Matteo Nucci affronta una figura tra le più imponenti e sedimentate della tradizione occidentale scegliendo di sottrarla alla rigidità dell’icona per restituirla alla dimensione del vissuto. Platone. Una storia d’amore, pubblicato da Feltrinelli nel 2025 e presentato al Premio Strega 2026 oltre ad essere incluso nella decina del Premio Sila ’49, segue l’intero arco dell’esistenza del filosofo ateniese, ma lo fa spostando il baricentro dal sistema delle idee alla trama concreta di una vita. Ne emerge il ritratto di un uomo che non coincide mai del tutto con il pensatore canonizzato, ma si muove dentro un intreccio di relazioni, desideri, sconfitte e tentativi, attraversato da una forza centrale: l’eros.
L’inizio colloca subito il lettore dentro un tempo preciso, un mattino d’estate del 415 a.C., quando il giovane Aristocle osserva dal Pireo la partenza della flotta ateniese. La scena ha qualcosa di sospeso, tra festa e presagio, e introduce una città che vive già la propria crisi. Accanto al ragazzo si muove la voce dello Straniero, figura narrativa che accompagna l’intero racconto, presenza interna agli eventi e insieme ponte verso il presente. Aristocle cresce in una famiglia influente, segnata da tensioni e perdite, e si forma in una Atene attraversata dalla guerra contro Sparta, dalla sconfitta e dalla progressiva degenerazione politica.
L’incontro con Socrate segna una frattura decisiva per il suo modo diverso di interrogare il mondo. Socrate è una figura destabilizzante, percepita come estranea e minacciosa, e la sua condanna a morte produce uno shock che orienta tutto il percorso successivo. Da quel momento, la vita di Platone diventa ricerca, spostamento, tentativo di dare forma a ciò che ha visto crollare. I viaggi a Cirene, in Egitto, nell’Italia meridionale aprono il confronto con altre tradizioni e altri saperi, mentre l’impegno politico, soprattutto nei tentativi di intervenire a Siracusa, mette in scena il confronto diretto tra ideale e realtà. La speranza di incidere sul potere, di trasformarlo dall’interno, si scontra con resistenze, fallimenti, ambiguità.
In questo percorso, la figura del tiranno diventa un nodo emblematico. Condannato sul piano teorico, viene tuttavia rincorso come possibilità concreta di realizzare una città giusta. Il romanzo insiste su questa ambivalenza, mostrando un Platone che non si sottrae al rischio, che tenta più volte di tradurre il pensiero in azione, accettando la possibilità di fallire. La tensione tra filosofia e politica non trova una sintesi definitiva, ma resta aperta, attraversando tutta la sua esistenza.
Al centro del racconto si impone però un’altra forza, più profonda e pervasiva: l’eros. L’idea stessa di “amore platonico” viene ribaltata. Il Platone di Nucci è un uomo che ama in modo concreto, corporeo, contraddittorio. Le relazioni con figure come Alkis o Dione sono momenti in cui si manifesta una tensione che investe l’intera esistenza. L’amore appare come desiderio che attraversa i corpi e insieme spinge oltre, verso la conoscenza, verso la bellezza, verso un’idea di giustizia che non può restare astratta. L’eros è la chiave che tiene insieme le diverse dimensioni della vita di Platone, dalla passione politica alla ricerca filosofica.
Questa centralità dell’amore si riflette anche nella costruzione del personaggio. Platone è una figura difficilmente afferrabile, sempre in bilico tra slancio e ripensamento, tra ambizione e fragilità. È un uomo che sbaglia, che non riesce sempre a essere incisivo, che si misura con la propria inadeguatezza di fronte agli eventi. Nemmeno lo Straniero, che lo accompagna per tutta la vita, riesce a coglierlo completamente. Questa inafferrabilità trasforma la conoscenza in un movimento continuo, mai concluso.
Il ruolo delle relazioni è centrale anche nella dimensione familiare e comunitaria. La perdita precoce del padre, la presenza dominante della madre, il legame con i fratelli e soprattutto con la sorella sono un tessuto affettivo che incide profondamente sulla formazione del protagonista. L’Accademia, successivamente, è lo spazio in cui il sapere diventa esperienza condivisa, luogo di dialogo e di confronto, ma anche laboratorio politico. Qui la conoscenza circola, si trasforma e si mette alla prova.
Nucci costruisce una lingua che restituisce la materia sensibile del mondo. I corpi sono presenti, attraversati da desiderio e fatica; gli ambienti sono resi attraverso odori, superfici, movimenti; la città pulsa di vita concreta. La ricostruzione storica, pur accurata, viene progressivamente alleggerita per lasciare spazio a una scrittura capace di evocare. Il mito, elemento centrale nella tradizione platonica, è lo strumento narrativo per alludere a ciò che non può essere detto in forma puramente concettuale. La narrazione serve per avvicinarsi a una verità che sfugge alle definizioni rigide.
La vita di Platone è un processo di trasformazione in cui ogni esperienza lascia una traccia. Le date scandiscono il tempo, ma ciò che conta è il modo in cui il tempo viene attraversato, vissuto, rimesso continuamente in gioco.
Il romanzo costruisce un dialogo tra presente e passato, nel quale Platone continua a interrogare il nostro modo di vivere. Giustizia, felicità, conoscenza, relazione sono questioni che si radicano nell’esperienza. La distanza di secoli si riduce fino a lasciare spazio a una prossimità inattesa.

