Morte a Venezia di Luchino Visconti

La morte a Venezia: oggi commentiamo sia il romanzo, sia il film…

La redazione di i-libri.com

_____________________________________

Tratto dal bellissimo romanzo di Thomas Mann, il film di Luchino Visconti “Morte a Venezia” interpreta egregiamente il conflitto tra l’uomo e l’artista e l’impossibilità di far coincidere la perfezione e la purezza dell’arte con la mediocrità dell’essere umano.

Scrittore in crisi nell’opera di Mann, Aschenbach è musicista in declino nel film di Visconti. La raffinatezza della scenografia ci presenta una splendida Venezia con i suoi lussuosi alberghi che si affacciano sulle spiagge del Lido ai primi del 900. I costumi e gli interni sono curati nei dettagli, come nella maggior parte dei film del regista italiano.

Il grigio è il colore dominante delle prime scene, quasi a voler sottolineare anche  attraverso l’espressione malinconica del protagonista, interpretato da un perfetto Dirk Bogarde, il dramma esistenziale del personaggio, che altro non è se non il dramma dell’artista e di tutta una parte della società i cui valori vanno rapidamente dissolvendosi.

Il film procede con il contrasto tra la bellezza e la volgarità, tra lo splendore dell’architettura veneziana e le maleolenti vie che mostrano le tracce di un’epidemia mortale, tra la sublime musica di Mahler e lo sguaiato canto dei musici di strada. In questo contesto la pura bellezza del giovane Tadzio, del quale Aschenbach si invaghisce, si contrappone alla vecchiaia incombente e impura del protagonista.

Ancora più di quanto non abbia insistito Mann nel suo romanzo, Visconti mette l’accento sull’inaffidabilità di coloro che tentano di nascondere il dilagare dell’epidemia per fini utilitaristici ed economici. Un’umanità meschina e degradata quella rappresentata sia da Mann, sia da Visconti. Ed è proprio nelle scene finali, quelle in cui il dramma esistenziale di Aschenbach trova il suo epilogo, che meglio si chiarisce il messaggio simbolico del film. Non può il tempo, con il suo processo irreversibile, ritrovare una purezza di forma e di espressione. La contrapposizione sarà questa volta tra il giovane Tadzio, la cui bellezza si staglia sullo sfondo della laguna di Venezia, e l’ormai vecchio Aschenbach, la cui tintura dei capelli, estremo tentativo di fermare il tempo, si scioglie con effetto grottescosul suo viso,  accentuandone i segni dell’età. Nel mezzo il drappo nero che copre la macchina da presa. È l’inconciliabilità della purezza e della castità con l’impurità della vecchiaia.

Anna Maria Balzano