Nobel assegnati, Nobel negati

Nobel assegnati, Nobel negati: “C’erano anche due autori italiani, lo scrittore Alberto Moravia e il poeta Giuseppe Ungaretti, tra i 76 candidati alla conquista del Premio Nobel per la letteratura del 1964, poi assegnato al filosofo e scrittore francese Jean-Paul Sartre e dal padre dell’esistenzialismo clamorosamente rifiutato.”
Così rivela La stampa nell’articolo intitolato Moravia e Ungaretti tra i candidati al Nobel del 1964, ecco la lista segreta

Alberto Moravia fu più volte in predicato di vincere un Nobel per la letteratura che non gli venne mai assegnato.

Giovedì 13 ottobre 2016 l’onore è stato attribuito a Bob Dylan e questo evento ha suscitato un vespaio di polemiche e molte perplessità in coloro che ritengono non appropriato attribuire il prestigioso riconoscimento a un autore di canzoni.
A titolo esemplificativo riportiamo quanto affermato da Baricco secondo notizie di stampa: «Per quanto mi sforzi, non riesco a capire che cosa c’entri con la letteratura. È come se dessero un Grammy a Javier Marias perché c’è una bella musicalità nella sua narrativa. Allora anche gli architetti possono essere considerati poeti».
Poetico, ma al tempo stesso illuministico e illuminante il no ammirato di uno scrittore del calibro di Raul Montanari, che dalla sua pagina Facebook indirettamente celebra il cantautore americano mietendo like (e naturalmente anche qualche dissenso):
«In completo disaccordo con il Nobel per la “letteratura” a Bob Dylan.
Le parole di Bob Dylan non hanno gareggiato alla pari con quelle dei poeti e dei narratori, perché erano accompagnate dalle splendide melodie della sua chitarra. Non erano nude, non erano indifese sulla carta come quelle di chi fa ciò che chiamiamo “letteratura”.
Sarebbe come far partecipare Valentino Rossi al Giro d’Italia: anche lui va su due ruote come i ciclisti: ma sotto ha il motore.
Chi leggerebbe i versi di Bob Dylan se fossero poesie e non canzoni?
Se esistesse un Nobel per la musica, non ci sarebbe niente di strano ad assegnarlo a Dylan, o ai Pink Floyd o a chi vogliamo; purtroppo (si fa per dire) questo Nobel non esiste: esistono solo milioni di persone che comprano i loro dischi. Mi pare che si possano accontentare, anche senza il Nobel.
P.S.: Santo dio, non hanno mai dato il Nobel a Borges!»

Con buona pace di scrittori come Philip Roth, Don DeLillo e Haruki Murakami, candidati al Nobel almeno dalle aspettative personali e dagli auspici del pubblico dei loro lettori, per alimentare il dibattito e per rappresentare “la fazione” dei favorevoli al Nobel di Bob Dylan pubblichiamo in calce al presente articolo gli interventi “social” di Lorenzo Mazzoni e di Maurizio Vicedomini

Tutti quanti, pro e contro, ci diamo ideale appuntamento qui:
Blowin in the wind

oppure qui:
Knockin’ on heaven’s door

per continuare la nostra pacifica discussione,  sul sottofondo di note oggi cult e di versi che hanno scandito il movimento delle idee …

