Precariato e dintorni: “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese …” di Aldo Nove

Qual è il futuro della gioventù e di una popolazione adulta (per la quale l’asticella dell’età si alza sempre di più) di stagistiprecari, interinali, lavoratori flessibili et similia?

I nostri giornali pullulano di articoli e descrivono situazioni paradossali che, purtroppo, ormai costituiscono la norma.

Negli anni 2005 e 2006 Aldo Nove realizzava una serie di interviste (“… non ho cercato storie troppo borderline. Cercavo la normalità …”) poi raccolte sotto il titolo di Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese …: un saggio-inchiesta, una riflessione disincantata sull’Italia dei nostri giorni.

Ciascuna intervista è preceduta da un’introduzione critica che mette a nudo e smaschera meccanismi e strutture perverse del nostro paese.

Dopo la precaria Roberta del titolo, si avvicendano così le storie di gente comune, che ‘in comune’ ha un presente (e un futuro) nel quale disagio, incertezza e angoscia sono le tristi costanti.

Quanto ai meccanismi ‘smascherati’ ne cito alcuni.

“… Le agenzie interinali … sono caporalato legale”.

Riprendendo Verdù: la società attuale è “il risultato di due precedenti periodi storici: il capitalismo di produzione e il capitalismo di consumo. Attualmente … ci troviamo nel capitalismo di finzione.” Ne segue una lucida analisi: comprensibile a tutti e particolarmente adatta ai palati fini di economisti e filosofi.

Il mobbing è “il trionfo legalizzato, e applicato, dell’invidia. L’accondiscendenza a subire condizioni di lavoro umilianti perché non puoi permetterti di perderlo, il lavoro: un gioco tutto fondato sul ricatto implicito che chi aggredisce sa di poter spadroneggiare, perché chi subisce non è nelle condizioni di reagire …”

E nel sistema scolastico? Lì, gli insegnanti precari, per ottenere il famigerato punteggio, finanziano scuole private e corsi universitari. Lì, nelle accademie, prosperano i “baronati” dei docenti.

Le interviste di Roberta & c., dicevo, sono state realizzate nel 2004 e nel 2005. Nel frattempo la situazione si è aggravata. I fenomeni (“mostruosi nuclei familiari, costituiti da settantenni con quarantenni a carico”) si sono radicati e moltiplicati, come le orrende teste di un’Idra perversa e incurante di una verità anapodittica: “Il lavoro non è un optional. Non è ‘normale’ attenderlo per decenni. Ė un diritto. Ė un dovere.”

Bruno Elpis