Momenti di Eresia di Carlo A. Martigli – 6° appuntamento

I nuovi farisei, che con una mano condannano e con l’altra arraffano. Liberiamoli dalle loro catene e aumentiamo le entrate dello stato.  Settantamila addetti, con una quota rosa superiore a qualunque altra categoria, un giro d’affari tra i due e i sei miliardi l’anno con un entrata erariale dai 600 milioni ai quasi 2 miliardi. tassiamo la prostituzione e permettiamo alle associazioni di sponsorizzare le squadre di calcio, di mettere manifesti e striscioni, di farsi pubblicità sulle televisioni. Niente di strano. Logica aziendale. La stessa che ha dato il via libera al gioco d’azzardo. Che con un giro d’affari ufficiale (che una fonte ex appaltatrice del gioco riferisce essere del 50% circa del totale effettivo) di 80 miliardi nel 2011 (nel 94 erano 6,5 miliardi) garantisce all’erario una plusvalenza di 14 miliardi e ai gestori un utile di 9. Il che significa che, statisticamente, ogni 10 euro giocati, più di uno entra nelle tasche delle società 
concessionarie del gioco. Nel 2005 la legge bersani-Visco ha poi aperto il mercato, fino a quel momento riservato ad operatori italiani, permettendo ai colossi inglesi (e non solo quelli) di infilare le mani nelle tasche degli italiani. Che molto di più rispetto alle droghe o all’alcool, sono diventati dipendenti. Secondo un’inchiesta de Il Fatto (marzo 2012) che riprende uno studio del Siipac (Società Italiana di Intervento sulle patologie compulsive) cinque anni fa i dipendenti (non gli impiegati…) da gioco d’azzardo erano 700.000. Evviva, ora sono sicuramente di più, basta entrare in una tabaccheria.

Con la pubblicità che invaso le maglie dei calciatori, le facce sorridenti di attori e sportivi che invitano a scommettere, dalla televisione al cinema, da Internet ai telefonini. 
E poi si critica Buffon? E già che siamo in tema scommettiamo  che il 50% delle macchinette mangiasoldi non funzionano apposta? Perché la multa di mancato collegamento con l’erario è almeno 10 volte inferiore di media agli introiti che si ricavano, e che naturalmente vengono dichiarati al fisco. Perbacco, l’onestà innanzitutto. Mi chiedo allora, o farisei, perché si pubblicizza gioco sì, che è dannoso di a livello umano, psicologico, sanitario e sociale e non lo si permette al tabacco? Con un po’ di sincerità magari i 14 miliardi di entroiti del tabacco (che ha pareggiato i conti con il gioco) potrebbero diventare di più. E con la prostituzione
magari ci entrano altri 3 miliardi in più e non ci faranno aumentare l’Iva alla prossima manofra finanziaria.

Ma l’ultima trovata dei farisei è mettere una task force a favore dei dipendenti del gioco. Fantastico, trovata geniale, così diventa una malattia ufficiale (come è effettivamente)  e le lobby delle case farmaceutiche,  delle cliniche private e dei medici specializzati (fumatori, quasi tutti) per le attività compulsive potranno stendere la manina. O farisei, per una volta, mostrate il pugnale dietro la schiena.

Carlo A. Martigli