Maigret

Maigret non somiglia ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate. Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi“.

Con questa breve descrizione Georges Simenon introduce la figura di Maigret, lo presenta al pubblico dei lettori nel primo romanzo della serie, “Pietr il lettone”, nel quale il commissario tallona un pericoloso criminale conosciuto, appunto, col nome che dà il titolo alla storia. Indubbiamente, col senno di poi, si è trattata di una felice presentazione considerata la longevità del personaggio e la vasta produzione a lui dedicata: 75 romanzi scritti più una serie di racconti. Quello che piace è il suo atteggiamento apparentemente burbero, severo, pensieroso, ma sotto sotto estremamente umano e gioviale, addirittura pietoso nei confronti di uomini e donne non particolarmente fortunati. Ad esempio in “Maigret e il barbone” si ha a che fare con un commissario emotivamente coinvolto e dispiaciuto nei confronti di un emarginato, un barbone parigino vittima di tentato omicidio che sembra nascondere un passato nel quale ricercare le ragioni della violenza subita. Oppure ne “La trappola di Maigret”, durante l’interrogatorio che porta al riconoscimento dell’assassino seriale di diverse ragazze, lo si percepisce rattristato nel constatare che il serial killer in realtà è più vittima che carnefice, perché la follia omicida rappresenta una sorta di emancipazione e di catarsi dalla madre e dalla moglie, le donne della sua vita tiranniche, protettive e dominanti.
Allo stesso tempo però l’ispettore diventa una furia senza controllo quando incontra sulla sua strada personaggi privi di qualsiasi scrupolo: vigliacchi, imbroglioni, sfruttatori ed approfittatori, gente disposta anche a uccidere solo per denaro. Lo dimostra diverse volte, come ne “Il mio amico Maigret”, durante un’indagine condotta a Porquerrolles, un’isola del Mediterraneo vicina a St.Tropez sulla Costa Azzurra, quando esterna tutto il suo disprezzo nello smascherare una coppia di assassini, non lesinando nemmeno uno schiaffo sul volto di uno dei  colpevoli.
Le storie di Maigret non hanno nulla a che fare con la violenza a profusione ed il sangue che scorre a fiumi, elementi solitamente presenti in molti thriller-noir scandinavi oggi così apprezzati. Per Simenon è importante evidenziare il profilo psicologico dei personaggi, i drammi che si trascinano dietro da anni:  il protagonista è dotato della capacità di sapere interpretare e intuire le situazioni, di sapere leggere la mente tanto delle vittime quanto degli assassini.

Come nelle migliori tradizioni del romanzo giallo, un poliziotto non è completo se accanto a lui non si dà contemporaneamente ampio spazio alla location, all’ambientazione dove si muove. Ecco che Simenon, partendo da questo presupposto, descrive con dovizia la città di Parigi, come se si trattasse di un quadro d’autore. Il celebre Quai des Orfevrès sede della polizia giudiziaria e la vicina Brasserie Dauphine, che sazia gli appetiti diurni e notturni del commissario quando è impegnato negli estenuanti interrogatori,  il Boulevard Richard-Lenoir dove abita con la moglie, Place des Vosges temporanea casa di Simenon che fa da sfondo al romanzo “L’ombra cinese”,  la Senna che scorre placidamente, sono solo alcuni dei luoghi più ricorrenti. Una menzione a parte meritano poi i classici bistrot francesi, punti di ristoro dove lo stesso Maigret si ferma volentieri sorseggiando una birra o un Calvados, e i locali notturni in particolare quelli attorno a Montmartre o a Pigalle, luoghi solitamente ambigui e di dubbio gusto, frequentati dal commissario per parlare con presunti sospetti, testimoni o semplici avventori, come ad esempio avviene in “Maigret al Picratt’s”.

Un’ultima annotazione curiosa riguarda l’ordine cronologico dei romanzi scritti e pubblicati. A differenza di quello che si potrebbe pensare, il primo, “Pietr il lettone”, non rappresenta in assoluto l’indagine numero uno che invece viene descritta ne “La prima inchiesta di Maigret”, una delle tante storie pubblicate in seguito. Analogamente nell’ultimo libro, “Maigret e il Signor Charles” del 1972, non si legge di un protagonista che prende congedo dal proprio pubblico. Nell’opera intitolata semplicemente “Maigret e pubblicata nel bel mezzo della serie, si assiste invece a un salto temporale: lì troviamo un commissario già in pensione che si vede costretto a svolgere un’indagine non ufficiale per aiutare il nipote, giovane ispettore che viene incastrato e accusato di omicidio. Infine un altro excursus piuttosto celebre è raccontato ne “L’affaire St. Fiacre“: nella cittadina dell’infanzia e della prima giovinezza di Maigret  viene commesso un omicidio, e ciò costituisce un pretesto per narrare del passato…

di Gabriele Lanzi