Momenti di eresia di Carlo A. Martigli – 17 Appuntamento


Tra le tante eresie che si contano nella storia vale la pena di raccontare la prima riguardante la figura di Maria. Il filosofo cristiano Nestore, ligio, ortdosso e studioso venne a scontrarsi con un gruppo di vescovi capitanati da quel Cirillo di Alessandria che poi diventò santo per la Chiesa Ortodossa. Luogo del contendere fu la cittadina di Efeso, oggi nella Turchia, nel 431. Cirillo, per la cronaca, sedici anni prima, era stato il persecutore e il mandante dell’assassinio di Ipazia. Conosciuta più per il film di qualche anno fa, la scienziata e teologa alessandrina cercava nei suoi discorsi e nei suoi scritti di unificare le varie tendenze spirituali dell’epoca piuttosto che dividere, e di considerare la scienza non in contrasto con la fede. Una vera “eresia” se si considera oltretutto che veniva da una donna, essere immondo per il suo vescovo di allora. Ma torniamo al Concilio di Efeso e alla diatriba tra Nestore e Cirillo. Il primo sosteneva che Maria in quanto madre carnale di Gesù, doveva essere chiamata Kristotokos, ovvero madre di Cristo. Per Cirillo no, essa doveva essere appellata come Theotokos, ovvero madre di Dio. La logica di Nestore si scontrò con la corruzione di alcuni dei suoi adepti che cambiarono partito e con il bastoni dei sostenitori di Cirillo, e il Concilio di Efeso stabilì l’assurdo teologico che Maria fosse Madre di Dio e non di Gesù. Così come oggi diciamo nell’Ave Maria, senza comprendere quello che viene detto. E Nestore fu cacciato, esiliato e bollato come eretico. Ma per quale motivo Cirillo, sostenuto dall’imperatore Teodosio, voleva che Maria fosse Theotokos? Per un motivo prettamente politico. Dao che ai romani interessava solo che i popoli conquistati pagassero loro le tasse, volevano che le questioni religiose non turbassero l’ordine economico. Per cui è notorio come la religione romana, nel corso dei secoli, assumesse al suo interno e le confondesse, tutte le credenze spirituali dei popoli sottomessi. Una figura come Maria, al vertice del credo cristiano, doveva essere a tutti i costi inglobata all’interno del pantheon romano, in modo da non creare disordini. Dato che esisteva già la figura di Demetra, la Madre per eccellenza, sorella maggiore o addirittura madre di Zeus, il dio Padre, ecco che si rendeva necessaria l’identificazione della Maria cristiana con la Demetra greca (che aveva a sua volta soppiantato la figura parallela della Cerere romana). Fra i tanti e agiografici libri su Ipazia, il migliore credo sia quello di Petto e Colavito, che non vi presto, ma che trovate in brossura a 22 euro (La Lepre Edizioni) o in ebook a 6,99. Meno di una pizza e più salubre, almeno per la mente.

di Carlo A. Martigli