Pasolini tra archiviazione dell’inchiesta, street art, cimeli e Premio Antonio Fogazzaro

Nel 2015 ricorre il quarantesimo anniversario dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini: recentemente la Procura di Roma ha deciso di archiviare l’inchiesta sulla sua morte, dichiarando non attribuibili i cinque DNA differenti rinvenuti sul luogo dell’omicidio in aggiunta alle tracce di Pino Pelosi, che venne condannato per il delitto.
In sottofondo a questa notizia, ci sembra di risentire le sue parole a mo’ di geremiade e di accusa al tempo stesso:

“Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti…”
(Cliccando qui trovate il testo integrale di “Cos’è questo golpe? Io so”, Corriere della Sera del 14 novembre 1974).

Se la decisione dell’autorità giudiziaria sembra voler girare una delle pagine oscure della cronaca italiana, Pasolini rimane oggi più che mai vivo nel pensiero e nella cultura, nelle sue opere che vengono continuamente riscoperte, nei concorsi e nelle pagine social a lui dedicate, perfino nella street art: anche se il suggestivo murale anonimo – una sorta di Pietà – comparso a Piazza di San Calisto, nel cuore di Trastevere, che riscuoteva l’interesse dei cittadini e l’ammirazione dei passanti, è stato imbrattato da ignoti, come mostrano le foto a questo link.

Hanno invece il carattere di curiosità e di veri e propri cimeli le foto del libretto universitario, che documentano carriera scolastica e laurea in lettere, naturalmente con voti pieni e lode, ottenuta da PPP presso l’università di Bologna.

In questa pagina di appunti sparsi sul Poeta, segnaliamo la suggestiva pagina Facebook a lui dedicata: https://www.facebook.com/pages/Eretico-Corsaro/426586150738757?pnref=story

A Pasolini è stata intitolata la sezione “Microletteratura e social network” del Premio Antonio Fogazzaro (recentemente concluso: la premiazione si terrà sabato 5 settembre alle ore 16.00, presso Villa Gallia in via Borgo Vico 148, Como), così enunciata:

Microscritti Corsari
Quarant’anni fa, nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini veniva assassinato in uno spazio abbandonato e sabbioso dell’idroscalo di Ostia, nei pressi di Roma.
Per ricordare e rileggere Pasolini, uno dei grandi protagonisti della cultura del Novecento italiano, poeta, narratore, regista, saggista e polemista, il Premio Antonio Fogazzaro lancia la nuova iniziativa di microletteratura e Social Network ispirandosi a uno dei suoi titoli più famosi, Scritti corsari, una raccolta di articoli pubblicati tra il 1972 e il ’75 su vari giornali…
La proposta di 21 titoli… è non solo l’occasione per misurarsi con il proprio talento microletterario e corsaro sulla pagina Facebook del Premio Fogazzaro, ma anche l’opportunità per rileggere l’opera di un autore che aiuta a far riflettere sulle grandi contradizioni del nostro tempo.”

Nel rimandare ai nostri commenti a “Ragazzi di vita” e a Teorema”, segnaliamo il numero della rivista delle Edizioni Sinestesie intitolata “Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini. Intellettuali, scrittori, amici” nella home page odierna di i-libri.com
Di quest’amicizia tra Pasolini e Moravia troviamo concreta traccia in opere che i due scrittori concepirono a seguito del viaggio in India del 1961 in compagnia di Elsa Morante: “L’odore dell’India” di Pasolini e “Un’idea dell’India” di Moravia.

Per concludere questa breve rassegna, riproponiamo l’orazione funebre di Moravia ai funerali di Pasolini (http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=4e7b5d05944c9).

Bruno Elpis

_________________________________________

Orazione di Moravia ai funerali di Pasolini
mercoledì 5 novembre 1975

Trascrizione dell’orazione di Moravia ai funerali di Pasolini

«Poi abbiamo perduto anche il simile. Cosa intendo per simile: intendo che lui ha fatto delle cose, si è allineato nella nostra cultura, accanto ai nostri maggiori scrittori, ai nostri maggiori registi. In questo era simile, cioè era un elemento prezioso di qualsiasi società.

Qualsiasi società sarebbe stata contenta di avere Pasolini tra le sue file. Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo (applausi).

Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro.
Poi abbiamo perduto anche un romanziere. Il romanziere delle borgate, il romanziere dei ragazzi di vita, della vita violenta. Un romanziere che aveva scritto due romanzi anch’essi esemplari, i quali accanto a un’osservazione molto realistica, c’erano delle soluzioni linguistiche, delle soluzioni, diciamo così, tra il dialetto e la lingua italiana che erano anch’esse stranamente nuove.
Poi abbiamo perso un regista che tutti conoscono no? Pasolini fu la lezione dei giapponesi, fu la lezione del cinema migliore europeo. Ha fatto poi una serie di film alcuni dei quali sono così ispirati a quel suo realismo che io chiamo romanico, cioè un realismo arcaico, un realismo gentile e al tempo stesso misterioso. Altri ispirati ai miti, il mito di Edipo per esempio. Poi ancora al grande suo mito, il mito del sottoproletariato, il quale era portatore, secondo Pasolini, e questo l’ha spiegato in tutti i suoi film e i suoi romanzi, era portatore di una umiltà che potrebbe riportare a una palingenesi del mondo.

Questo mito lui l’ha illustrato anche per esempio nell’ultimo film, che si chiama Il Fiore delle Mille e una notte. Lì si vede come questo schema del sottoproletariato, questo schema dell’umiltà dei poveri, Pasolini l’aveva esteso in fondo a tutto il Terzo mondo e alla cultura del Terzo mondo. Infine, abbiamo perduto un saggista. Vorrei dire due parole particolari su questo saggista. Ora il saggista era anche quello una nuova attività e a cosa corrispondeva questa nuova attività? Corrispondeva al suo interesse civico e qui si viene a un altro aspetto di Pasolini. Benché fosse uno scrittore con dei fermenti decadentistici, benché fosse estremamente raffinato e manieristico, tuttavia aveva un’attenzione per i problemi sociali del suo paese, per lo sviluppo di questo paese. Un’attenzione diciamolo pure patriottica che pochi hanno avuto. Tutto questo l’Italia l’ha perduto, ha perduto un uomo prezioso che era nel fiore degli anni. Ora io dico: quest’immagine che mi perseguita, di Pasolini che fugge a piedi, è inseguito da qualche cosa che non ha volto e che è quello che l’ha ucciso, è un’immagine emblematica di questo paese. Cioè un’immagine che deve spingerci a migliorare questo paese come Pasolini stesso avrebbe voluto (applausi)». 

Alberto Moravia