PEN Pinter Prize: Arundhati Roy vince l’edizione 2024

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La scrittrice indiana Arundhati Roy ha ricevuto il prestigioso PEN Pinter Prize 2024, un riconoscimento assegnato annualmente a scrittori che mostrano un impegno straordinario nel difendere la verità nella vita e nella società. Questo premio arriva in un momento cruciale per Roy, che sta affrontando la minaccia di un procedimento legale in India per un discorso tenuto nel 2010 riguardante la questione del Kashmir.

Il PEN Pinter Prize, istituito nel 2009 in memoria del drammaturgo Premio Nobel Harold Pinter, viene assegnato annualmente a uno scrittore residente nel Regno Unito, nella Repubblica d’Irlanda, nel Commonwealth o nell’ex Commonwealth che, secondo le parole del discorso Nobel di Pinter, mostra uno sguardo ‘inflessibile e incrollabile’ sul mondo e una ‘feroce determinazione intellettuale’ a definire la verità delle nostre vite e delle nostre società. Il vincitore deve essere autore di un’importante raccolta di opere teatrali, poesie, saggi o narrativa di eccezionale merito letterario, scritte in inglese. Il premio è condiviso con uno scrittore di coraggio selezionato dal Comitato Writers at Risk di English PEN in collaborazione con il vincitore. Questa metà del premio viene assegnata a chi è stato perseguitato per aver espresso le proprie convinzioni.

Arundhati Roy è nota per la sua voce potente e il suo impegno in temi di giustizia sociale e diritti umani. Autrice di opere acclamate come “Il dio delle piccole cose“, Guanda, vincitrice del Booker Prize nel 1997, Roy ha sempre utilizzato la sua notorietà per parlare apertamente contro le ingiustizie, una posizione che le ha procurato non pochi nemici in patria.

Il discorso che ha portato alle attuali accuse fu pronunciato durante una conferenza organizzata dal Committee for the Release of Political Prisoners il 21 ottobre 2010. In quell’occasione, Roy criticò duramente le politiche del governo indiano in Kashmir, una regione contesa tra India e Pakistan e teatro di frequenti tensioni e violenze. Le sue parole furono considerate provocatorie e incitanti alla separazione del Kashmir dall’India, portando all’apertura di un’inchiesta formale poco dopo.

Le accuse contro Roy sono state ravvivate nel 2024, quando il governatore di Delhi ha approvato la sua prosecuzione sotto il draconiano Unlawful Activities (Prevention) Act (UAPA). Questo atto legislativo, criticato a livello internazionale per il suo uso estensivo contro attivisti e critici del governo, permette detenzioni prolungate senza processo e ha una soglia molto alta per la concessione della cauzione. L’uso del UAPA contro Roy è visto da molti come un tentativo di intimidazione e una mossa per silenziare una delle voci critiche più influenti del paese.

La comunità internazionale, inclusa PEN International, ha espresso forte preoccupazione per questo sviluppo. PEN International ha reiterato la sua richiesta di cessare immediatamente tutti i procedimenti legali contro Roy e di riformare le leggi antiterrorismo dell’India per conformarsi agli standard internazionali sui diritti umani, in particolare il diritto alla libertà di espressione.

Il PEN Pinter Prize riconosce l’importanza del lavoro di Roy, non solo come autrice ma anche come voce coraggiosa contro le ingiustizie. In un comunicato, i giudici del premio hanno sottolineato come il suo impegno e la sua eloquenza nel parlare di verità e giustizia continuino a risuonare in un periodo di crescenti pressioni autoritarie.