Premio Bancarella: svelati i finalisti dell’edizione 2024

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Lo scorso 9 maggio ha avuto luogo l’evento inaugurale del 72° Premio Bancarella, segnando l’inizio di una competizione letteraria che promette di incantare lettori e critici. L’incontro, orchestrato dalla Fondazione Città del Libro, ha visto la partecipazione di importanti figure del mondo editoriale, rappresentanti delle Associazioni dei Librai delle Bancarelle e Pontremolesi.

I finalisti e le opere in gara

Sei titoli selezionati con cura si contenderanno il prestigioso premio. la scultura San Giovanni di Dio di Umberto Piombino dedicata al protettore dei librai.

Questi i finalisti:

1. “Il cognome delle donne” di Aurora Tamigio (Feltrinelli)

All’origine c’è Rosa. Nata nella Sicilia di inizio Novecento e cresciuta in un paesino arroccato sulle montagne, sin da bambina mostra di essere fatta della stessa materia del suo nome: fiori che ricrescono sempre, frutti buoni contro i malanni, e legno resistente e spinoso. Non si piega mai completamente al volere di suo padre e dei suoi fratelli, che sembrano poter tutto. Finché, nel 1925, incontra Sebastiano Quaranta, che “non aveva padre, madre o sorelle, perciò Rosa aveva trovato l’unico uomo al mondo che non sapeva come suonarle”. È un amore a prima vista, dove la vista però non inganna. Rosa scappa con lui, si sposano e insieme aprono un’osteria, che diventa un punto di riferimento per la gente dei quattro paesi circostanti. Poco dopo, nascono il bel Fernando, Donato, che andrà in seminario, e infine Selma, dalle mani delicate come i ricami di cui diventerà maestra. Semplice e mite, Selma si lascia incantare da Santi Maraviglia, detto Santidivetro per la sua pelle diafana, sposandolo contro il parere della madre. Quando lui diventa legalmente il capofamiglia, iniziano i guai, e un’eredità coltivata con cura viene sottratta. A subirne le conseguenze saranno le figlie di Selma e Santi: Patrizia, la più battagliera delle tre sorelle, Lavinia, attraente come Virna Lisi, e Marinella, la favorita del padre, che diventa ragazza negli anni ottanta e sogna di studiare all’estero. Su tutte loro veglia lo spirito di Sebastiano Quaranta, che torna a visitarle nei momenti più difficili.

2. “La casa delle Sirene” di Valeria Galante (Mondadori)

È il giugno del 1850, e Napoli splende come mai prima sulla spiaggia di Chiaia, dove i pescatori riposano al sole con le loro reti e le ragazze ridono nell’acqua bassa. Elvira, ventiduenne, potrebbe essere una di loro, ma deve sposare Giuseppe Morelli, che conosce appena e sicuramente non ama. La sua famiglia è caduta in disgrazia e il matrimonio, nella società in cui vive, riguarda più il sacrificio che l’amore. Il primo giorno della sua nuova vita è segnato da una scoperta scioccante, che sconvolge la bella villa fin nelle stanze della servitù – lo specchio che riflette e ingrandisce le vite dei signori. Elvira è convinta che una maledizione sia scesa sulla casa e, anno dopo anno, ne vede le conferme ovunque: nelle scelte indigeste imposte dal suo ruolo, nella solitudine che la avvolge lentamente, nell’unica via senza uscita per un futuro diverso, suo e soltanto suo. La maledizione sembra poi trasmettersi alla figlia Angela, bellissima ma fragile, e a Giuseppina, adottata per tentare di ripianare i debiti con il destino. Tre donne costrette a vivere per gli altri, a sacrificare i propri sogni, la propria libertà e felicità “per il bene della famiglia”, all’ombra delle più oscure prepotenze. Mentre i Morelli cercano di affermarsi nel mercato dei tessuti e della moda, il mondo intorno a loro si trasforma con Garibaldi e la nuova unità del Paese, il fiorire di nuovi quartieri e una nuova moneta, le grandi epidemie che non risparmiano nessuno, e le malattie che colpiscono duramente la villa dei Morelli. Fino a quando, inaspettatamente, brillerà la scintilla dell’emancipazione, la forza di reclamare il diritto a vivere non la vita imposta dal destino, ma quella che la nostra anima merita.

3. “L’Iliade cantata dalle Dee” di Marilù Oliva (Solferino)

Chi combatte sotto le mura di Troia? Gli eroi, certo, ma anche gli dèi e, con grande accanimento, le dee. Dopotutto, questa immane contesa è stata scatenata da una rivalità tra divine: la famosa mela d’oro assegnata da Paride ad Afrodite, che in cambio gli ha dato Elena. Questa volta, l’Iliade è raccontata con occhi femminili. Atena ci parla dell’ira di Achille, mentre la madre dell’eroe, Teti, spiega i moti dell’animo di suo figlio e le sue scelte, che costeranno tanto sangue a entrambi gli eserciti. Afrodite tiene un occhio sul campo di battaglia e l’altro sui suoi protetti, Paride ed Enea, narrandone le gesta e senza nascondere le proprie ingerenze. La sua rivale, Era, tifa per i Greci e cerca di favorirne la vittoria. Ci sono poi due donne speciali, l’una figlia di Zeus e l’altra toccata da Apollo: Elena e Cassandra, che da dietro le mura di Troia testimoniano il tragico destino dell’altra metà del cielo in ogni conflitto. E di chi è la voce che grida la sua disperazione e si predispone al sacrificio mentre la città brucia? È quella di Creusa, la moglie di Enea, una protagonista che la storia ha lasciato indietro ma che ha qualcosa di molto importante da rivelare.

