica. Non parlai a nessuno e nessuno mi rivolse la parola. Non pensavo a nulla, non avevo idee

Recensione di Giuseppina M.

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner