Neige Sinno vince il Premio Strega Europeo 2024

Vincitore Premio Strega Europeo 2024
Neige Sinno vince l'undicesimo Premio Strega Europeo con "Triste Tigre". La cerimonia al Circolo dei Lettori celebra anche la traduttrice Luciana Cisbani.

L’undicesima edizione del Premio Strega Europeo ha visto trionfare Neige Sinno con il suo romanzo “Triste Tigre, edito da Neri Pozza. La cerimonia di premiazione, tenutasi presso il Circolo dei Lettori, ha sottolineato l’importanza delle traduzioni come strumento di dialogo e conoscenza, premiando anche Luciana Cisbani, traduttrice dell’opera vincitrice.

La cerimonia e i finalisti

Il Premio Strega Europeo 2024 ha rinnovato la sua collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino. Gli autori finalisti hanno presentato i loro libri in incontri individuali al Salone, dal 10 al 12 maggio. La cerimonia di premiazione è stata condotta dalla giornalista Eva Giovannini e ha visto la partecipazione di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci, Claudia Corazza di BPER Banca, e Giulio Biino ed Elena Lowenthal della Fondazione Circolo dei Lettori di Torino.

La giuria, composta da 25 scrittori italiani vincitori e finalisti del Premio Strega, ha assegnato 10 voti a “Triste Tigre” su un totale di 23 espressi. Tra i membri della giuria, figurano nomi illustri come Marco Amerighi, Silvia Avallone, Paolo Giordano, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Lia Levi, Melania G. Mazzucco, e Sandro Veronesi.

Un premio per la letteratura europea

Il Premio Strega Europeo, istituito nel 2014 durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, mira a diffondere la conoscenza delle voci più originali e rilevanti della narrativa contemporanea, promuovendo il dialogo culturale oltre i confini nazionali. Il premio è promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, con il supporto di Strega Alberti Benevento, BPER Banca, il Salone Internazionale del Libro e la Fondazione Circolo dei Lettori di Torino. Media partner è RAI, con sponsor tecnici Librerie Feltrinelli e SYGLA.

Le edizioni precedenti

Negli anni precedenti, il Premio Strega Europeo è stato assegnato a autori come Emmanuel Carrère, Amélie Nothomb, Mikhail Shishkin, Georgi Gospodinov, Judith Schalansky, David Diop, Fernando Aramburu, Jenny Erpenbeck, Annie Ernaux, Katja Petrowskaja, e Marcos Giralt Torrente.

Ecco l’elenco delle opere vincitrici delle precedenti edizioni:

2023    Emmanuel CarrèreV13 (Adelphi), tradotto da Francesco Bergamasco.

“V13” di Emmanuel Carrère è un’opera che raccoglie e rielabora gli articoli scritti dall’autore per i principali quotidiani europei riguardo al processo ai complici e all’unico sopravvissuto degli attentati terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi. Diviso in tre parti – «Le vittime», «Gli imputati» e «La corte» – il libro narra le udienze di un processo che ha cercato di fare luce su quegli attacchi devastanti, che causarono centotrenta morti e oltre trecentocinquanta feriti.

Carrère ha seguito il processo ogni giorno per quasi dieci mesi, seduto nell’enorme «scatola di legno bianco» costruita appositamente per ospitare le udienze. Durante questo periodo, ha ascoltato e riportato le testimonianze strazianti delle vittime e dei sopravvissuti, che hanno vissuto esperienze estreme di morte e di vita, e ha descritto i silenzi, i balbettii degli imputati, e le parole dei magistrati e degli avvocati.

Il libro si distingue per lo stile unico di Carrère, che riesce a raccontare senza enfasi o patetismo, catturando l’umanità dei protagonisti – sia essa sconvolgente, ammirevole o abietta – e talvolta l’ironia quasi insostenibile delle situazioni. “V13” è un viaggio attraverso l’orrore e la pietà, un groviglio di ferocia, fanatismo, follia e sofferenza, che lascia il lettore profondamente cambiato, proprio come è successo all’autore.

