Premio Edoardo Kihlgren Opera Prima: il vincitore

Premio Edoardo Kihlgren

Si è tenuta al Teatro Carcano di Milano la cerimonia di premiazione della 25esima edizione del Premio Edoardo Kihlgren Opera Prima – Città di Milano, promossa dall’Associazione Amici di Edoardo e presentata dall’attrice Lella Costa, madrina dell’evento. La serata, resa possibile grazie al supporto della Fondazione UBI Banca Commercio e Industria, ha visto trionfare Emanuele Firinu con il suo romanzo “Gli Scordati” edito da Sperling & Kupfer.

Firinu, nato a Pinerolo nel 1998, ha trascorso la sua infanzia e adolescenza spostandosi frequentemente per l’Italia, per stabilirsi infine a Milano. Nel 2020, si è diplomato in sceneggiatura presso la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti. Attualmente collabora allo sviluppo di una serie TV per Banijay Studios Italy, dopo esperienze come autore televisivo e sceneggiatore per Eliseo Entertainment.

Al secondo posto si è classificato Mohamed Maalel con “Baba” (Accento Edizioni), seguito da Arianna Montanari con “Parole nascoste” (Mondadori).

Rosella Milesi Saraval, Presidentessa dell’Associazione Amici di Edoardo ETS, ha espresso grande soddisfazione per i risultati ottenuti in questa edizione speciale, che celebra il venticinquesimo anniversario del premio. Ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i giovani, stimolandoli alla lettura e al pensiero critico. Milesi Saraval ha elogiato i finalisti per il loro talento e ha ringraziato insegnanti e giuria per il loro contributo, nonché Crédit Agricole Italia e la famiglia Malvasi per il loro sostegno.

I libri

Gli scordati, di Emanuele Firinu, Sperling & Kupfer

Il libro narra la storia di due giovani innamorati nell’Italia fascista. Siamo a Catania nel 1939, dove Sasà, un garzone di falegnameria, sogna di lasciare il suo quartiere di pescatori per vedere il mondo, possibilmente insieme a Michele, il ragazzo di cui è innamorato. Michele, invece, è destinato a seguire il percorso tracciato dalla sua famiglia borghese: prestante fisicamente, prossimo alla laurea in Lettere e promesso sposo di una giovane adatta al suo rango. La relazione tra Sasà e Michele è segreta, e quando vengono scoperti e arrestati dai carabinieri, le loro vite cambiano radicalmente.

Sasà viene confinato a San Domino, un’isola dove il regime fascista rinchiude gli omosessuali per punirli e renderli invisibili alla società. Nonostante l’orrore della prigionia, Sasà trova conforto nei racconti romantici degli altri detenuti, scoprendo un senso di appartenenza che non aveva mai provato prima. Michele, d’altra parte, deve fare compromessi per adattarsi a una vita che crede migliore.

La storia mette in luce la brutalità del regime fascista contro l’amore omosessuale, ma anche la resilienza e il coraggio di chi cerca di vivere liberamente. Sasà e Michele imparano che la vera libertà consiste nell’essere se stessi e nell’amare chi si vuole, nonostante le imposizioni di una società oppressiva.

Baba, di Mohamed Maalel, Accento Edizioni

“Baba”, il romanzo d’esordio di Mohamed Maalel, racconta la complessa e turbolenta vita di Ahmed, cresciuto in una famiglia multiculturale dove le tradizioni italiane e tunisine si fondono armoniosamente, ma non senza ombre. Tra riso, patate e cozze e couscous, tra italiano e tunisino, si svolgono le dinamiche familiari. Tuttavia, la figura del padre, Taoufik, è ambigua e controversa: spesso violento, capace di costringere Ahmed a rinunciare alla sua infanzia, ma anche capace di inaspettati gesti d’amore e tenerezza.

Ahmed, ormai adulto, si trova a confrontarsi con il padre malato in ospedale, in un dialogo urgente e necessario. Il protagonista rievoca episodi della sua vita: i viaggi in Tunisia, il trauma della circoncisione, il privilegio di essere il figlio prediletto e la sofferta scoperta della sua omosessualità. Racconta anche dei giorni al mercato di Andria e dell’Erasmus a Tunisi, occasione di confronto con le proprie radici.

“Baba” è una storia intensa e non convenzionale sulla multiculturalità, l’identità e i legami familiari. È una lunga confessione a un padre a cui Ahmed non ha mai potuto mostrarsi completamente per ciò che è. Il racconto, talvolta spietato nella rievocazione delle violenze, è pervaso da un profondo desiderio di comprensione e riscatto, rendendo questo romanzo un ritratto commovente e sincero di un percorso di riconciliazione e accettazione personale.

Parole nascoste, di Arianna Montanari, Mondadori

Il libro narra la complessa dinamica di una famiglia vista attraverso gli occhi della figlia, che cerca di comprendere e accettare le ombre del passato. Al centro della famiglia c’è il padre, descritto come un sole nero: una figura riottosa che, quando decide di donarsi, irradia un calore ineguagliabile. Tuttavia, la famiglia è anche segnata da eclissi spaventose come malinconia, alcolismo, depressione e malattia, che paralizzano e creano silenzi dolorosi.

La figlia, ormai adulta, ripercorre la sua infanzia e adolescenza, cercando di dare voce a quelle parole mai pronunciate e recuperando ricordi nei labirinti della memoria. Attraverso il racconto, cerca di espellere il veleno nascosto nel nutrimento emotivo ricevuto, senza rancore, ma con la consapevolezza che le sofferenze e i silenzi del padre risuonano nella sua voce di donna adulta.

L’autrice alterna con maestria il punto di vista della se stessa bambina, che vede e interpreta il mondo attraverso un filtro infantile e adolescenziale, e quello della donna adulta, che ha ricostruito, compreso e meditato sulla sua storia familiare. Giunge così a una forma di accettazione del mistero che i genitori spesso rimangono, offrendo una riflessione catartica sulla possibilità di riconciliare il passato per vivere il presente senza vergogna.