Patrizia Cavalli

Patrizia Cavalli (1947-2022)

Nata a Todi nel 1947, appassionata di teatro, sapeva trasmette con i suoi versi emozioni profonde. È scomparsa a Roma il 21 giugno 2022

Forse nessun poeta della sua generazione come Patrizia Cavalli è stata amata anche dal lettore comune, come ha scritto Roberto Galaverni recensendo l’ultima sua raccolta, Vita meravigliosa (2020). Alfonso Berardinelli, un critico molto severo, ha sempre apprezzato Patrizia Cavalli, modello di «naturalezza espressiva». Nell’articolo La poetessa che sapeva parlare a tutti è possibile leggere l’opinione di Antonio Troiano. Il filosofo Giorgio Agamben ha parlato di «poeta disincantato e quasi preistorico, maestro incomparabile dei metri e delle rime interne, sovranamente privo di scrupoli morali…».

Nata nel 1947 a Todi, Patrizia Cavalli si trasferisce nel 1968 a Roma, dove è morta dopo una lunga malattia. A Roma ha studiato: si è laureata in filosofia e dedicata alla traduzione di testi teatrali (per Carlo Cecchi tradusse l’Anfitrione di Molière nel 1981 e La tempesta di Shakespeare nel 1984, per il Teatro dell’Elfo di Milano nel 1988 Sogno di una notte di mezza estate). Ha collaborato per la Rai con due radiodrammi, La bella addormentata (1975) e Il guardiano dei porci (1977).

Lei disse di aver scritto le prime poesie a sei anni per Kim Novak, di cui era innamorata.

Fin dagli esordi (Le mie poesie non cambieranno il mondo – 1974), Patrizia Cavalli si distacca dallo sperimentalismo neoavanguardista e dal neo-orfismo, per la spontaneità di una poesia diaristica, colloquiale e ironica, spesso accostata a quella di Sandro Penna e di Umberto Saba.

Il cielo è la sua seconda raccolta poetica (1981) e sarà riunita con la prima opera in un volume antologico del 1992, con l’aggiunta di una terza silloge, L’io singolare proprio mio («Penso che forse, a forza di pensarti/ potrò dimenticarti, amore mio»)

Nel 2019 pubblicò Con passi giapponesi,che fece parte della cinquina finalista del premio Campiello. Intervistata da Roberta Scorranese, due anni fa, disse: «Non scrivo da almeno quattro mesi. La malattia, dicono, al momento s’è ritirata ma queste maledette cure che ho fatto mi hanno portato via l’energia e la memoria. Come si fa a fare poesia senza memoria? La poesia è prendere qualcosa e togliere il superfluo per farlo risplendere».

Ed ecco una rassegna delle sue opere, linkate al sito Lafeltrinelli.it

Poesie (1974-1992) – «Se ora tu bussassi alla mia porta | e ti togliessi gli occhiali | e io togliessi i miei che sono uguali | e poi tu entrassi dentro la mia bocca | senza temere baci disuguali | e mi dicessi: «Amore mio, | ma che è successo?», sarebbe un pezzo | di teatro di successo.»Questo libro riunisce i due precdenti volumetti di Patrizia Cavalli (Le mie poesie non cambieranno il mondo, 1974, e Il cielo, 1981) ai quali si aggiunge una nuova, più ampia raccolta intitolata L’io singolare proprio mio. Autrice lodevolmente parca, Patrizia Cavalli, dunque, rende conto della sua poesia una volta per decennio evitando l’inflazione dello sfogo lirico. Anche se così distanziate nel tempo, o forse proprio per questo, queste tre sillogi testimoniano un’esperienza poetica di ampia portata, segnata da un forte filo di continuità e da un marchio di stile inconfondibile, fatto di ironia e di musicalità, ma anche di velocissima concentrazione di pensiero e di arguzia epigrammatica.

Sempre aperto teatro (1999) – “Eccomi qua. Qui torno. Qui esco e entro qui, senza saperlo, senza volerlo davvero trascorro. / Le scale sudicie, per ogni gradino un orizzonte / mi si ferma lo sguardo e penso / tenuta alla ringhiera ‘ma io gliel’ho mai detto?’ / E scioccamente irrompe un motore notturno / che mi toglie al silenzio / e rende quel cortile puzzolente / nuovo e ridicolo, fermo. / E che ci fa lì quella tendina sgonfia?”

Pigre divinità e pigra sorte (2006) – Fare scienza di tutto ciò che la scienza trascura o ignora: sembra questa la vocazione più forte e costante che si manifesta (o si nasconde) nella poesia più recente di Patrizia Cavalli. Che pur somigliando sempre a se stessa, sviluppa ora un’attitudine riflessiva di genere filosofico intorno ai misteri di ciò che solo in apparenza è chiaro: le ragioni e le condizioni del piacere e del dolore, i mutamenti impercettibili e decisivi che confondono o che intensificano quello che sentiamo e siamo.