2022    Amélie NothombPrimo sangue (Voland), tradotto da Federica Di Lella.

Il libro racconta l’infanzia, la giovinezza, il matrimonio e il primo incarico diplomatico di Patrick Nothomb, appartenente a una delle più influenti famiglie del Belgio. La narrazione è immersa in un contesto familiare unico e affascinante: una madre vedova prematuramente, nonni eccentrici e una schiera di zii quasi coetanei. In questo scenario, il giovane Patrick si sforza di crescere e trovare la sua strada verso l’età adulta.

Il libro offre pagine sorprendenti e coinvolgenti che descrivono le dinamiche di questa famiglia particolare. La storia è narrata in modo tale da suscitare sia commozione che divertimento nei lettori, rendendo la lettura un’esperienza emotivamente ricca e piacevole.

2022    Mikhail ShishkinPunto di fuga (21lettere), tradotto da Emanuela Bonacorsi.

Il libro racconta la storia di una donna e un uomo che si scambiano lettere d’amore. Inizialmente, sembra una relazione semplice e normale, ambientata in una casa estiva dove sboccia il loro primo amore. Attraverso le loro lettere, i due condividono ogni dettaglio delle loro vite. Tuttavia, col passare del tempo, emerge che le cose non sono affatto come sembrano.

Questo romanzo esplora i misteri della vita e l’accettazione della morte, offrendo una prospettiva profonda su entrambe. La narrazione sottolinea l’importanza della parola scritta e dell’amore come chiavi per comprendere l’esistenza. Un tema centrale del libro è che per esistere davvero, bisogna vivere non solo nella propria mente, che è inaffidabile, ma nella mente di un’altra persona, quella che tiene a cuore la nostra esistenza.

2021    Georgi GospodinovCronorifugio (Voland), tradotto da Giuseppe Dell’Agata.

Il libro racconta la storia di Gaustìn, un personaggio eccentrico che inaugura a Zurigo una “clinica del passato”. Questa clinica è destinata ad accogliere persone che hanno perso la memoria, aiutandole a recuperare i propri ricordi. Ogni piano dell’edificio riproduce nei minimi dettagli un decennio del secolo scorso, offrendo un rifugio confortevole dal presente che finisce per attirare anche individui perfettamente sani.

Parallelamente, in Europa viene indetto il primo referendum sul passato, e la campagna elettorale diventa presto molto movimentata. Il romanzo ci porta in un viaggio attraverso diverse città e periodi storici, tra cui Zurigo, Sofia, Vienna, Sarajevo e Brooklyn. Mescolando satira e nostalgia, storia e ironia, Georgi Gospodinov ci confronta con l’incertezza del futuro, invitandoci a riflettere su come il passato influenzi il nostro presente e futuro. Il romanzo è un affascinante viaggio nel vasto e complesso continente dei ricordi, capace di suscitare emozioni e pensieri profondi nei lettori.

2020    Judith SchalanskyInventario di alcune cose perdute (nottetempo), tradotto da Flavia Pantanella.

“Inventario di alcune cose perdute” di Judith Schalansky è una raccolta di dodici storie che esplorano il tema della perdita, del tempo e della memoria. Ogni racconto è dedicato a qualcosa che è andato perduto nel corso della storia, sia che si tratti di oggetti, animali, luoghi o documenti. La narrazione si muove in un delicato equilibrio tra presenza e assenza, con descrizioni vivide che evocano immagini di ciò che non esiste più.

Le storie includono Tuanaki, un’isoletta che un tempo appariva sulle mappe ma ora giace sommersa; la tigre del Caspio, il cui ultimo esemplare impagliato fu distrutto in un incendio; lo scheletro di un presunto unicorno, nascosto in un luogo sconosciuto; Kinau, un selenografo tedesco del XIX secolo di cui si sa poco o nulla; e le misteriose lacune nei carmi amorosi di Saffo, che celano ipotesi e segreti.

Schalansky, come già fatto nel suo “Atlante delle isole remote”, ricrea mondi passati partendo da frammenti di informazioni, immergendosi nei contesti storici e linguistici, e restituendo ogni dettaglio con precisione storica e immaginativa. Questo libro è un viaggio attraverso la nostalgia e l’immaginazione, che invita i lettori a riflettere su ciò che è stato perduto e su come la memoria e l’immaginazione possano far rivivere il passato.

