Milano mia

Milano mia di Dario Cosentino – Percorsi sentimentali nella città che non ti aspetti

«Bisogna camminare col naso all’insù per godersi la meraviglia dell’architettura urbana, svoltare un angolo che potrebbe sembrare insignificante ma che nasconde un tesoro, perdersi tra le vie del centro e scoprire piccole chiese incastonate tra i palazzi, fare un giro in periferia per vivere la vita di quei quartieri che un tempo erano piccoli borghi.»

Dario Cosentino ci porta a spasso nella sua Milano, quella che lo ha accolto quando era studente e di cui nel tempo ha esplorato le zone più famose e gli angoli più remoti, le vie imbellettate e i quartieri autentici. In queste pagine ci accompagna lungo percorsi unici e suggestivi: seguendo la letteratura e la cronaca nera, scoprendo i vecchi borghi e Chinatown, svelandoci la Milano romana e quella più silenziosa. Vedremo con lui dove ha vissuto Dino Buzzati, quale panificio vende le pizzette più buone del mondo, che giro farà la nuova metro blu e da dove arriva il cavallo di Leonardo che accoglie i visitatori all’ingresso dell’Ippodromo di San Siro. Un libro che permette ai milanesi di riscoprire la propria città e ai turisti di guardare più in là della Madonnina.

Naso all’insù e curiosità a mille. Camminare alla scoperta di strade e luoghi per crearsi un percorso personale. È questo l’intento di Dario Cosentino, calabrese trapiantato a Milano, content creator da oltre 61 mila follower, che racconta la città sui social (@Dariohead) e l’ha descritta anche in un libro: Milano Mia (Fabbri), come attestato dall’intervista che qui riportiamo (Fonte: www.leggo.it)

D – Cosentino, cosa racconta nel suo libro?
R – «La città dove vivo da 17 anni, Sono calabrese, ho vissuto qualche anno a Bologna e poi sono venuto qui. Per scoprire la città, cammino senza mete, mi perdo e guardo attorno. Quando vedo qualcosa che mi piace cerco cos’è. All’inizio ho iniziato a fotografare, poi a condividere tutto su Instagram. Di qui è nata la rubrica “Gira Milano” in cui appunto vado in giro per Milano a mostrare ogni angolo. E lo faccio soprattutto all’alba. Mi sveglio molto presto, alle 5.30, e penso “vado a vedere cosa c’è a Milano”. È stupenda: c’è una luce bellissima, non c’è gente, vedi piano piano la città che poi diventa quella che conosciamo: frenetica, trafficata e così via».

D – Che Milano ha scoperto?
R – «A Milano bisogna ricercare la bellezza dell’architettura urbana, i palazzi, le vie. Ho iniziato facendo dei tour con ospiti: andavo con altri creator nei loro quartieri, così da farmi dare delle chicche».

D – Ai milanesi quale Milano piace?
R – «La città insolita, come quella vuota delle 6 di mattina. Altre volte è stato detto da chi vive qui da sempre, che non conosce ancora bene la città e questo libro può aiutarli».

D – Quindi Milano da scoprire sia per i milanesi, sia per i turisti?
R – «Sì, i miei consigli valgono per i cittadini che non conoscono bene Milano, perché sono meno curiosi. Ma soprattutto per i turisti che sostano tre giorni o poco più. Avere un percorso da seguire in poco tempo può aiutare».

D – Il suo quartiere preferito?
«Porta Venezia. Vivo lì da 13 anni: il libro si apre proprio con il capitolo su questa zona. Mi definisco un porta venezier, e l’ho raccontata dall’inizio, quando era un lazzaretto, fino a ora, dove rappresenta l’orgoglio di tutti i tipi di amore».

D – Ci sono lati negativi?
R – «Sì, certo. Ma non faccio denunce, voglio dare consigli, nel libro e su Instagram. La città paga anche il fatto di essere cresciuta velocemente, con quartieri in continua espansione che, ancora oggi, continuano ad accogliere gente».