Momenti di eresia di Carlo A. Martigli – 9° appuntamento

PROFEZIE ED ESEMPI

Mi è di recente capitato tra le mani un romanzo uscito nel Novembre 2012 e del tutto ignorato dalla stampa: Il Curatore Segreto del Vaticano (Lupo Editore) di Umberto Vitiello. Il romanzo sta vivendo una nuova e meritata vita, in quanto profetizza la rinuncia al pontificato da parte di un papa. Se avesse avuto un titolo meno roboante credo avrebbe avuto maggiore successo. Su questa scia, anzi pare precedendolo, un racconto scritto niente meno che da Monsignor Roberto Brunelli (v. Gazzetta di Mantova http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/02/20/news/il-monsignore-avevo-scritto-da-tempo-un-libro-sulle-dimissioni-del-papa-1.6564860). Ma, a meno di una clamorosa bufala mediatica, di questo libello non si trova traccia, complottisticamente forse acquistato in blocco da Tarcisio Bertone per toglierlo di mezzo?

In quanto alla rinuncia, non dico che Ratzinger ne sia stato ispirato da Umberto Vitiello. O che dopo aver letto il mio L’Eretico (Longanesi, 2012) si sia pentito di quanto ha fatto nel suo pontificato, riammettendo i seguaci di Levebre nel troppo ampio seno della Chiesa, demonizzando l’Islam nel discorso di Ratisbona, e altre quisquilie come la liberalizzazione della Messa Tridentina (quella che conteneva l’accenno ai “perfidi ebrei”). Come non si sarà pentito il decano Angelo Scola della sua amicizia con Roberto Formigoni o Renato Farina (l’ex vice di Libero, quello dell’affaire Sallusti), di cui ha detto al meeting di Rimini di CL che “sono pochi i giornalisti bravi come lui”.
E tornando al profetico romanzo di Vitiello e al pentimento di Ratzinger, ricordo che tutti i cardinali elettori sono stati nominati (meno uno) da lui, per cui profetizzo che se il conclave sarà lungo, vorrà dire che non esiste accordo preventivo e che con la rinuncia Benedetto XVI ha voluto dare una svolta al mostro, con rispetto scrivendo, da lui stesso creato. Se invece sarà corto vuol dire che lo hanno costretto a mettersi da parte per una svolta ancora più autoritaria, verticistica, impermeabile agli scandali e IOR dipendente. Vedremo.

Due sole e ultime osservazioni: la prima rivolta ai giornalisti. Per favore, smettiamo di parlare di dimissioni. La parola è importante, è la base della comunicazione e dell’inganno. Il papa (canone 332 2° paragrafo del Diritto Canonico revisionato nel 1983) non può dare le dimissioni perché queste implicano che qualcuno le debba o voglia accettare. La parola giusta è rinuncia.
La seconda osservazione riguarda inevitabilmente i politici usciti da questa consultazione viziata da mancanza di eresia, ovvero di scelta, a causa del maledetto “porcellum” che nessuno vuole ma di cui tutti tentano di approfittare. Possibile che nessuno di voi, cari signori, abbia mai pensato di prendere ad esempio il gesto di Ratzinger? Lui lo ha fatto in nome di Dio, voi, per favore, se si andrà a rivotare, fatelo in nome di questa Italia.

di Carlo A. Martigli