Momenti di eresia di Carlo A.Martigli – 12° Appuntamento

Se avete tra i 400 e i 1.000 euro da spendere consiglio un libro, in inglese: the book of knowldege of ingenious mechanical devices. Lo ha scritto nel XII° secolo un geniaccio di origine turco irachena, dal nome impossibile Abū al-‘Iz Ibn Ismā’īl ibn al-Razāz al-Jazarī. In giro per la rete troverete solo alcune figure e una sintesi dei contenuti. Ma se avete anche la pazienza di sopportare un po’ di pubblicità e andate su youtube alla url http://www.youtube.com/watch?v=SflvgXhzu7c, troverete la moderna applicazione di un orologio ad acqua issato su un elefante. E se infine non ci credete potete osservarlo come ho fatto io, in dimensione ridotta ma perfettamente funzionante, presso il Musée d’Horlogerie du Locle, a Château des Monts, un paesino svizzero, vicino Neuchatel. Quindi, una volta stupiti, potrete iniziare a fare delle ricerche su al-Jazarī, anche se vi manca il denaro per comprare il libro su Amazon, e scoprire che questo ingegnere, matematico e inventore è considerato il Leonardo da Vinci arabo. Ma sarebbe meglio dire che è lui l’al-Jazarī nostrano. Perché scoprirete che le sue invenzioni meccaniche anticipano di 400 anni quelle di Leonardo da Vinci. Non solo: le sue applicazioni tecniche si rifanno agli studi di tre fratelli (gli scritti dei quali, per i curiosi, sono raccolti sotto il nome di Banu Musa) vissuti alla corte del Sultano Hārūn al-Rashīd, del X° secolo, quello passato alla storia quale protagonista delle Mille e Una Notte. Le invenzioni dei nostri fratelli arabo turchi spaziano da un aliante concepito per il volo umano e sperimentato da Abbas Ibn Firnas nel IX secolo, a una macchina semovente di al-Jazarī, a un sistema idraulico di pompaggio per svuotare e riempire canali ad automi per il divertimento del sultano e per fingere soldati su fortini di confine. Vi dicono nulla queste invenzioni? Considerato che la madre di Leonardo da Vinci era una schiava turca (come risulta dagli ultimi accertamenti sulla sua vita) e che dimorò alcuni anni a Istanbul (dove progettò il famoso ponte sul Bosforo) possiamo dire che oltre alle copie delle invenzioni dell’architetto Vitruvio (1° secolo avanti Cristo) il nostro genio abbia attinto a molte altre fonti. Un genio, senza dubbio, anche nell’arte della copiatura. Che eresia! 

di Carlo A. Martigli