Premio Città di Fucecchio: “Diario di un delitto d’amore”

Diario di un delitto d’amore di Francesca Panzacchi è la storia che ha inaugurato la collana “giallo” di Edizioni Imperium.
La storia ruota intorno a un crimine, due diari, la vittima e il suo assassino. Protagonista della vicenda è una donna diabolica e affascinante, che trascina il commissario Cristiani nel vortice del delitto.
“Diario di un delitto d’amore” di Francesca Panzacchi si è classificato secondo alla 40^ edizione del Premio “Città di Fucecchio”.
A commento dell’opera pubblichiamo la prefazione di Bruno Elpis.

La Redazione di i-libri.com

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Prefazione a “Diario di un delitto d’amore” di Francesca Panzacchi

Anche in questo romanzo Francesca Panzacchi dà vita a un personaggio “bello e impossibile”: Veronica, la sensuale e volubile protagonista del “Diario di un delitto d’amore”.
Dopo aver creato l’inquietante Sveva e dopo aver contribuito all’affresco della capricciosa contessa Sofia nei “Delitti al castello”, con il suo ultimo romanzo la prolifica autrice emiliana ci porge un altro “fiore del male”, recidendolo dalla fantasia nero-romantica e cogliendolo nella serra – come implicitamente dichiarato citando Baudelaire – della tradizione artistica che canta la bellezza maledetta. Con la quale Francesca  colloquia nel crescendo di una tensione che scorre parallela al desiderio. In un gioco molto simile a quello del gatto con il topo, in una relazione ove gli amanti si scambiano continuamente i ruoli.

Lo schema narrativo è quello del doppio diario, fatto di pagine spesso simmetriche o speculari. Di pagine bianche. E di pagine strappate.
In questo diario il lettore si insinua con istinto vagamente voyeuristico, per assaporare il gonfiarsi di un desiderio che è fatto di attese, di appostamenti, di incursioni, di rimandi, di segnali contrastanti, di incertezze (“Volevo che capisse che mentivo. Volevo che non si sentisse al sicuro”), di sogni, di tradimenti e – all’apice del climax – di morte.
Il tutto avviene attraverso un feticismo soltanto accennato, che si materializza in una sottoveste trafugata, in un profumo di “zucchero a velo”, nella pioggia che cade a bagnare le vesti, nella profanazione furtiva del domicilio e del letto vuoto che promana le fragranze della persona amata.

Nella geometria del racconto, trovano spazio alcune forme stilistiche che l’autrice sembra modellare sulle incomprensibili leggi della psicologia e della passione: come quella della compensazione, per la quale il sentimento ingigantisce fintantoché i sensi non vengono appagati, per poi svanire se l’oggetto del desiderio viene conquistato. Parimenti, nel romanzo ritroviamo una figura cara alla letteratura, quella del “triangolo amoroso”, della quale questa volta fa parte anche l’inquirente: il commissario Fabio Cristiani, morbosamente attratto dalla bellezza di Veronica al punto da finire nel bel mezzo del vortice per vivere in prima persona il conflitto tra dovere e piacere, tra amore spontaneo e rapporto istituzionalizzato. Così che nel lettore si instilla un’altra terribile curiosità, che lo induce a voltare precipitosamente le pagine del romanzo per  scoprire se la trasgressione sarà tale, fino in fondo. O se, piuttosto, verrà sublimata in un epilogo di rassicurante tradizione. Perché Francesca è imprevedibile per …

… Bruno Elpis