4. “L’inventario delle nuvole” di Franco Faggiani (Fazi Editore)

Giacomo Cordero vive in Val Maira con il nonno Girolamo, la madre Lunetta e l’anziana e riservata Desideria. Sebbene abbia studiato, gli viene imposto di rimanere a casa, a Prazzo, dove la vita è basata sul taglio del bosco, sul piccolo allevamento e sull’agricoltura, e dove gli abitanti delle malghe spesso vivono in estrema povertà. Con l’Italia appena entrata in guerra, il vecchio Girolamo, ruvido e determinato capofamiglia e abile commerciante, è diventato fornitore ufficiale di merci per l’esercito. Giacomo, esonerato dal servizio militare, si occupa della delicata attività di famiglia: la raccolta dei capelli, che, accuratamente lavorati dalle donne del luogo durante l’inverno, vengono venduti in primavera agli atelier delle grandi città di confine per farne parrucche, ancora molto richieste.

Per il commercio dei capelli in Francia, Giacomo si affida a Natale Rebaudi, un venditore esperto che gli fa da guida, confidandogli vecchi segreti riguardanti suo padre. Quando Giacomo si troverà a dover affrontare una situazione imprevista e a prendere in mano gli affari di famiglia, il più grande insegnamento gli verrà dai ricordi dei giorni trascorsi da solo in montagna, che gli faranno apprezzare il valore delle piccole cose e la semplicità della vita quotidiana. Franco Faggiani ricostruisce con straordinaria cura dei dettagli un paesaggio particolare e un mestiere insolito che molti ancora ricordano. Nel romanzo vengono ripercorsi gli itinerari segreti dei raccoglitori di capelli delle valli cuneesi, che, seguendo le vie di questo singolare commercio, attraversavano le Alpi per arrivare fino in Francia.

5. “Selvaggio Ovest” di Daniele Pasquini (NN Editore)


Alla fine dell’Ottocento, l’Italia è da poco unificata, ma nelle campagne poco è cambiato: i butteri della Maremma, i mandriani a cavallo, continuano a badare al bestiame e a difendersi dai briganti che infestano la zona. Penna, un abile e taciturno buttero, insieme al figlio Donato, ha appena fatto arrestare Occhionero, uno dei fuorilegge più spietati. Nel frattempo, la giovane Gilda, figlia di un carbonaio, medita vendetta contro i complici di Occhionero, colpevoli di averle fatto violenza. Quando il brigante prepara la fuga dalla caserma, presidiata dal vanitoso Orsolini, arriva in Italia il Wild West Show, il grandioso spettacolo di Buffalo Bill, che, insieme a pistoleri e capi indiani, gira il mondo in cerca di guadagni e fama. Mentre lo Show si sposta a Firenze, un furto di cavalli intreccia le vite dei protagonisti, innescando una serie di eventi che condurrà fino al drammatico scontro finale. “Selvaggio Ovest” è un romanzo d’avventura e un racconto corale, un arazzo in cui le piccole vite emergono vivide e indimenticabili sul grande sfondo della Storia.

6. “Tangerinn” di Emanuela Anechoum (Edizioni E/O)

Un libro brillante in cui il disorientamento dei figli si intreccia con quello dei padri, dove l’essere “expat” si confronta con l’essere “migrante”. Le barriere del colore, della bellezza, e di una presunta correttezza e superiorità morale vengono smascherate, rivelandosi per ciò che sono: espressioni di arbitrio, abilità e fortuna di trovarsi dalla parte giusta del dito accusatore. Mina, una trentenne che vive a Londra, ha costruito la sua vita con grande cura e poca spontaneità nel tentativo incessante di sentirsi finalmente “adeguata”. Una sera, una telefonata dalla madre la informa che il padre è morto. Mina torna a casa per i funerali, ma finisce per restare a lungo. Casa è la periferia di un paese sul mare dove suo padre gestiva un piccolo bar sulla spiaggia, frequentato principalmente da immigrati. Omar, suo padre, aveva cercato di creare con quel bar uno spazio di comunità per chi non si sentiva accolto in quella nuova terra. In questo luogo strano, dove nessuno sembra appartenere, dove le persone appaiono come fantasmi che passano e svaniscono, Mina ritrova la famiglia, gli amici e soprattutto i ricordi del padre, questo mitico, sfuggente, eterno migrante con un passato misterioso in Marocco. In questa avventura sensuale ma a tratti quasi metafisica, Mina scopre che le radici sono solo un sogno sfuggente, un desiderio di ritrovarsi in una storia comune, in un affetto profondo che ci faccia dimenticare, almeno per un po’, la ferocia del mondo e le ferite dell’abbandono.

Curiosamente, dietro lo pseudonimo di Valeria Galante si celano due autori, Diana e Diego Lama, che si sono rivelati al pubblico proprio in questa occasione.