Datura (2013) – “Tempeste atmosferiche e ormonali, ritmi del corpo e delle stagioni, genio dei luoghi e delle ore del giorno, investigazioni sulla fisica della materia e dell’immateriale: di tutto questo, della buona e della cattiva sorte in amore e in ogni economia della felicità, Patrizia Cavalli fa in poesia Scienza e Teatro. (…) Sempre di più col tempo si capisce che queste poesie sono fatte per illuminare e conoscere, perché in ogni ansia e ombra, in ogni percezione e passione c’è un enigma da indagare.” (Alfonso Berardinelli) “Occorre rovesciare puntualmente per Patrizia Cavalli i luoghi comuni e le categorie consuete della critica: lievità epigrammatica, diario privato, canzoniere amoroso. L’operazione che si compie non è lieve, ma aspra e “petrosa”; non è monodica e privata, ma corale e pubblica; non riguarda tanto l’amore quanto la fisiologia e l’etologia di un corpo primordiale. (…) Questo poeta disincantato e quasi preistorico, maestro incomparabile dei metri e delle rime interne, sovranamente privo di scrupoli morali, è riuscito a ritrovare l’unità di parola e forma di vita che gli antichi chiamavano musa e ha scritto la poesia più intensamente ‘etica’ della letteratura italiana del novecento.” (Giorgio Agamben) In questa nuova raccolta le poesie brevi hanno quasi la funzione di un coro che, con voci intonate e a volte discordi, si muove attorno alle composizioni più ampie, tra cui il poemetto in forma drammatica “Tre risvegli” e la lunga poesia di chiusura che dà il titolo al libro.

Con passi giapponesi (2019) – Finalista al Premio Campiello 2020. In queste pagine, troppo a lungo rimaste inedite per distrazione editoriale dell’autrice, è scritta la storia morale parallela, a rovescio, che ha accompagnato per decenni l’opera di uno dei maggiori poeti contemporanei.
“Patrizia Cavalli è uno dei piú letti e amati poeti contemporanei. Con passi giapponesi è il suo primo libro di prose” – Alfonso BerardinelliIn queste pagine, troppo a lungo rimaste inedite per distrazione editoriale dell’autrice, è scritta la storia morale parallela, a rovescio, che ha accompagnato per decenni l’opera di uno dei maggiori poeti contemporanei. Non propriamente narrativa né saggistica, o le due cose insieme, la genialità analitica e visionaria, percettiva e sintattica che qui sorprende il lettore non ha precedenti nella letteratura italiana del Novecento, se non forse nella prosa di Roberto Longhi, Elsa Morante, Goffredo Parise. Si tratta comunque piú di parziali affinità che di derivazione: perché in ogni suo capitolo, ognuno a modo suo e con stile diverso, in frammenti autobiografici, parabole aneddotiche, ritratti e microfilosofie dell’amore, dell’invidia o dell’estasi sensoriale, Con passi giapponesi ubbidisce a un solo comandamento: «Devo capire». Se la poesia, come ha detto qualcuno, è la sola scienza possibile di quanto nella vita non si dà altra scienza, queste prose di poeta rivelano capacità figurative, speculative e satiriche che nei libri di versi erano comparse solo occasionalmente e soprattutto in poemetti memorabili come La Guardiana , Aria pubblica , La patria , La maestà barbarica . Fin dal primo testo che dà il titolo al volume, chi legge si trova a contemplare un mondo comico-tragico, labirintico fino alla vertigine, in cui entrano in scena passioni senza esito e disperati, coattivi manierismi sociali in cui la vita si dissangua fingendo se stessa. Credevamo di sapere tutto di Patrizia Cavalli dopo aver letto i suoi libri di versi, ma questo libro di prose è una rivelazione. La genialità visionaria e realistica che qui sorprende non ha precedenti fra gli scrittori del Novecento, se non in grandi maestri come Roberto Longhi, Elsa Morante e Goffredo Parise. Eppure sembra che questo libro di abbagliante virtuosismo letterario sia nato fuori dalla letteratura, per ubbidire a un solo personale imperativo: «Devo capire».

Vita meravigliosa (2020) – Cosa non devo fare / per togliermi di torno / la mia nemica mente: / ostilità perenne / alla felice colpa di esser quel che sono, / il mio felice niente.Fosse vissuta sei o sette secoli fa, nelle terre umbre dov’è nata, Patrizia Cavalli sarebbe stata senz’altro una delle grandi mistiche di quel periodo. Le sue esatte visioni verbali avrebbero narrato i misteri più sensibili della divinità, e le sue estasi, i suoi terrori e le sue ebbrezze sarebbero stati registrati e trascritti con devozione dai fedeli amici intorno a lei. Nei nostri tempi, invece, Patrizia Cavalli si è proposta il compito, più arduo, di dare parola ai misteri profani di cui tutti facciamo esperienza: all’indicibile nostalgia di settembre, che ogni anno, regolarmente, ci trafigge; al pulsare frenetico della «nemica mente», quando insegue e controlla ogni lieve mutamento del corpo; alla felicità che scende, come rugiada dal cielo, se una certa luce pomeridiana si mostra all’improvviso. In ogni verso, il ragionare poetico di Patrizia Cavalli non cerca, ma trova. Il suo ardente, ostinato desiderio conoscitivo non chiede altro che arrendersi, infine, dinanzi allo stupore e all’evidenza dell’apparizione poetica. “Vita meravigliosa” rappresenta una summa della poesia di Patrizia Cavalli, attraverso le ossessioni ricorrenti, i temi e i molteplici registri stilistici che la caratterizzano. Insieme ai molti fulminei epigrammi, comici o filosofici (spesso le due cose insieme), compaiono i monologhi ipocondriaci, quasi teatrali, oltre alle tante poesie d’amore, non prive di ferocia descrittiva, e un breve poemetto, “Con Elsa in Paradiso”, dove la promessa – o la minaccia? – della vita eterna apre al poeta la possibilità terrestre di «abolire, non dico la realtà / ma ogni traccia di verosimiglianza». Poco importa che il poeta dica sempre ‘io’: quell’io è talmente dilatato, talmente elastico da includere nella sua lingua ogni cosa, purché esista e viva.