Premio Campiello 2024: annunciati i finalisti

Premio Campiello

Lo scorso venerdì 31 maggio sono stati annunciati i nominativi dei finalisti del Premio Campiello 2024.

La giuria, presieduta da Walter Veltroni, ha scelto tra 85 libri. La cerimonia finale avverrà il 21 settembre a Venezia, mentre il Premio Opera Prima è già stato assegnato a Fiammetta Palpati per La casa delle orfane bianche.

I finalisti

Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini, Marsilio

“Il fuoco che ti porti dentro” di Antonio Franchini esplora la vita e la morte di Angela, una donna dal carattere difficile, rappresentativa di tutti i mali dell’Italia: qualunquismo, razzismo, classismo, egoismo, opportunismo, trasformismo, ignoranza culturale e rancore. Angela, madre dell’autore, è una figura complessa e centrale nel romanzo. La storia alterna elementi di commedia e tragedia, indagando le passioni, gli odi e le ferite che hanno modellato la sua personalità. Franchini cerca di comprendere le cause della rabbia di Angela: la guerra vissuta da bambina, la perdita precoce del padre, una madre oppressiva, un complesso di inferiorità o la cultura meridionale oppressa. Forse, il fuoco che consuma Angela è inspiegabile, simile al cuore di un vulcano. Con un equilibrio tra eccesso e discrezione, Franchini crea un romanzo-memoir ricco di personaggi che orbitano attorno a una protagonista drammatica, comica, eccessiva e imprevedibile.

La casa del mago di Emanuele Trevi, Ponte alle Grazie

“La casa del mago” di Emanuele Trevi racconta il legame tra l’autore e suo padre, Mario Trevi, un celebre psicoanalista junghiano. La storia inizia con la madre di Emanuele che, durante la sua infanzia, lo avvisa spesso della natura distratta e distante del padre. Dopo la morte del padre, Emanuele decide di trasferirsi nel suo appartamento-studio, un luogo carico dell’energia delle vite che il padre aveva curato. Il libro è una riflessione sulla vita, i rapporti umani e la storia culturale del Novecento, arricchito da personaggi come Carl Gustav Jung, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli, Ernst Bernhard e Paradisa, una prostituta peruviana. “La casa del mago” è un viaggio nei meandri della psiche e delle relazioni, offrendo una prospettiva personale, commovente e ironica sull’esistenza e sui legami tra vivi e morti, sani e folli.

Locus desperatus di Michele Mari, Einaudi

“Locus desperatus” di Michele Mari esplora il legame profondo tra il protagonista e i suoi oggetti personali. Abitando un appartamento arredato con gusto e paranoia, il protagonista si trova improvvisamente a dover affrontare una richiesta di sfratto che sembra avere origini ultraterrene. Una piccola croce disegnata con un gessetto sulla porta di casa inizia a comparire ripetutamente, portando con sé un mistero inquietante. Il protagonista è costretto a cambiare abitazione, ma questo implica anche una trasformazione della sua identità e un confronto con il passato rappresentato dagli oggetti accumulati nel tempo.

La storia si dipana tra il mistero della croce e l’imposizione di uno scambio di abitazioni, esplorando il significato degli oggetti cari e come essi definiscano l’identità del protagonista. La casa, simile alle dimore inquietanti di Shirley Jackson e Edgar Allan Poe, diventa un’entità senziente che intreccia l’inconscio del protagonista con i suoi ricordi e le sue collezioni. Michele Mari crea una narrazione che mescola il banale con il fatidico, offrendo una riflessione struggente e ironica sulla memoria affettiva e l’importanza degli oggetti nella costruzione della propria identità.

Alma di Federica Manzon, Feltrinelli

“Alma” racconta il ritorno della protagonista a Trieste per riscuotere l’eredità inaspettata del padre, un uomo affascinante e sfuggente, legato alla Jugoslavia di Tito. Alma, che aveva lasciato la città per costruirsi una nuova vita, si ritrova a rivivere il suo passato. Ritrova la casa nel viale dei platani dei nonni materni, custodi della tradizione mitteleuropea, e la casa sul Carso, dove la sua famiglia si era trasferita all’improvviso e dove aveva incontrato Vili, figlio di intellettuali di Belgrado, che divenne un fratello, amico e antagonista.

Durante i tre giorni del suo soggiorno, culminanti con la Pasqua ortodossa, Alma deve ricevere l’eredità del padre proprio da Vili, l’ultima persona che vorrebbe rivedere. Questo breve ritorno a Trieste diventa un viaggio tra passato e presente, un momento di riflessione su ciò che è stato e ciò che sarà. La storia si snoda tra memorie dolorose e momenti di riconciliazione, rappresentando uno spartiacque tra il passato e il futuro di Alma, e offrendo uno sguardo nostalgico sulla sua infanzia, la libertà perduta e la Jugoslavia del padre.

Dilaga ovunque di Vanni Santoni, Laterza

“Dilaga ovunque” esplora la nascita e l’evoluzione dei graffiti, partendo dalle incisioni preistoriche nelle grotte di Lascaux, passando per le iscrizioni sulle pareti di Pompei, fino ai disegni virali lasciati dai soldati americani durante la guerra. Tuttavia, è dai primi anni ’70, nei quartieri poveri di Philadelphia e New York, che il fenomeno dei graffiti inizia a svilupparsi, esplodendo e diffondendosi in tutto il mondo. Il libro racconta l’evoluzione di nomi, stili e filoni, in un contesto di repressione e ossessione per il decoro urbano.

Oggi, i graffiti sono onnipresenti: venduti nelle case d’asta, utilizzati nelle pubblicità e persino strumentalizzati per la speculazione immobiliare. Il romanzo si interroga su cosa sia rimasto dello spirito clandestino delle origini, portando il lettore tra gallerie d’arte e depositi di treni, con il cappuccio della felpa tirato su e le bombole di vernice nello zaino. Attraverso l’odore della vernice e l’adrenalina dell’azione clandestina, l’autore fa vivere l’esperienza di rivendicare il diritto di esistere in uno spazio urbano dominato dalle logiche del profitto, celebrando la resilienza e la forza della cultura dei graffiti.

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