Momenti di eresia di Carlo A. Martigli – 7° appuntamento

GLI INGANNI DELLA STORIA
di Carlo A. Martigli


Conoscere il passato per interpretare il presente. Non ci dobbiamo meravigliare degli inganni di cui leggiamo ogni giorno sui giornali, dove i potenti nascondono, imbrogliano, depistano e intrigano per i propri interessi personali o delle lobby che rappresentano. E’ sempre andata così, ma con questo non significa né rinunciare a scandalizzarsi né a combattere questo stato di cose.

Una delle strategie è quella di leggere, informarsi e filtrare le notizie. E non credere aprioristicamente a tutto ciò che è stato tramandato, in quanto la storia è stata sempre scritta dai vincitori.

Un caso tra i più clamorosi riguarda il nome America. In (quasi) tutti i libri è riportato che il suo etimo derivi da Amerigo Vespucci. Due osservazioni di ordine logico e storico.

La logica. I nomi delle nazioni nascono dai cognomi dei loro scopritori o dei loro fondatori. Così per la Bolivia, da Simon Bolivar, o la Colombia, da Cristoforo Colombo. Non si chiamano né Simonia né Cristoforia. Ed è ovvio, i nomi sono comuni e potrebbero essere riferiti ad altre persone, il cognome aiuta a identificare meglio la persona cui si fa riferimento.

La storia. Amerigo Vespucci inizia i suoi viaggi nel 1499. Non è un capitano di nave, è un curioso letterato, appartenente a una delle famiglie più ricche di Firenze, i Vespucci. Ma due anni prima, nel 1497, inizia i suoi viaggi un vero navigatore, Giovanni Caboto. Questi, viaggiando verso occidente, scopre una terra nuova, che chiama appunto Terranova, l’isola che porta ancora questo nome. Durante la circumnavigazione si accorge che dietro di essa si apre una terra ancora più grande, sconosciuta, e la battezza non con il suo nome ma con quello dell’uomo cui deve tutto, il suo armatore, Richard Ameryk.

Ma non basta come spiegazione. Nel 1507 appare la prima mappa al mondo in cui si trova il nome America. E’ di un cartografo tedesco, Martin Waldseemüller. Suo amico e collaboratore è il poeta di corte Matthias Ringmann, già al servizio dei potenti Vespucci di Firenze. Non si sa esattamente che cosa successe, ma Waldseemüller attribuisce al Vespucci la scoperta di queste terre a opera del Caboto, e rende al fiorentino l’origine del nome America.

Lascia anche un segno strano, forse un omaggio, nella sua mappa. La cornice di questa, a forma di ala di pipistrello, è esattamente sovrapponibile al mantello della Madonna dipinta dal Ghirlandaio nella Cappella della Chiesa degli Ognissanti a Firenze, su commissione della famiglia Vespucci, che appare ai due lati dell’affresco. Ancora oggi si può fare il paragone, e osservare se sia o meno vero.

Negli ultimi anni della propria vita Waldseemüller rivela che l’attribuzione non è vera, che è tutto frutto di un malinteso. Ma i Vespucci sono potenti, il cartografo tedesco e Caboto non sono nessuno, la verità non interessa a nessuno, perché fare polemiche con chi è noto, ricco e influente? Così l’inganno, probabilmente prezzolato, si perpetuerà nella storia e arriverà ai giorni nostri.

Fonti: Wikipedia e quindi testi ivi citati, tra cui Claudio Piani, Diego Baratono, I segreti delle antiche carte geografiche, simbologie mariane per il Nuovo Mondo, Albatros il Filo, 2011, Roma.   

di Carlo A. Martigli