Bruno Elpis

Bob Dylan, 60 anni di musica, e un Premio Nobel per la letteratura

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“Premetto, del premio Nobel mi interessa quanto una lezione di matematica quantistica, ma le critiche a Dylan di queste ore sono, dal mio punto di vista, non solo snob ma anche un po’ sciocchine, sanno un po’ della diatriba “Dario Fo era diventato fascio-catto-reazionario-grillino oppure no?” che sta riempiendo le pagine dei social in queste ore. Fuffa. Bob Dylan può non piacere, si può trovare la sua voce simile allo straziante verso acidulo di una gallina (perché non dare il Nobel a Céline Dion, se è una questione di voce), si possono trovare terribilmente semplici l suoi riff (smettiamola di ascoltare il punk, allora), si può contestare che in un mondo logorato dallo strapotere yankee sarebbe stato giusto dare un premio tanto ambito a una voce “altra” (e poi i libri e i dischi che i più comprano mica sono quelli di qualche artista-musicista-scrittore siriano-palestinese-pakistano.congolese-cingalese eccetera che pubblica o incide per case editrici/discografiche indipendenti), ma non riconoscere l’importanza di Dylan nella cultura popolare è sinonimo di cecità. Dylan è stato fondamentale per lo sviluppo culturale e sociale degli anni ’60. Senza Dylan non ci sarebbe stata la svolta nei testi di John Lennon a partire dall’album “Help”, non ci sarebbe stata l’evoluzione di decine di band, più o meno note, che tutti, o quasi, abbiamo ascoltato. Senza Dylan non ci sarebbe stata The Band e lo sviluppo della tecnica di montaggio di Martin Scorsese, una certa New York lurida e ammobiliata come poi l’abbiamo conosciuta nei reportage di altri dal Chelsea Hotel e in differenti luoghi sordidi e magnetici, non ci sarebbero stati i magnifici romanzi di Hunther Thompson, da sempre affascinato e ispirato dal primo Dylan, come non ha mai mancato di scrivere all’inizio dei suoi libri, non ci sarebbero stati, così come i pochi che li hanno ascoltati conoscono, The Love’s White Rabbits, non ci sarebbe stato “Quando le chitarre facevano l’amore”. Chiunque riconosca, al di là dell’odio-amore per l’Amerika (ca) che in fondo saranno solo canzonette, ma senza di esse la nostra vita sai che schifo, non può non provare una certa simpatia per Dylan, nonostante il declino, l’infatuazione papale, gli album sempre più imbarazzanti. Prima ci sono stati vent’anni di musica straordinaria, soprattutto la parte dei testi. Scrivetela voi “Desolation Row”, riproponetela voi, come fece il grande Roky Erikson con i 13 Floor Elevators, “It’s All Over Now, Baby Blue”, buttate giù due accordi e fatene qualcosa di più grande di “Billy 1”. Ma in fondo i gusti sono gusti, alcuni influenzati da giudizi importanti: “Io non lo leggo Louis-Ferdinand Céline, era antisionista”, “Non ascolterò mai quell’anarchico di Guccini”, e via andare. In fondo, sono affari vostri. Per quel che mi riguarda ora metto su “Blonde on Blonde”, da sballo, con la consapevolezza che se il premio Nobel dovesse vincerlo chi davvero meriterebbe di essere riconosciuto dal mondo intero, be’, il mondo non andrebbe come va da decenni.”

Lorenzo Mazzoni
https://www.i-libri.com/libri/il-muggito-di-sarajevo-di-lorenzo-mazzoni/

(Un giovane Alberto Moravia nella foto dell’articolo pubblicato da La Stampa)

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“Noto che l’obiezione che va per la maggiore al conferimento a Bob Dylan del premio Nobel per la letteratura (a parte la delusione per il povero P. Roth), è che “la musica non è letteratura”.
Ammetto di non essere esperto di poesia antica – e quindi correggetemi se sbaglio – ma mi risulta che la poesia lirica greca fosse cantata e accompagnata da musica. E nel teatro romano (che noi studiamo in letteratura) erano presenti cori e musiche. E ancora la ballata, forma metrica di una certa rilevanza nella poesia romanza e italiana, prevedeva musica d’accompagnamento.
Se è vero che i due tipi di “poesia in musica” sono molto lontani fra loro, forse bisognerebbe essere più flessibili su cosa si possa chiamare “letteratura”, dal momento che le stesse polemiche nacquero l’anno scorso per la vittoria di una cronista.
Poi siamo d’accordo che è una scelta – quella dell’accademia di Svezia – molto borderline e con ogni probabilità volutamente provocatoria. E siamo d’accordo che apre un “pericoloso” precedente. Ma sarebbe quantomeno doveroso discuterne senza pensare di avere la verità in tasca su cosa la letteratura sia, dato che una precisa definizione forse non è stata ancora trovata.
Io, comunque, avrei preferito un Nobel a un autore poco tradotto in Italia o poco pubblicato, così da avere la possibilità di scoprirlo. Ma queste sono mie fisime da lettore, che ci vogliamo fare.”

Maurizio Vicedomini
http://www.mauriziovicedomini.com/