Momenti di eresia di Carlo A. Martigli – 18 Appuntamento

UNA PARABOLA ERETICA

C’era una volta un ragazzo, un bravo ragazzo, nato a Il Cairo. Sua madre è una mussulmana osservante, suo padre no. Una bella famiglia che, all’insegna del multiculturalismo, lo fa studiare presso le suore comboniane e i salesiani. E lui ricorderà, anni dopo, in un suo scritto, la bellezza di quell’atmosfera descrivendo il Cairo come una “città colorata, pluralista e tollerante, dove le ragazze indossavano minigonne e ragazzi sfoggiavano pettinature alla Beatles” e in cui “il tessuto sociale incarnava un sincero amore per gli altri e una vita semplice, dove l’emozione era più importante del denaro”. Bellissime parole.

Poi subisce uno shock: a causa del suo amore per una ragazza israeliana la polizia lo interroga duramente. Forse, per la prima volta, si insinua nella sua mente la paura, e d’accordo con la famiglia lascia l’Egitto e si trasferisce in Italia a studiare, grazie a una borsa di studio.

E’ accolto bene, si fa benvolere, studia, si laurea e inizia a scrivere. Collabora con alcuni organi di stampa ma il salto lo fa con ‘Repubblica’, di cui diventa giornalista. Sul fondamentalismo islamico scrive: “L’Islam in sé non è una minaccia, come religione non è incompatibile con il progresso e la libertà! L’Islam è una fede che, in una interpretazione moderata, è assolutamente compatibile con i valori condivisi dalla società civile italiana e la Costituzione Italiana” e anche che ” …economicamente l’Italia ha bisogno degli immigrati. Socialmente l’Italia ha bisogno degli immigrati per compensare un indice di fertilità tra i più bassi d’Europa…e fermare l’immigrazione sarebbe una catastrofe per l’Italia come civiltà. L’immigrazione è una risorsa, non un problema”. Ha ragione, anche lui in fondo è un immigrato. E spiega infine che se è vero che esiste anche un Islam radicale, si tratta di una frangia assolutamente irrilevante, circa 600.000 in un paese di 57 milioni di abitanti.

Siamo nell’Aprile del 2001. Poi avviene la tragedia dell’11 Settembre. I terroristi sono arabi e mussulmani e lui è arabo e mussulmano, e in tutto l’Occidente scatta, emotivamente, una perversa convinzione: allora sei anche un terrorista, magari mascherato. Il genio immaginifico di Lucas direbbe che questo ragazzo, ormai un uomo, colto e relativamente famoso, cade preda del lato oscuro della forza. Da quel momento, in una escalation di dichiarazioni inizia a rinnegare tutto ciò che era stato fino a quel momento, quasi a voler allontanare da sé ogni sospetto che, essendo arabo e mussulmano, potesse in qualche modo essere accusato di crimini che non avrebbe mai pensato di commettere. E’ un’interpretazione psicologica, sia chiaro, ma più coerente di un voltafaccia utilitaristico. E cambia perfino il suo nome aggiungendo Cristiano dopo Magdi e prima di Allam. E ora si presenta alle europee con un programma simil Lega e dice testualmente: “siamo l’unico Paese al mondo che antepone gli immigrati ai propri cittadini”. Povero Magdi, ricco onorevole immigrato contro immigrati, che lo scorso anno voleva levarsi il nome Cristiano perché non gli piaceva una Chiesa troppo debole con l’Islam.

di Carlo A. Martigli