2019    David DiopFratelli d’anima (Neri Pozza), tradotto da Giovanni Bogliolo.

Il libro racconta la storia dei fucilieri senegalesi, soprannominati “i cioccolatini dell’Africa nera” dal capitano Armand, che combattono nelle trincee francesi sul fronte occidentale durante la Prima Guerra Mondiale. Questi soldati, considerati l’orgoglio della Francia e temuti dai nemici come “negri selvaggi”, affrontano ogni assalto con un misto di ferocia e coraggio. Tra loro ci sono Alfa Ndiaye e Mademba Diop, amici e fratelli d’anima cresciuti insieme in Africa.

Un giorno, Mademba viene ferito mortalmente e implora Alfa di dargli il colpo di grazia, ma Alfa si rifiuta, lasciando l’amico a una lunga e atroce agonia. La morte di Mademba segna profondamente Alfa, spingendolo a una spirale di violenza e follia. Alfa inizia a uscire dalla trincea ad ogni chiamata del capitano Armand, uccidendo senza pietà i nemici e collezionando le loro mani come trofei di guerra.

Il suo comportamento diventa sempre più demoniaco e alienato, trasformandolo in un divoratore di anime. La guerra moderna, con la sua grande carneficina, permette ad Alfa di compiere atti impensabili, contrastanti con i valori e le proibizioni del mondo di ieri. Solo una voce del passato potrebbe forse salvarlo dalla sua discesa nella follia e nella disumanità.

2018    Fernando AramburuPatria (Guanda), tradotto da Bruno Arpaia.

Il libro narra la storia di due famiglie legate da una profonda amicizia: Txato e Joxian, cresciuti insieme in un paese vicino a San Sebastián, condividono serate in osteria e domeniche in bicicletta, mentre le loro mogli, Bittori e Miren, sono care amiche. Anche i loro figli, nati e cresciuti tra gli anni Settanta e Ottanta, vivono un’infanzia serena.

Questo equilibrio viene spezzato dalla violenza quando Txato viene ucciso in un attentato dell’ETA. Dopo la tragedia, Bittori lascia il paese, incapace di vivere in un luogo che le aveva dato tanta felicità. Tuttavia, in un piovoso pomeriggio dell’autunno 2011, Bittori torna sulla tomba di Txato, decisa a cercare una riconciliazione con il passato e a scoprire la verità sull’omicidio del marito.

Il romanzo si sviluppa come un racconto corale, intrecciando le vite e i punti di vista di numerosi personaggi. Attraverso un ritmo narrativo serrato, l’autore esplora temi universali come l’amore e il dolore, l’odio e il perdono, l’amicizia e il tradimento. La forza della vera letteratura emerge nel modo in cui queste storie personali si collegano ai grandi eventi storici, creando un ritratto intenso e sfaccettato della condizione umana.

2017    Jenny ErpenbeckVoci del verbo andare (Sellerio), tradotto da Ada Vigliani.

Il libro racconta la storia di Richard, un filologo classico in pensione, che per caso entra in contatto con un gruppo di africani alloggiati in un campo profughi a Berlino. Richard è un uomo solo, vedovo e senza figli, con molto tempo a disposizione. Questo incontro lo porterà a scoprire una nuova capacità di ascoltare le vite degli altri, raccogliendo le storie di persone provenienti dal Ghana, dal Ciad, dalla Nigeria, storie di lutto, fame, guerra, coraggio e difficoltà.

Attraverso il dialogo con gli esuli, Richard scopre un’umanità capace di essere innocente e integra. La sua cultura classica diventa uno strumento rivelatore che lo aiuta a immergersi in un mondo nuovo e a confrontare valori spesso contrapposti. L’antichità e la modernità, l’universalismo e l’interesse individuale, il difficile equilibrio tra ideali e sopravvivenza emergono come temi centrali.

I rifugiati con cui Richard interagisce sono arrivati a Berlino nell’autunno del 2013, dopo essere sbarcati a Lampedusa. Sono circa quattrocento stranieri in una terra straniera, dove tutto per loro è diverso, difficile e alieno. Inizialmente si accampano in una piazza del quartiere Kreuzberg per chiedere aiuto e lavoro, ma vengono rapidamente sgomberati dalla polizia e trasferiti nella zona orientale della capitale. Lì ottengono vitto e alloggio e iniziano un corso per apprendere la nuova lingua.

