Poesia del buonumore

La vita non può attendere: va vissuta momento per momento.
Il domani può rappresentare un timore o una speranza, ma resta non reale. E allora perché affannarsi anzitempo e non godersi il presente?

 Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’é certezza.
Quest’è Bacco ed Arianna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’é certezza.


Questi sono i primi versi de “La Canzona di Bacco”, di Lorenzo il Magnifico.
Ballata di ottonari, con ritornello di quattro versi (ABBA) e stanze di otto versi con ripetizione degli ultimi due della ripresa (CDCDDBBA).
La Canzona di Bacco fa parte dei Canti Carnascialeschi, che accompagnavano la sfilata dei carri nella Firenze di fine ‘400 (è la settima canzone della raccolta).

 Il Carnevale, si sa, dura poco, proprio come i momenti belli della vita. Però l’incombere della Quaresima, specchio delle rinunce e dei sacrifici, non deve impedirci di gioire del presente.
D’altronde, il tempo non è che un impostore, e nulla possiamo contro il suo inesorabile fuggire… ed allora chi vuol essere felice, semplicemente lo sia. 
Come Bacco ed Arianna, che stanno sempre insieme… (“Quest’è Bacco ed Arianna”, il verbo è al singolare, quasi si trattasse di una sola persona). 

Curiosità:
Perché Bacco ed Arianna? In genere associamo la bella Arianna a Teseo…

 Arianna era la figlia di Minosse, il re di Creta che rinchiuse nel labirinto costruito da Dedalo il terribile Minotauro ed ordinò agli Ateniesi, da lui sconfitti in battaglia, di inviare periodicamente delle giovani vittime da far divorare al mostro.
In occasione di una di queste spedizioni, Teseo, figlio di Egeo, si offrì volontario.
Il suo vero intento era di uccidere il Minotauro, e ad aiutarlo nell’impresa fu proprio la stessa Arianna.
Innamoratasi di lui, Arianna gli fornì, infatti, il famoso “filo”, ossia una matassa da srotolare che consentì all’eroe ateniese di ritrovare l’uscita del labirinto.
Sembrerebbe un lieto fine coi fiocchi… Invece Teseo portò sì Arianna via con sé, ma poi la abbandonò sull’isola di Nasso.
Da qui, secondo alcuni, deriverebbe l’espressione “piantare in Nasso” trasformatasi col tempo, per un errore di pronuncia, nel ben noto “piantare in asso”.
A parte ciò, la cosa importante da sapere e ricordare è che Arianna non si crogiolò eternamente nella sua delusione: quando il dio Bacco approdò sulla stessa spiaggia e si invaghì di lei, donandole una corona d’oro e portandola sull’Olimpo, Arianna seppe aprire nuovamente il suo cuore all’amore e alla felicità.
Anche il dolore è passeggero… E la vita riserva tante sorprese… Basta guardarsi intorno…

di Marika Piscitelli