Momenti di eresia di Carlo A.Martigli – 15 Appuntamento

Sieg Heil! E’ il saluto nazista, con il braccio che da 30 gradi scatta in avanti a 180. Tutti i regimi dittatoriali hanno bisogno di simboli perché in questo modo si fa riconoscere dal popolo bue, senza tanti discorsi o spiegazioni, tipiche espressioni della democrazia, il governo del popolo, che spesso però rimane bue. Non per volontà propria ma in quanto anche in democrazia, più sei ignorante più ti posso manipolare. A questo serve la tv di bassa lega. Anche Lenin, per par condicio, propugnava una minoranza autorevole che governasse una maggioranza ottusa. Ma potremmo tornare indietro ai tempi dell’impero romano, quando il motto degli imperatori era panem et circenses, ovvero dare al popolo un po’ di pane e gli spettacoli del circo, così non pensa. Questa pappardella dal Sieg Heil ai romani mi è stata suscitata dalla lettura di “Lui è tornato” (Bompiani) di Timur Vermes. In Germania pare abbia avuto un grandissimo successo con oltre 600.000 copie vendute, ed è strano in quanto ai tedeschi generalmente non piacciono i libri che parlano del nazismo. Già, perché quel lui di “Lui è tornato” si riferisce ad Adolf Hitler. Nella storia il dittatore si risveglia, non dico come per non svelare il finale, nel 2011 in Germania. E, grazie ai media televisivi che lo vedono come un imitatore, inizia ad avere un successo travolgente, mentre è convinto (avrà ragione?) che il suo paese è di nuovo pronto a seguirlo. La lettura non mi ha entusiasmato, ci sono momenti interessanti e divertenti, altri di noia, ma non è questo il punto. Mi sono chiesto se il successo di questo romanzo di non eccelsa fattura non sia dovuto a una sorta di nostalgia che, grazie alle strizzate d’occhio continue, non fa sentire in colpa il lettore tedesco. Perché alla fine, la figura, sia pure folle di Hitler, con le sue dichiarazioni apocalittiche che fanno salire lo share, diventa quasi positiva in confronto al cinismo e alla rincorsa dell’ascolto a tutti i costi da parte dei dirigenti televisivi. Magari è invece una metafora che vuol proprio mettere il dito sulla piaga: per gli introiti pubblicitari che seguono ai programmi di successo, tutto è lecito, anche la rinascita del nazismo. Comunque, ci siamo vicini, i talk show dove la gente litiga non rendono più, forse si dovrà arrivare alla morte in diretta, come nel visionario e magnifico film Quinto Potere di Sidney Lumet, dove il conduttore televisivo interpretato da quel gigante di Peter Finch incita la gente ad aprire le finestre e a dire “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”. Ecco, non vorrei che un domani mi ritrovassi a vedere le finestre aprirsi e la gente gridare Sieg Heil, nemmeno in una fiction televisiva.

di Carlo A. Martigli