Manifesto degli invisibili

Manifesto degli invisibili di Aboubakar Soumahoro

Il libro

“Un fattorino una volta mi ha detto: ‘Noi non siamo rider, siamo i braccianti delle metropoli. Lavoriamo in condizioni di precarietà, prendiamo quanto i braccianti delle campa-gne del Foggiano’. Aveva ragione. Per questo motivo, un bracciante deve camminare gomito a gomito con i rider, con i disoccupati, con i lavoratori dipendenti e autonomi.” Ciò che i braccianti, i rider, i giornalisti a cottimo e i lavoratori precari hanno in comune è la condizione di sfruttamento e di precarietà. Si tratta della stessa negazione del riconoscimento dei diritti salariali, sindacali e, soprattutto, dei diritti che derivano dal fatto che tutti siamo esseri umani. Il nostro paradigma economico e l’avidità che lo anima hanno spogliato il lavoro della dimensione della felicità, ridotta ormai a un miraggio, un privilegio per pochi. Le persone sono oggetti funzionali del sistema produttivo. Oggi il mondo del lavoro è il teatro di una compressione drastica dei diritti e degli spazi di libertà. Abbiamo l’illusio-ne di essere in un mare aperto nel quale siamo liberi di muoverci, e invece la nostra libertà è compressa, mentre il lavoro non garantisce condizioni di vita dignitose. “La pandemia,” scrive Soumahoro, “ha squarciato il velo del superfluo, facendoci intravedere l’essenziale: l’essere umano.” Infermieri, medici, cassieri, autisti, facchini, domestici, braccianti, rider e tanti altri si sono presi cura della nostra comunità e l’hanno custodita. Fino a oggi sono rimasti invisibili. Eppure, sono vitali, perché ogni giorno sostengono le fondamenta della nostra capacità di essere parte di un’unica umanità. Mentre tutto il mondo si fermava a causa del virus, gli invisibili hanno continuato e ci hanno permesso di uscire dai mesi più bui. Questo è il loro manifesto. Ma è anche il manifesto di tutti gli altri: ancora prima di essere lavoratori, siamo esseri umani.

Il libro precedente

Umanità in rivolta. La nostra lotta per il lavoro e il diritto alla felicità – La sua voce e il suo impegno riempiono un vuoto nel dibattito politico italiano: non sono in gioco solo i diritti dei lavoratori immigrati, ma i diritti di tutti i lavoratori, messi in ginocchio dalla precarietà. Questo è il suo primo libro.

“Molti migranti non solo fanno i lavori che gli italiani non fanno più, ma lottano anche per i diritti che gli italiani non vogliono più difendere. Ecco perché la loro dignità è la nostra dignità”.

“Sapete cosa un buon pugile non deve mai fare? Non bisogna mai farsi stringere in un angolo. Se sei costretto all’angolo, finisci per prendere così tanti colpi che bastano pochi secondi per perdere un incontro. Non sono mai stato un pugile e non ho mai desiderato di esserlo. Però ho capito di essere su un ring. Non da solo. Insieme a me, prima di me, in tanti, al nostro arrivo in Italia, siamo stati messi in un angolo. Costretti a subire ingiustizie e discriminazioni, molte volte da chi, da figlio o nipote di emigranti, non andava solo contro di noi, ma contro il proprio passato e la propria memoria”. Aboubakar Soumahoro da molti anni difende i diritti dei lavoratori. Arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio, ha conosciuto da vicino le insidie di un tessuto civile che sembra sempre più logoro e incapace di garantire i diritti minimi che dovrebbero essere riconosciuti a ogni essere umano. Il suo è un avvertimento: siamo davvero sicuri che l’angolo del ring sia riservato ai migranti? Forse dietro “i mestieri che gli italiani non vogliono più fare” si nasconde il degrado delle condizioni generali di lavoro, che chi arriva in Italia sprovvisto di tutele e di diritti è costretto ad accettare per sopravvivere. È così che si spiega il gran ritorno della retorica del “prima gli italiani” e della “razza”: uno stratagemma per abbassare il costo del lavoro e per ridurre drasticamente la distanza legittima tra lavoro e sfruttamento. La domanda che dobbiamo porci è radicale: può esistere un capitalismo non razzista? Questo manifesto riempie un vuoto del dibattito politico italiano. Aboubakar Soumahoro sa cosa significa essere privati di un diritto e per questo sa anche cosa significa lottare per conquistarlo

Il fatto

Soumahoro, slitta l’uscita del nuovo libro, Manifesto degli invisibili (dal Corriere online)

Il titolo è emblematico: «Il manifesto degli invisibili». La data fissata: 15 gennaio 2024. Ma del libro di Aboubakar Soumahoro, l’ex deputato di Si-Verdi finito nei guai per una vicenda legata alle cooperative gestite dalla moglie e dalla suocera, non c’è traccia.

Lo scopo del nuovo libro, riferisce Libero, era quello di dare voce ai lavoratori sfruttati, ai rider che lavorano per le grandi società di consegne: una specie di saggio destinato a raccontare le storie degli sfortunati, quelli che lui stesso diceva di voler rappresentare in Parlamento. Ma per ora l’uscita è rinviata, si dice al 19 gennaio 2025 addirittura. E non si sa se il rinvio sia legato in qualche modo al procedimento in cui sono coinvolte Liliane Murekatete e Marie Therese Mukamitsido, moglie e suocera del depuatto, imputate per evasione fiscale e altri reati contabili in merito alla gestione della coop Karibu. Le donne sono state rinviate a giudizioinsieme ad altre 4 persone, il processo inizierà il 24 gennaio.

L’immigrato ivoriano per almeno un paio di decenni è stato difensore dei diritti dei braccianti africani ridotti in schiavitù nelle baraccopoli meridionali (e non solo): laureato in sociologia a Napoli, diventato sindacalista, quando fu eletto alla Camera si presentò con gli stivali infangati, per testimoniare il suo impegno. Ma poco dopo è stato travolto dalle inchieste sulle cooperative della moglie e della suocera. Nelle 152 pagine dell’ordinanza, il gip Giuseppe Molfese racconta di aver indagato su una sstruttura delinquenziale organizzata a livello familiare». Soumahoro non è mai sfiorato da alcuna accusa: ma per la moglie e la suocera i capi d’imputazione sono di frode nelle pubbliche forniture, bancarotta fraudolenta patrimoniale e autoriciclaggio. Non solo: i dipendenti delle cooperative Karibu e Consorzio Aid aspettano ancora gli stipendi arretrati, per un totale di oltre 400 mila euro. Con i proventi del primo libro, Umanità in rivolta, Soumahoro ha raccontato di essersi comprato la casa dove vive, una villetta a due piani a Casal Palocco. Per ora Soumahoro resta in Parlamento, anche se la commissione elettorale della Camera su indicazione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, ha avviato l’iter per farlo decadere il deputato di origini ivoriane, confluito nel gruppo misto dopo l’elezione nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra. Alla base della decisione c’è la segnalazione arrivata dalla corte d’Appello di Bologna che al termine della revisione compiuta d’ufficio sulla documentazione di ogni candidato, ha riscontrato irregolarità su 12mila euro di fondi ricevuti in campagna elettorale.