Nonostante queste prime conquiste, la normalità rimane una meta difficile da raggiungere per loro e per molti altri che hanno lasciato i loro paesi in cerca di rifugio in Europa. Prima di poter tornare a vivere una vita normale, dovranno affrontare un’attesa lunga anni, in un percorso segnato da continue sfide e incertezze.

2016    Annie ErnauxGli anni (L’orma), tradotto da Lorenzo Flabbi.

“Gli anni” di Annie Ernaux è un romanzo autobiografico che funge anche da cronaca collettiva, raccontando la storia del mondo dal dopoguerra a oggi attraverso un intreccio indissolubile di voce individuale e coro storico. Il libro esplora come il tempo vissuto si trasformi nella nostra vita, affrontando temi e avvenimenti che hanno segnato decenni di storia.

Ernaux convoca immagini potenti della Liberazione, della guerra d’Algeria, della maternità, del generale de Gaulle, del maggio ’68, dell’emancipazione femminile e di Mitterrand. Il romanzo affronta anche fenomeni come l’avanzata del consumismo, il conformismo, l’avvento di internet, l’11 settembre e la riscoperta del desiderio.

Il racconto è scandito da descrizioni di fotografie e pranzi festivi, creando una “autobiografia impersonale” che immerge il lettore nel flusso della memoria collettiva. La scrittura tersa e affilata di Ernaux riesce a “salvare” la storia delle generazioni, coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo.

Il libro non è solo un viaggio personale attraverso i ricordi dell’autrice, ma anche una riflessione universale sull’esperienza umana e sulla capacità della memoria di conservare e dare senso alla nostra esistenza.

2015    Katja PetrowskajaForse Esther (Adelphi), tradotto da Ada Vigliani.

“Si sarà proprio chiamata Esther” di Katja Petrowskaja è un viaggio intenso e personale nel tentativo di ricostruire la genealogia della propria famiglia dispersa tra Polonia, Russia e Austria, in un contesto storico segnato dalla Seconda Guerra Mondiale e dalle sue tragiche conseguenze. La storia si apre con l’incertezza sull’identità di Esther, una bisnonna che nel 1941 a Kiev chiese fiduciosamente a due soldati tedeschi la strada per Babij Jar, la fossa comune degli ebrei, ottenendo in risposta una rivoltellata mortale.

La narrazione si sviluppa attraverso la ricerca di Petrowskaja delle proprie radici familiari, un vivace intreccio di culture e lingue come yiddish, polacco, ucraino, ebraico, russo e tedesco. L’autrice esplora le storie dei membri della sua famiglia, ciascuno con un destino unico e spesso tragico, offrendo un affresco del Novecento dove la stella gialla degli ebrei e la stella rossa dei sovietici incombono su ogni pagina.

Il libro è un viaggio a ritroso nel tempo, che cerca di riportare alla luce le vite e le esperienze di memorabili figure familiari, sfuggite alla memoria ufficiale del monolite sovietico che conosceva il futuro, ma non il passato. Petrowskaja ci offre una riflessione profonda sulla memoria, l’identità e la storia, intrecciando le storie personali con i grandi eventi storici, e restituendo voce e dignità a coloro che sono stati dimenticati.

2014    Marcos Giralt TorrenteIl tempo della vita (Elliot), tradotto da Pierpaolo Marchetti.

“Il tempo della vita” di Giralt Torrente è un’opera che si colloca tra autobiografia e romanzo, narrando e confessando, con una prosa sospesa e intima. L’autore, mettendosi completamente a nudo, esplora il senso profondo della relazione tra un figlio e un genitore. Questa materia, pericolosa e profondamente intima, diventa nelle mani di Torrente una fonte di emozione, sorpresa e letteratura che riesce a rivelare al lettore un significato universale.

Il libro racconta la storia di una riconciliazione tra un padre e un figlio che, nonostante le reciproche chiusure, i silenzi e i lunghi periodi di separazione, non hanno mai smesso di amarsi. Attraverso questo viaggio emotivo e personale, l’autore riesce a trasformare le sue esperienze individuali in un racconto che parla a tutti, illuminando la complessità e la bellezza delle relazioni familiari.